Emilia Romagna, il set per ogni storia

Se si pensa all’Emilia Romagna come set cinematografico il primo regista che viene alla mente è ovviamente il visionario Fellini, che certamente ne ha dato un’immagine indelebile e memorabile. Oltre ai Vitelloni come scordare le immagini piene di magia del suo Amarcord! Ma questa Regione ha fornito nei decenni ambientazioni e paesaggi molto diversi a un grande numero di altri registi italiani, tra i quali ricordiamo Pier Paolo Pasolini, Florestano Vancini, Valerio Zurlini, Bernardo e Giuseppe Bertolucci, Marco Bellocchio, Liliana Cavani: all’eterogeneità di questi maestri del cinema corrisponde la considerevole varietà di sfondi, naturali e umani, dei quali che l’Emilia Romagna è ricca e che, ad esempio, ha permesso di rievocare i fasti della riviera come le vicende ambientate nel parmense in Novecento dei fratelli Bertolucci o nel ferrarese lo straniamento narrato da Antonioni con Il grido, senza dimenticare le popolari pellicole della serie «Don Camillo e Peppone» girate a Brescello.

Nell’immaginario collettivo

Soprattutto alcune città oltre la Rimini di Fellini, e di Zurlini nella Prima notte di quiete (nell’immagine un frame della pellicola del 1972) sono rimaste nell’immaginario collettivo: la Ferrara del Giardino dei Finzi Contini di De Sica, la Riccione della Ragazza con la valigia di Zurlini con una giovanissima Claudia Cardinale e il Mulino del Po, primo film di Lattuada poi sceneggiato per la televisione; tutti film capisaldi della cinematografia italiana e girati da registi considerati maestri del cinema non solo nazionale. Il Po, grande protagonista del nostro cinema perché il grande fiume della bassa ferrarese e del suo delta, è uno scenario naturale pieno di fascino e di poesia ma anche sfondo di miseria e di malattia per coloro che lì vissero nei secoli passati.

In tutto, l’Emilia Romagna ha offerto i suoi sfondi e le sue atmosfere a 59 film, girati nelle sue città, riviere e campagne, dall’afosa Bassa Ferrarese alla Bologna degli anni Settanta, dalla provincia reggiana agli ombrosi Appennini al particolare territorio del delta del Po: attraverso la narrazione cinematografica registi e sceneggiatori hanno descritto e interpretato negli anni non soltanto le storie dei protagonisti e dei personaggi ma, forse ancor più, le trasformazioni della società italiana dal dopoguerra, le metamorfosi dei paesaggi  e degli ambienti, l’evoluzione del carattere nazionale.

Appena lo scorso anno Bologna ha ospitato in Palazzo d’Accursio la mostra «Emilia-Romagna terra di cineasti», una rassegna documentaria e fotografica sulle diversificate produzioni realizzate sul territorio che si è avvalsa anche degli archivi cinematografici di Zavattini, Antonioni, Fellini, Pasolini. Non sarà dunque un caso che attraverso una specifica legge territoriale e con l’ausilio del Fondo sociale europeo 2014/2020 la Regione Emilia Romagna finanzi percorsi formativi dedicati ai giovani che vogliano intraprendere le professioni richieste dal cinema e dall’audiovisivo, nell’intento di sviluppare una rete di competenze tecniche in grado di rispondere alle esigenze delle produzioni nazionali ed internazionali che si vogliono così attrarre, per restituire ai suoi luoghi quanto hanno donato all’immaginario del Novecento italiano, e non solo.

emiliaromagna

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