La via del sale da Roma antica all’Adriatico

Antichissima, presumibilmente pre-romana, la Via Salaria congiungeva l’Urbe alla costa adriatica marchigiana, sul luogo dell’attuale Porto d’Ascoli (Castrum Truentinum) inglobato ormai in San Benedetto del Tronto. Indagini archeologiche la datano ai primi del IV sec. a.C., concepita per consentire il trasporto del sale da e per le aree interne dell’Italia centrale. A Roma iniziava da Porta Collina (non più esistente, oggi nell’area della centrale Piazza Fiume) seguiva l’andamento del Tevere, attraversava la Sabina e, valicate le gole del Terminillo, superava magistralmente anche le alte gole del Velino grazie a straordinari lavori di ingegneria civile. Tra impressionanti passi a strapiombo la strada congiungeva le comunità sabine e picene sul versante orientale dell’Appennino, per terminare sul litorale adriatico lungo il quale da tempi più antichi v’erano importanti saline.

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Porta Salara, incisione di Luigi Rossini, 1829

Memorie di pietra

In realtà a Roma si distinguevano due vie omonime, la Salaria Vetus, che seguiva l’odierna Via di Porta Pinciana e proseguiva verso Viale Parioli per ricongiungersi poi con la prima, realizzata più tardi, e perciò denominata Salaria Nova. Lungo il suo accidentato tragitto si conservano ancora diversi ponti antichi, particolarmente nel territorio reatino: il Ponte Romano, purtroppo molto deteriorato, i Ponti Sambuco, delle Ruote e Turano.

Superate le Gole del Velino per scavalcare l’Appennino a 1000 metri circa di altitudine, la via scendeva infine verso l’Adriatico e costeggiando il fiume Aterno giungeva alla costa, a Porto d’Ascoli. Ma da qui antiche mappe ne indicavano un’ulteriore diramazione per Giulianova (Castrum Novum), Atri (Hadria) e Pescara (Ostia Aterni) per un percorso di circa 170 miglia (250 km.).

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Mozzano, il ponte romano (foto di Gianna Angelini)

Riscoprire in bicicletta l’antico cammino

Memorie antiche, e in molta parte perdute e ignorate, queste. Ma non del tutto: nel quadro del recupero degli antichi percorsi il Cai ha curato il progetto «Salaria 150», un itinerario da San Benedetto del Tronto a Roma, da potersi attraversare sulle due ruote o a piedi, concepito – si legge sul sito del Cai – per unire quattro regioni dell’Italia Centrale, Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio.

Un secondo percorso è individuato invece dal progetto «ciclovia Salaria», l’itinerario numero 9 di Bicitalia inserito nella mappa delle ciclovie d’Italia, che ricalca la via consolare da Roma a Rieti e Antrodoco e giunge alle gole del Velino in salita sul passo della Tornita (1010 s.l.m.). Si giunge quindi ad Ascoli seguendo il lato nord del fiume Tronto e da Pagliare del Tronto a Porto d’Ascoli. Questa ciclovia è però ancora in fase di perfezionamento, diversi suoi tratti sono costituiti da parallele strade provinciali, comunali e vicinali.

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Un tratto della via ciclabile nella provincia di Ascoli Piceno

Antico confine, nuove opportunità per il presente

Nella sua millenaria storia la Via Salaria ha tracciato in tempi remoti la linea di confine tra l’area tirrenica e l’adriatica, ha poi separato nel corso di molte epoche il Sacro Romano Impero carolingio e germanico dal sud normanno, svevo, angioino, aragonese e borbonico. Ai nostri giorni attraversa molti dei luoghi devastati dal terribile sisma del 2016: correre sui pedali o camminare con rispetto lungo quell’antico percorso può anche conciliare lo svago con la solidarietà, la conoscenza con la comunanza. E fornire alle comunità colpite nuove fonti di reddito, una nuova economia.

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