Santi in barca. San Mauro e la nebbia sul mare

Proporremo alcuni ritratti di Santi adriatici fra devozione e leggende. Racconti di tempeste e di miracoli, racconti di uomini e di paesi per scoprire le analogie tra personaggi e storie. La maggior parte di essi condivide uno stesso viaggio e una stessa cornice, quella marina che hanno attraversato per giungere, più o meno fortunosamente, alla riva prospiciente.

Un Santo del mare, quel Mauro vescovo di Parenzo/Poreč, martire al tempo dell’ultima persecuzione di Diocleziano, agli inizi del IV secolo, ancora oggi venerato il 23 ottobre anche a Isola/Izola, deliziosa cittadina istriana che in lontani secoli gli dedicò la chiesa parrocchiale, citata per la prima volta nel 1082 in un documento del vescovo triestino Eriberto. Di una vicenda di mare narra la sua leggenda, secondo la quale nel 1380 gli isolani – fedeli alla Repubblica di Venezia – vennero messi in allarme dalla notizia di una flotta genovese in avvicinamento per sottrarre la cittadina di Isola alla Serenissima e farne una propria base nell’Adriatico dei ricchi commerci con il vicino e lontano Oriente. Tanto gli isolani supplicarono il loro patrono di allontanare il pericolo che egli fece scendere sul mare una fitta, impenetrabile nebbia che disorientò grandemente le navi genovesi; in più, il Santo inviò al nemico una colomba perché lo traesse in inganno inseguendola, confidando nel fatto che quel volatile non si allontana mai troppo dalla terraferma: la colomba, istruita da Mauro, lo condusse invece verso nord, al largo di Chioggia, dove la flotta genovese fu sorpresa dalla marineria veneziana che sbaragliò gli importuni nemici.

Originario, secondo una certa interpretazione del suo nome, dall’Africa settentrionale, Mauro, dopo un doveroso pellegrinaggio a Roma, avrebbe raggiunto l’Istria, e qui subìto il martirio. Le sue reliquie sarebbero state traslate a Roma nel VII secolo, forse per iniziativa del pontefice dalmato Giovanni IV, al fine di sottrarle alla profanazione da parte di Àvari e Slavi affacciatisi nella penisola istriana tra il VI e il IX secolo d. C. da territori continentali dell’Europa dell’est e centroasiatici. Da quel 1380, a memoria di quel fortunoso e salvifico evento la comunità di Isola inserì nel suo stemma una colomba col ramo d’ulivo su sfondo azzurro. Mauro è invece  raffigurato, tra l’altro, nella decorazione musiva parietale del ciborio della Basilica Eufrasiana di Parenzo /Poreč (nell’immagine www.mosaicocidm.it)ma anche nella cappella dei Santi Venanzio e Domnio– quest’ultimo vescovo di Salona in Dalmazia, oggi Solin– nella Basilica di San Giovanni in Laterano in Roma. Non sarebbe il “nostro” Mauro, invece, l’omonimo Santo cui sono intitolate alcune antiche pievi in Puglia, così almeno assicurava nel 1898 la prestigiosa rivista “la Civiltà Cattolica”.

sanmauro

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