Bettiza e il suo «variegato microcosmo di frontiera»

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«Un esule organico, più che anagrafico, uno che si sentiva già in esilio a casa propria, molto prima di affrontare la via dell’esodo […] verso la fine della seconda guerra europea», scriveva di sé Bettiza nella sua introduzione al libro Esilio di cui abbiamo già accennato: egli apparteneva infatti a quella ridotta ma influente, autoctona minoranza di dalmati italiani che almeno dalla metà del XIX secolo – ancora in piedi l’impero austro-ungarico – andò affievolendosi a beneficio di una crescente maggioranza croata che ne avrebbe indebolito l’antico ruolo culturale ed economico sino a condurla quasi all’estinzione. Per questo il giovane Bettiza «si sentiva già in esilio» a casa sua, benché in famiglia egli poté conoscere tutte le sfumature della sua terra natale: il padre italiano, la madre montenegrina, la balia serba, un contesto multilingue e multietnico qual era la Dalmazia furono per lui fonti di interesse ma anche di forte spaesamento, «sempre precario» perché «sdoppiato» da dubbi identitari e incertezze esistenziali.

Le sue lingue furono il veneziano paterno, parlato da secoli dal patriziato mercantile dalmato, quindi il croato e il tedesco (quest’ultimo idioma ufficiale dell’Impero asburgico), ma ne imparò ottimamente altre nel corso della sua lunga carriera di studioso e di inviato nell’Europa divisa dalle cortine di ferro del secondo dopoguerra. Esempio perfetto dell’“uomo adriatico-orientale” – ci si consenta questa definizione –, la cui formazione si arricchiva di fonti innumerevoli e di contrasti vantaggiosi per intendere il mondo e la sua complessità, grazie alle sue origini ed esperienze divenne quasi “naturalmente” un esperto inarrivabile e lucidissimo di quel mondo già mitteleuropeo  ma sempre balcanico e slavo che avrebbe analizzato e descritto sino alle tremende guerre croato-serbe degli anni Novanta.

Da quel «variegato microcosmo di frontiera», si allontanò una volta stabilitosi in Italia, intrapresa presso “Epoca” e proseguita nelle più importanti testate nazionali una prestigiosa carriera giornalistica e saggistica, nel corso della quale descrisse e denunciò dall’interno le feroci repressioni e la spietata impostura dei regimi comunisti, Bettiza vi tornò con Esilio e successivamente con la sua intensa prolusione al Quirinale in occasione del Giorno del Ricordo 2011 auspicando per la sua Dalmazia l’antico «ruolo di mediatrice fra colta latinità occidentale e sanguigna slavità orientale» nel quadro di una necessaria ricomposizione della memoria storica e dei popoli.

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