San Nicola, da Mira a Bari. Storia di un corpo trafugato

Come per molti altri santi anche San Nicola1 ha una sua storia tra realtà e leggenda e come tutti i santi di rilievo, come San Marco, il suo corpo fu trafugato dal luogo di origine per comparire altrove e dare così lustro alla città che lo volle per sé, in questo caso Bari. Nei racconti agiografici torna frequentemente la narrazione del trasporto della salma per mare ed il vescovo di Myra non fa eccezione.

San Nicola è uno dei più conosciuti e venerati uomini di Chiesa sia in Occidente che in Oriente, particolarmente in Asia Minore, avvicinando così nel suo culto cattolici e ortodossi. Ogni popolo lo ha fatto “suo” attribuendogli doti di difensore dei deboli, protettore delle fanciulle in procinto di sposarsi e dei marinai. La sua qualità di tutore dei bambini nacque però in un momento successivo ed è più nota in Occidente.

 

Il sepolcro vuoto

Secondo alcune fonti Nicola nacque a Patara, città della Licia, regione marittima dell’Asia Minore sud-occidentale, ma è conosciuto soprattutto come vescovo di Myra, città non lontana. Singolare è qui la basilica cristiana, peraltro molto rimaneggiata nei secoli, nella quale è conservato ancora oggi il suo sepolcro vuoto: nel presunto sarcofago si nota un’enorme effrazione dalla quale la salma del vescovo sarebbe stata prelevata. Il luogo è meta di visite devozionali consentite una volta all’anno dalla autorità turche, in particolare da parte di fedeli russi e slavi, molto devoti a Sveti Nicolaj (nell’immagine, il Santo in un’icona bizantina dell’XI sec. circa). Tenendo in mano la sua immagine pregano battendo sul sarcofago la figura di carta.

 

La traslazione

Le spoglie di S. Nicola riposarono a Myra per circa 750 anni (337-1087), mentre il suo culto – specialmente a partire dal IX secolo – si diffondeva ampiamente. La rocambolesca traslazione del suo corpo da Mira a Bari fu ideata e realizzata in un contesto storico ben preciso. La città pugliese stava attraversando un periodo di crisi a seguito della conquista normanna che nel 1071 l’aveva privata del ruolo di capitale del «tema di Longobardia», con conseguente calo delle attività commerciali al quale si aggiunse una crisi d’identità politica. L’occupazione nel 1085 di Antiochia da parte dei musulmani aveva dato il colpo di grazia al commercio barese, essendo quella città il suo principale partner commerciale.

Sulla rotta per Antiochia si trovava il porto della città di Myra, Andriake, dal quale, a soli tre chilometri verso l’interno, si trovava la chiesa del Santo, già venerato anche a Bari in quanto patrono dei marinai. Di conseguenza, pur in assenza, sembra, di un vero e proprio progetto, l’idea di trafugarne le reliquie dovette venire abbastanza naturale: impossessandosene, la città avrebbe trovato un simbolo ed un patrono che le avrebbe restituito il prestigio e dunque anche le fortune commerciali. Consapevoli che non vi sarebbero state molte altre occasioni, causa l’inarrestabile avanzata musulmana in Asia Minore, l’idea del furto si concretizzò nei cittadini baresi durante una navigazione nei primi mesi del 1087. Su tre navi cariche di cereali 62 tra marinai e commercianti baresi salparono verso Antiochia.

Una volta espletate le operazioni commerciali e quasi sulla via del ritorno, giunti ad Andriake misero in pratica il loro piano: una parte dei marinai rimase sulle navi, mentre un nutrito gruppo penetrò nella chiesa, protetta da soli quattro custodi, dei quali tre monaci.
Al momento di rompere il sepolcro del Santo, i trafugatori ebbero qualche incertezza ma un giovane, Matteo, fattosi avanti, con una spranga di ferro ruppe l’urna e ne trasse le reliquie.

 

Nel porto di Bari

Entrarono nel porto di Bari nel pomeriggio del 9 maggio, accolti da una folla festante; esaurito il giubilo, sorse però il problema della persona cui consegnare le reliquie. Salito sulla nave, l’abate benedettino Elia le prese in consegna con la promessa di tenerle nel suo monastero fino a che i Capitani e il popolo non avessero preso una decisione. L’arrivo dell’arcivescovo Ursone, due giorni dopo, complicò la questione invece di semplificarla, deciso com’era a portare le reliquie in cattedrale. Il suo tentativo di impadronirsene causò addirittura uno scontro armato con due morti e diversi feriti.

 

La Historia Translationis

Infine l’arcivescovo si rassegnò e permise che il palazzo dell’antico governatore bizantino (il «catepano») venisse trasformato in chiesa dedicata al Santo. I lavori iniziarono l’8 luglio e a dirigerli fu quell’abate Elia che poi, alla morte di Ursone (14 febbraio 1089) fu unanimemente eletto arcivescovo. Il 1° ottobre del 1089 il papa Urbano II, proveniente da Melfi, ripose le reliquie sotto l’altare della cripta alla presenza dei conti normanni e della principessa Sichelgàita. Nel contempo, con la sua Historia Translationis, rivolgendosi all’Europa Giovanni Arcidiacono annunciava: «A tutte le chiese di Cristo rendiamo noto che […] » dalla città di Mira, trasportate per mare dai Baresi, sono giunte a Bari le reliquie di S. Nicola».

 

Da Nicola a Babbo Natale e Santa Claus

Nei secoli, per mare e per vie traverse il vescovo Nicola ha ispirato infine persino la figura di Babbo Natale. Fu forse un episodio della sua vita a farne nascere la leggenda: prima di essere ordinato vescovo, egli avrebbe conosciuto una famiglia nobile e ricca caduta in miseria. Il padre, che si vergognava della povertà in cui versava, decise di avviare le figlie alla prostituzione. Il Santo, senza farsi vedere, avrebbe lasciato scivolare dalla finestra dell’abitazione dell’uomo tre palle d’oro, che ricorrono nell’iconografia classica con la quale viene rappresentato: grazie ad esse l’uomo poté far sposare le figlie e risparmiare loro la vergogna della prostituzione. Nei secoli successivi, dunque, la sua figura venne ad assumere le sembianze di un vecchio dalla barba fluente che porta doni ai fanciulli.

 

Nei Paesi del Nord Europa

Divenne così, per altre peregrinazioni, il Santa Claus dei Paesi anglosassoni e scandinavi, il Sankt Nikolaus della Germania e del Centro Europa. Ma l’immagine di San Nicola portatore di doni indipendentemente dalla nascita di Cristo, è tradizione presente su tutta la costa adriatica da Bari alle isole Tremiti, a nord fino a Trieste dove è ricordato come San Nicolò, festeggiato il 6 dicembre.

 

 

1Alcune fonti degli avvenimenti narrati: Niceforo, pervenutoci in una redazione greca e tre latine: la Greca, edita in G.Anrich, Hagios Nikolaos, I, pp. 435-449; la Vaticana,edita dal Falcone, Acta Primigenia, pp. 131-139; la Beneventana, edita da N. Putignani, Istoria della vita, de’ miracoli e della traslazione del gran taumaturgo san Niccolò, Napoli 1771, pp. 551-568.

san nicola

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