Il coraggio della verità

crs_-logodi Nicolò Sponza

L’Adriatico orientale è stato caratterizzato nel corso del Novecento da contese di supremazia nazionale e da scontri ideologici tali da spostare confini e popolazioni, sradicando e scompaginando, come non mai, un territorio che nel corso dei secoli si è sviluppato all’interno della koinè della Serenissima. Una lingua che ha plasmato una specifica cultura, un caratteristico stile di vita, intellettuale e spirituale, una comune struttura economica, che ha seguitato a modellare il territorio anche quando l’autorevolezza di Venezia costituiva solo un ricordo, e nuove realtà amministrative si facevano, man mano, notare lungo le coste adriatiche. Stati che valutavano e consideravano il mondo, l’esperienza del mare Adriatico in modo diverso, ma tutti indubitabilmente da lontano, attraverso prospettive centralistiche, generando contrapposizioni e negazioni che hanno fatto prevalere nelle storiografie nazionali il paradigma dell’estromissione. Canone particolarmente deleterio in queste regioni; terre, dove il confine fa spazio alla frontiera e dove l’ibridazione rappresenta la norma più che l’eccezione.

Storiografie nazionali all’interno delle quali l’alterità era quasi sempre interpretata come ostile, inconciliabile, non solo perché diversa ma soprattutto perché fondamentalmente nemica.

Il progetto di ricerca proposto dal CRS che ha voluto da subito ribadire la comune dimensione culturale dell’Adriatico, oggi sembra cosa scontata, semplice e logica, ma dobbiamo ricordare che nel 1968, anno di fondazione dell’Istituto, l’Europa era attraversata da una cortina di ferro, da una parte l’impero del bene mentre dall’altra quello del male assoluto, ovviamente a seconda della prospettiva. Divisioni ideologiche e politiche che hanno animato e interessato anche i sentimenti e le scelte delle popolazioni adriatiche. Questi presupposti non hanno semplificato e facilitato il nascere e il crescere del Centro di ricerche storiche, ma non ci hanno nemmeno fatto desistere, in quanto coscienti che per raggiungere la verità storica l’unica via da intraprendere è quella della prospettiva del “multi”, consapevoli del particolare ambiente antropico all’interno del quale vive e opera da sempre la comunità italiana.

Fortunatamente i nuovi approcci storiografici oggi ci danno ragione, in quanto stanno screditando sempre più l’idea di storie unicamente nazionali. L’attenzione della ricerca storiografica si è calata nel quotidiano, nelle dimensioni sociali, economiche e culturali, favorendo l’espansione del campo d’investigazione che ha permesso l’emergere di una dimensione comune che elude barriere e confini, evidenziando un microcosmo che fa dell’Adriatico una patria comune, un territorio profondamente interconnesso e in costante relazione.

Se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, come recita una massima latina, per quanto concerne il CRS, e il suo quasi mezzo secolo di ininterrotta attività, questa, di sicuro non sarebbe stata condizione sufficiente per raggiungere una rilevanza di primo ordine all’interno del panorama degli Istituti scientifici che operano nell’Alto Adriatico, tra Croazia, Slovenia e Italia, senza un ulteriore presupposto, quello di essere intimamente, ad oltranza, convinti che “il coraggio della verità”, la fermezza nel raccontarla e promuoverla alla fine vince.

Tratto dal n. 69, Giugno 2016 de “La Ricerca”, Bollettino del Centro Ricerche Storiche di Rovigno

crs1

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *