La “linea sacra” dell’Angelo: sette santuari dedicati all’arcangelo Michele

Una linea immaginaria unisce attraverso differenti Paesi luoghi sacri di devozione legati all’arcangelo Michele, congiungendo l’Irlanda con l’Israele. Michele, insieme a Gabriele e Raffaele, è menzionato nella Bibbia come arcangelo; in particolare, è rappresentato in veste di guerriero, con una spada, perché difensore della fede in Dio contro Satana e i suoi seguaci: ed è per questo che i luoghi idealmente uniti dai suoi miracoli indicano, secondo la tradizione, la linea segnata dalla sua spada per allontanare il diavolo.

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L’arcangelo e San Patrizio. Dall’Irlanda alla Cornovaglia. Alla Francia

Il percorso immaginario prende inizio in Irlanda, su un’isola deserta sulla quale sorge il monastero di Skellig Michael «Roccia di Michele»: qui l’arcangelo sarebbe apparso a San Patrizio per aiutarlo a liberare l’Irlanda dal demonio.

Proseguendo verso sud, sempre in linea diretta, in Cornovaglia si trova l’isolotto di «St. Michael’s Mount», che con la bassa marea si riunisce alla terraferma. Qui, secondo la credenza, l’arcangelo avrebbe parlato ai pescatori.

Successivamente, in Francia si erge il celebre «Mont Saint Michel», anch’esso un’isola sulla quale è un monastero: con la bassa marea il luogo è raggiungibile mediante un ponte – passerella, mentre con l’alta marea riassume il suo naturale aspetto marittimo. Probabilmente, la scelta di luoghi difficili da raggiungere ed isolati rendeva nell’immaginario collettivo, a quel tempo, più interessante e misterioso il culto.

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Il culto in Italia

A quasi mille chilometri, in Val di Susa, ritroviamo un altro convento legato alla devozione del Santo. Proseguendo ancora verso Sud, si giunge al Gargano, in Puglia, e lì la devozione si lega al santuario di San Michele Arcangelo. Il santuario, un complesso rupestre, all’interno del quale si trova la grotta a lui dedicata, è situato a ottocento metri d’altezza sulla sommità del monte Sant’Angelo che guarda il golfo di Manfredonia.

Ancora più a Sud, a Corigliano d’Otranto, Michele è presente su uno dei quattro torrioni del Castello de’ Monti, rappresentato nell’atto di abbattere un mostro, come viene raffigurato generalmente San Giorgio mentre uccide il drago (nella prima foto).

L’analogia iconografica dei due santi (Michele e Giorgio) risulta interessante e singolare in quanto il drago ucciso da San Giorgio può essere identificato con il demonio: ne consegue che potrebbe esserci una identificazione tra i due, quantomeno nel modo di rappresentarlo. D’altra parte la stessa esistenza di San Giorgio è stata messa in discussione proprio dalla Chiesa.

Dall’Italia la devozione per Michele prosegue in Grecia, nell’isola di Symi: qui, nel monastero di Panormitis, è custodita una sua immagine in argento alta circa tre metri.

Il settimo cenobio sulla “linea sacra” si trova sul Monte Carmelo, in Israele.

Arcangelo e Santo

Accanto al culto legato a questi luoghi mistici, diffusi come si è detto in vari Paesi non necessariamente cattolici o ortodossi, la devozione all’arcangelo Michele si interseca con quella di San Michele, sempre rappresentato con una spada, la cui adorazione nasce presumibilmente in Italia in epoca medioevale e trova origine, come tante altre tradizioni, nell’Impero Romano d’Oriente, a Costantinopoli. Così lo si ritrova nella Basilica di San Marco a Venezia, effigiato come «stante» nella splendida icona bizantina datata XI – XII sec. (nella seconda immagine)

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A Venezia, a Roma

Il culto del Santo si riscontra ancora ad Arielli, piccola località in provincia di Chieti, dove la festività viene celebrata il 29 settembre. Infine, è d’obbligo citare l’angelo a cui è dedicato a Roma il Castello omonimo, dalla cui sommità la sua statua veglia sull’Urbe (nella terza foto). Fu fatta collocare a seguito di un episodio accaduto – così si racconta – a Papa Gregorio I (590 d. C.). Al pontefice, durante una processione penitenziale indetta per allontanare la peste, in prossimità della Mole Adriana – così denominato nell’antichità in quanto mausoleo del grande imperatore – gli apparve San Michele nell’atto di riporre la spada, segno della benevolenza divina. In seguito all’episodio la Mole assunse definitivamente la denominazione di Castel Sant’Angelo.

Le analogie tra il santo cattolico e l’arcangelo biblico sono ovviamente moltissime ed è evidente che dovrebbe trattarsi dello stesso culto, rimane soltanto la curiosità di scoprire come si siano sviluppate nei secoli le diverse tradizioni.

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