1953: il Natale nel Campo profughi di Napoli

La data è del 1953. Due paginette dai contorni dorati. Il maestro di nome faceva Dorato pure lui e ci aveva fatto scrivere così: “Adorato babbo, nella grande ricorrenza della nascita del Bambin Gesù il mio cuore è colmo di gioia, anche perché come dal ritorno da una lunga crociera mi trovo festoso fra voi. Il grande sacrificio che fate nel tenermi lontano da voi, vi sarà ricompensato con la mia massima buona volontà allo studio affinché un giorno possa rendervi felice. A questa promessa unisco gli auguri più fervidi per le feste natalizie. Vostro affezionatissimo figlio Sergio”.

Vestiti con la divisa da marinaretti, pieni di felicità, accompagnati da qualche Istitutore volonteroso, così si chiamavano i nostri guardiani all’orfanotrofio, prendevamo la Cumana il trenino che collega Baia al centro di Napoli. Ognuno poi scendeva alla fermata del paese dove abitava. Io scendevo a Fuorigrotta. Sai qui all’epoca iniziavano a costruire il S. Paolo, il nuovo campo sportivo del Napoli, ma lì vicino c’era un altro tipo di “Campo”, il “Canzanella”, una distesa di baracche recintate tutt’intorno di filo spinato dove all’entrata due poliziotti armati di fucile controllavano chi entrava o usciva, mettendomi paura.

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