La «Sensa», Venezia rinnova lo sposalizio con il suo mare

Da molti secoli Venezia celebra nella festività dell’Ascensione (la «Sensa») il suo antico, intenso e strategico rapporto con il mare, l’Adriatico e non solo, e con i territori della sua sponda orientale ai quali ha trasferito in circa mille anni di ininterrotta presenza la sua immagine, i suoi costumi, la sua lingua. Nelle cerimonie annuali che ancora ai nostri giorni si svolgono con sfarzo nelle acque della laguna, da San Marco al Lido, si combinano riti e miti, storia e romanzo, la cui sintesi è la celebrazione del matrimonio mistico della città con il mare, suggello della potenza della Serenissima del quadrante adriatico orientale e nel Levante.

 Le origini

La celebrazione avrebbe preso avvio dall’episodio che vide protagonista nel XII secolo il doge Ziani, mediatore tra Papa Alessandro III e l’imperatore Federico Barbarossa nell’incontro svoltosi a Venezia nel giorno dell’Ascensione; per ricompensare il doge il pontefice avrebbe conferito alla città lagunare diversi privilegi: l’uso della bolla, degli stendardi, della sedia curule, delle trombe d’argento, di un’indulgenza a San Marco per la festività dell’Ascensione, nonché la facoltà di sposare il mare, in segno di dominio.

Nei secoli d’oro della Repubblica il doge veneziano, imbarcato sul Bucintoro e accompagnato da uno sfavillante corteo di imbarcazioni raggiungeva la bocca di porto di San Nicolò e qui gettava in mare un anello d’oro in un tripudio di vessilli e addobbi. Grandi pittori, quali nel Settecento il Canaletto (autore del quadro Il Bucintoro al molo nel giorno dell’Ascensione, 1730, nella prima immagine) e Francesco Guardi, hanno ritratto il Bucintoro dandone una testimonianza visiva preziosa essendo stato distrutto dai francesi nel 1798: la sua presenza era attestata dal XIII secolo.

Sfarzo e commercio

Un tempo la ricorrenza prevedeva anche una fiera in Piazza San Marco, della durata di 15 giorni, alla quale convenivano commercianti e operatori da oltre i confini veneziani; occasione ghiotta per esporre anche le ricche produzioni ortofrutticole dell’immediato entroterra e dei piccoli, preziosi orti diffusi sulle isole della laguna, come i «bisi» (i piselli) e le «castraure» (i carciofi novelli, violetti), queste ultime provenienti dall’isola di Sant’Erasmo. Accompagnavano la fiera feste pubbliche e private anche in costume e la riapertura dei teatri pubblici.

La voga alla veneta

Anche quest’anno, 8 maggio, ascensione di Cristo, la «Sensa» (nella fotografia un momento dell’edizione 2016) con il suo corteo di barche partite dal bacino di San Marco al seguito della «bissona», grande imbarcazione veneta da parata a 8 remi che sostituisce l’antico Bucintoro dogale, ha richiamato migliaia di turisti e di cittadini allineati lungo le Rive e al Lido per seguire il corteo di barche e i movimenti della voga alla veneta, quella particolare e unica tecnica remiera lagunare che prevede di vogare in piedi per scrutare i fondali dei canali. Decine e decine le imbarcazioni sportive, appartenenti alle migliori società remiere veneziane, hanno sfilato in acqua con i colori sociali.

In questo 2016, nel cinquantesimo anniversario della terribile alluvione che colpì Firenze e Venezia, le autorità veneziane hanno consegnato al sindaco del capoluogo toscano, Dario Nardella, il gonfalone di San Marco e l’anello d’oro dello sposalizio del mare, a significare il gemellaggio nella sventura e nella rinascita tra due grandi città d’arte.

Nel 2005 ospite la «Marinarezza di Cattaro»

Nel 2005 ospite del comitato organizzatore veneziano fu Cattaro, che venne gemellata con la consegna al suo sindaco dell’anello dogale in segno di condivisione di cultura e storia. Entusiasmo e simpatia suscitò la presenza della «Marinarezza» cattarina («bokeljska mornarica Kotor»), ritenuta tra le più antiche confraternite marinare, attestata dal XIV secolo. Nei raffinati costumi nero-oro del Settecento i componenti della Marinarezza eseguirono in Piazza San Marco la tradizionale danza.

L’analogia di Cervia

Lo sposalizio del mare, eredità veneziana, si ripropone anche a Cervia (qui la «Sensia»), dove è attestato dal 1445 ma probabilmente di più antica istituzione. Analogamente, nel giorno dell’Ascensione si celebra nel mare antistante il rito dell’anello e, in più, la sfida della sua pesca che vede impegnati i giovani cervesi; anche qui il programma prevede una regata, la «Cursa di batell». La relazione con Venezia è data dall’episodio occorso al vescovo veneziano di Cervia, Pietro Barbo, che al suo ritorno dalla città natalevennesorpreso da una furiosa tempesta: per placarla avrebbe donato ai flutti l’anello pastorale, salvando così sé e il suo equipaggio.

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