Per terra e per mare, paesaggi da tutelare per un’economia sostenibile

In anni recenti la memoria dei cammini d’Europa è stata rivitalizzata grazie ad una crescente consapevolezza del valore della storia e dell’ambiente, che genera nei loro fruitori curiosità e rispetto per luoghi e testimonianze antichi, ma induce anche ad una riflessione sulla sensibilità culturale di noi contemporanei, sulla nostra capacità di relazionarci con il passato traendone informazioni utili ad un vivere più equilibrato e confrontandole con il nostro confuso presente, nel corso del quale – almeno nel nostro Paese – paesaggio e memorie non hanno goduto di tutele adeguate.

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Boemondo I d’Altavilla e il Patriarca Daiberto in navigazione verso la Puglia, diretti a Gerusalemme. Miniatura da Histoire d’Outremer (XIII sec.)

Vie di terra e di mare

Oltre alle vie di terra, praticate dall’era tardo antica per raggiungere i luoghi della Cristianità, Roma o la Terrasanta, si hanno notizie di tragitti via mare, come testimoniò nel IV secolo d.C. un anonimo pellegrino, originario di Bordeaux, estensore dell’Itinerarium burdigalense, che per il suo viaggio di ritorno da Gerusalemme scelse la via marittima, sbarcando a Otranto. Nel suo diario egli riportò puntualmente le successive tappe della risalita dalla Puglia a Roma, fornendo così preziose informazioni relativamente ai tracciati delle Via Appia e Appia Traiana, il nuovo tratto della Regina Viarum, voluto dall’imperatore che le dette il nome per accorciare i tempi di arrivo a Brindisi.

L’importanza degli scali marittimi pugliesi è testimoniata altresì dalle mansiones (stazioni di sosta) istituite per ricovero dei pellegrini dagli ordini religiosi nei territori di Bari, Barletta, Trani, Brindisi e altrove, nonché lungo la Via Appia e la Traiana. Ai porti pugliesi si giungeva proprio partendo dall’Urbe per le antiche vie consolari romane anche se abbandonate dopo la fine dell’impero, ma vi si arrivava anche dagli itinerari presenti lungo il versante adriatico a partire da Rimini.

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Galea veneziana, da un manoscritto di Michele da Rodi (1401-1445)

Le linee veneziane per la Terrasanta

Successivamente, tra Due e Trecento con astuzia e preveggenza Venezia subentrò nella gestione dei pellegrinaggi via mare, istituendo, per prima nella storia della navigazione, linee navali dedicate esclusivamente ai pii viaggiatori italici ed europei, che potevano così contare su un viaggio ben più sicuro ed approdavano al porto di Jaffa, non troppo distante dalle mete sante. A regolare la presenza e l’ordine a bordo vigeva una precisa normativa che riguardava anche i pasti, le sistemazioni, le rotte da seguire e la disciplina, per sedare contrasti e discordie anche violenti tra pellegrini di diversa provenienza.

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Un dissestato tratto della Via Appia Traiana nel territorio di Monopoli (Bari)

Cammini, rotte, approdi, due millenni smarriti

Nel nostro tempo, come Paolo Rumiz ha ampiamente documentato per la Via Appia, i segni delle antiche strade che mettevano in comunicazione territori e popolazioni lontani favorendone l’interazione, patiscono l’indifferenza e l’ignoranza contemporanee. Un réportage di “Repubblica” nel 2010 illustrava tristemente quanto «resta della via Traiana», «pezzi di strada invisibili, disseminati nelle campagne, fra un ulivo e un campo coltivato a pomodori. Spesso si intravedono casualmente, fra cartacce e brandelli d’asfalto». Per concludere che «quello che rimane ora dell’antica gloria sono solo pochi massi, cippi sporchi, sassi bianchi e trascurati. Qualche rudere dimenticato per le campagne di Puglia».

Percorsi, incroci, paesaggi e cieli che una politica assennata (e istruita) potrebbe tradurre in nuove offerte, in oneste occasioni di promozione del territorio, sempre che si abbia la volontà e la forza di invertire radicalmente il costume mentale che nei decenni ha nutrito l’ignoranza e il disinteresse per la propria memoria.

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