Portunus, il dio degli approdi

Un dio liquido e iridescente proteggeva nella Roma arcaica i porti e gli approdi, ne deteneva le chiavi così come Giano (Ianus) custodiva invece le chiavi delle porte e delle case, oltre a rappresentare l’idea del tempo: forse per questa relativa condivisione di ruoli –  detentori entrambi di una funzione assimilabile, Giano custode del focolare, Portuno degli scali marittimi dai quali le merci giungevano e partivano come attraverso una porta – le due divinità vennero in certo qual modo se non assimilate almeno congiunte. Mentre tuttavia di Giano l’iconografia è largamente consolidata, Portunus conserva gelosamente la sua natura arcana, e per quanto si cerchi nelle fonti disponibili si rinviene un solo affresco che lo mostra in figura di giovane tra i flutti a dorso di un delfino (nell’immagine di apertura. Affresco rinvenuto a Roma presso il complesso termale  e portuale di Pietra Papa, lungo il Tevere. Foto Arvaliastoria.it)

portunus

Riti e misteri

Rare fonti antiche, tra le quali Ovidio, citano il dio dei porti raffigurato con una chiave tra le mani, così come il suo similare Giano. A Roma ebbe il suo tempio (IV o III sec. a. C.) nelle immediate vicinanze del Ponte Emilio, l’attuale Ponte Palatino, collegato — riferiscono gli archeologi — con il Portus Tiberinus, il porto commerciale della città adiacente al fiume. A Portuno era dedicata una festività, i Portunalia, che ricorrevano il 17 agosto ed erano officiati da un sacerdote dedicato al dio. Rimane poco chiaro il rito celebrato in quella occasione: un’anonima citazione tarda fa menzione di chiavi e di fuoco, forse di distruzione nelle fiamme di chiavi in legno. Un rito attestato già nel mondo etrusco, nel quale piccoli pesci e chiavi venivano gettati in un braciere, perché offrendo i pesci in sacrificio agli dei si potessero bruciare le chiavi che serravano il transito nel mondo dei defunti.

Portuno dopo l’età classica

La fine del mondo antico eclissa del tutto le tracce già scarse del giovane dio dei porti, se non fosse per un toponimo che si richiama a lui nella Valle del Cesano, nelle vicinanze di Corinaldo in provincia di Ancona, dunque non distante dall’Adriatico. Un’antica chiesa, un tempo denominata Santa Maria in Portuno (nel XIII secolo ribattezzata Santa Maria del Piano) attesta senza dubbio un preesistente tempio pagano dedicato alla divinità marina. Recenti scavi archeologici hanno rinvenuto fondamenta e fornaci romane: l’insieme costituisce un pregevole parco archeologico.

Sempre nella Valle del Cesano merita di essere segnalato l’adiacente Parco Archeologico della città romana di Suasa nel cui perimetro vennero rinvenuti gli «Edifici di Oceano», un complesso abitativo caratterizzato da splendidi mosaici di ambientazione marina. L’onda lunga, ci piace immaginare, del dio dei porti sicuri, degli approdi quieti.

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