Le saline dell’Istria, lavoro e paesaggio, museo

Le saline di Sicciole/Sečovlje, tra Pirano e Portorose nell’Istria slovena, rappresentano ai nostri giorni quanto rimane di un esteso ambiente umido alimentato dai corsi d’acqua della penisola adriatica: le loro foci si trasformavano in saline, come nel vallone di Capodistria/Koper e a Strugnano/Stjuža, fornendo un’importante risorsa economica per la popolazione, dal cui lavoro sarebbe sorto un riconoscibile “tipo” umano, il salinaio, impegnato nella dura fatica nelle vasche di essicazione, per lo più a gambe nude nell’abbacinante biancore dei cumuli del prezioso prodotto marino.

È opinione condivisa dagli storici che la nascita e lo sviluppo delle saline istriane risalga ad una fase compresa tra il IX ed il XIII secolo, quando diffusi fenomeni di bradisismo causarono l’impaludamento delle foci dei fiumi, e la formazione delle «mugle» costiere, trasformate via via in peschiere e saline.

In realtà, le saline non costituivano un ambiente d’idillio per quanti vi lavoravano dall’alba fino a quando il sole non fosse divenuto intollerabile e sino al pomeriggio, ma caratterizzavano un tratto essenziale dell’Istria, anche dal punto di vista etnologico: i salinai si avvalevano di un particolare gergo, tratto dal dialetto veneto di Pirano e sconosciuto altrove, nonché di caratteristici strumenti di lavoro; abitavano in piccole case nelle vicinanze della salina, modeste come la loro condizione esistenziale. La produzione e il commercio del sale istriano furono oggetto delle costanti attenzioni di Venezia, che per secoli in Adriatico ne gestì i traffici, risultando il sale una delle più preziose produzioni alimentari, al punto che una sua determinata quantità poteva sostituire la moneta nei casi di remunerazione, da cui il “salario” appunto.

saline1

Da saline a parchi naturali

Ai nostri giorni delle antiche saline diffuse sul territorio istriano restano quella di Sicciole nelle pianure del fiume Dragogna/Dragonja (nella prima cartolina del 1900 circa) e, in parte, di Strugnano, entrambe parzialmente musealizzate: quella di Sicciole in località di Fontanigge, che conserva i resti delle casette dei salinai, le vasche, i cavedini (i bacini di decantazione), gli argini ed i canali, e quella di Strugnano (in una recente veduta), che è parte dell’omonimo Parco naturale. La raccolta museale etnologica dell’ex salina è conservata presso il Museo del Mare “Sergej Mašera” di Pirano che nel luglio 2016 ha ospitato, nel quadro di una collaborazione interadriatica, sette imbarcazioni storiche provenienti dal Museo della Marineria di Cesenatico. Tra i reciproci doni, anche il sale delle rispettive saline, istriane e romagnole.

Strunjanske soline s ceste

Una tradizione da Expo

La Comunità italiana di Pirano comprende al suo interno la «Famea dei salineri» (alcuni componenti nella terza fotografia), che nel maggio 2016 ha animato all’Expo di Milano il padiglione della Slovenia. La prima sala permetteva ai visitatori di apprendere le peculiarità del sale di Pirano, con la possibilità di camminare su un terreno salino molto rilassante. Questo specifico minerale, oltre al fiore di sale, non viene né macinato né raffinato, e viene lavorato a mano e raccolto ogni giorno nell’area protetta del Parco naturale. Vestiti con i costumi d’epoca e attrezzati con gli strumenti di un tempo, i salineri hanno incuriosito i visitatori illustrando le antiche tecniche di produzione: una felice occasione di incontro con il mondo affluito all’Esposizione e di divulgazione di nobili tradizioni da parte di una comunità nazionale da sempre presente in Istria alla quale è affidato il compito di conservare e rappresentarne la storia e le storie.

saline3

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *