San Giorgio, il lungo viaggio verso Occidente

La sua iconografia è tanto diffusa, come il suo culto, quanto assai incerta è la sua vicenda biografica, come per molti altri santi del martirologio cristiano. Il personaggio di San Giorgio, il nobile cavaliere raffigurato nell’atto di uccidere il drago, è conosciuto nell’intera Europa e particolarmente nei Paesi anglosassoni (la Gran Bretagna lo ha elevato a suo patrono, come il Portogallo) e nel sud-est ortodosso, ma viene venerato anche in Georgia, Malta, Lituania e nelle comunità cristiane del Medio Oriente nonché in Italia. Le biografie apologetiche ricalcano anche nel suo caso il racconto applicato ad altri martiri delle persecuzioni romane, prevalentemente sotto Diocleziano (quasi unico imputato della repressione del nuovo culto): ovvero che Giorgio sia stato un milite al servizio dell’esercito romano, nato forse in Cappadocia (area dell’odierna Turchia), perseguitato a causa della sua fede e ucciso con altri correligionari nel 303 d. C.: ma le scarse fonti più antiche, talune apocrife altre troppo frammentarie, non permettono di averne un profilo certo.

In Armenia la più antica raffigurazione

Risulta peraltro in Armenia, nella chiesa della Santa Croce sull’isola Akdamar, la sua più antica rappresentazione, datata prima metà del X secolo: qui un bassorilievo raffigura tre santi a cavallo tra cui Giorgio, ritratto mentre trafigge con la sua lancia non già un drago, ma una figura antropomorfa (al centro nella prima immagine). Gli altri due cavalieri sono san Sergio che uccide un animale feroce e san Teodoro alle prese, lui sì, con una sorta di drago. Solo di passaggio ricordiamo che Teodoro (Todaro) è accreditato quale primo protettore di Venezia (San Marco sarebbe arrivato dopo) e da secoli veglia dalla cima di una colonna posta sul bacino lagunare antistante la piazza dedicata a Marco. Tre santi guerrieri, dunque, che condividono quasi una medesima iconografia.

La sua fortuna nell’arte e in Adriatico

Da Zara in Dalmazia a Porto San Giorgio nel fermano, da Costantinopoli a Ravenna, da San Giorgio Ionico nel tarantino, alla dalmata Senj (Segna) all’istriana Rovigno, al Montenegro (nella seconda immagine il San Giorgio nel monastero di Dobrilovina), la figura di San Giorgio si moltiplica di qua e di là dell’Adriatico nella toponomastica, nel culto, nelle chiese e nella grande arte figurativa: Simone Martini, Donatello, il Perugino, Carpaccio, il Pisanello, Cosmè Tura, Paolo Uccello, sono tra i molti artisti italiani cimentatisi in secoli diversi con la sua leggenda.

Apollo prima di Giorgio?

Ma la sua immagine codificata, a cavallo mentre trafigge un mostro talvolta marino, talvolta no, comunque rappresentazione del male, non appartiene esclusivamente all’era cristiana, o almeno ci induce ad indagare nell’iconografia di molti secoli precedenti e in ambito pre ellenico. Le indagini sulle remote origini del sito di Delfi, il complesso santuario più straordinario e durevole dell’intera Grecia antica, attestano come esso fosse stato inizialmente dedicato a Gaia, personificazione divina della Madre Terra, e in un secondo tempo ad Apollo: il quale per scalzarla avrebbe dovuto però debellare Phyton, Fitone, il mostruoso drago posto da Gaia a difesa del luogo sacro. Su un elegante vaso conservato nel Museo archeologico di Delfi (nella terza  fotografia)  ci viene incontro, incredibilmente, un aitante Apollo in figura di cavaliere armato di lancia che uccide Fitone. Forse il viaggio di San Giorgio è più remoto di quanto ne raccontino le fonti cristiane: ci limitiamo a porre la domanda, da quali vertiginose lontananze del tempo e delle narrazioni umane sia giunta la figura insieme gentile e perentoria del cavaliere cristiano.

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