Durazzo e gli Albanesi d’Italia. Una lunga storia

Durazzo /Dürres è un centro urbano ricco di storia, che affonda le sue radici in un lontano passato. La sua importanza nei secoli fu ed è ancora in parte dovuta alla sua strategica posizione geografica, di spartiacque tra il mare, l’altra sponda dell’Adriatico e l’interno. Il porto è il più importanti dell’Albania e la città si sta dando una veste moderna con nuove costruzioni ed alberghi.

Tra Occidente e Oriente

Nell’antichità Durazzo era attraversata dalla via Egnazia, l’antica strada romana che collegava l’Occidente con l’Oriente passando per Tessalonica (Salonicco) e giungere a Costantinopoli (si veda il n. 5 del maggio 2017 del News Magazine). In un certo senso la si può considerare la prosecuzione dell’Appia antica.

Fondata nel 625 a.C. da coloni di Corinto e di Corcira (Corfù) ebbe il nome di Epidamno. Successivamente fu Dyrrhachium, quando nel 229 a.C., venne conquistata dai romani che le riconobbero il ruolo di «città federata». Il potenziamento del porto di Brindisi, meta ultima della via Appia, e l’incremento dei commerci attraverso l’Adriatico, ne favorirono lo sviluppo economico e sociale. Catullo la soprannominò la «Taverna dell’Adriatico» perché centro di vita e di commerci, e Plauto vi ambientò una sua vivace commedia, I Menecmi. Nel 48 nelle acque circostanti ebbe luogo una importante battaglia navale tra Cesare e Pompeo.

Sotto Augusto Durazzo divenne una colonia dell’Impero e venne abitata da popolazioni italiche. Quando, tra il III e il IV secolo l’impero romano venne diviso nelle due parti occidentale ed orientale, Durazzo venne inclusa nell’Impero d’Oriente, città dell’Illiria, importante base navale per contrastare la pirateria dell’Adriatico.

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L’anfiteatro di Dyrrhachium, circondato dalle abitazioni

 Il Medioevo

Nel 1205 divenne possesso prima dei Veneziani, quindi dei  Bizantini, e più avanti degli Altavilla e degli Angiò. Proprio con la progressiva conquista dell’Italia meridionale da parte degli Angioini, tra il 1272 e il 1368 la città fu eletta la capitale del regno di Albania (Arbëria) degli Angiò–Durazzo. In quel lasso di tempo tra gli abitanti si contavano italiani, albanesi, greci e slavi, con cancelleria latina e greca. Nel 1501, perduta da Venezia, cadde in mano ai Turchi che la conservarono fino alla caduta dell’Impero Ottomano. Nel 1913 entrò a far parte dello Stato di Albania, condividendone le successive vicende storiche.

L’Età moderna

Sotto il giogo turco la città rimase nodo strategico di traffico commerciale e di comunicazione con l’interno. Occupata nel 1939 dall’esercito italiano nel quadro della politica espansionistica perseguita dal regime, nel 1943 vi subentrarono le truppe tedesche. Liberata nel 1944 dal movimento partigiano di Enver Hoxha ne subì, come tutto il Paese, il feroce regime comunista, imploso nel 1991 sulla scia del disfacimento dell’ordine  europeo-orientale in quello storico decennio.

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 Durazzo in una stampa veneziana del 1571

Gli Albanesi d’Italia

Vale ricordare che una folta colonia di origine albanese è ancora presente nell’Italia meridionale, erede di quanti nel XV sec. vi giunsero per la prima volta su invito di Alfonso V di Aragona, che autorizzò un primo stanziamento di albanesi in Sicilia e in Calabria.  Per sedare alcune rivolte accesesi proprio in Calabria furono chiamati dal sovrano aragonese il condottiero albanese Demetrio Reres e i suoi seguaci. In cambio della loro vittoria sui ribelli concesse loro, grazie al successo riportato, cariche pubbliche e terreni. In seguito Giorgio Castriota Scanderbeg – l’eroe storico dell’Albania – aiutò Ferdinando I d’Aragona nelle lotte contro gli Angioini e fu ricompensato con alcuni feudi in Puglia.

Le colonie, composte essenzialmente da soldati e contadini dediti all’agricoltura, si rafforzarono dopo la morte di Scanderbeg  grazie alla fuga di molti albanesi dalle incursioni degli Ottomani nei territori della sponda adriatica occidentale. Alcuni problemi tuttavia nacquero presto con la Chiesa cattolica locale e i vescovi latini che non tolleravano la liturgia di rito greco professata dai coloni albanesi.

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Donne albanesi in Calabria (XIX sec.)

L’arbëreshe, lingua degli antichi albanesi giunti in Italia è ancora parlata da alcune comunità stanziate ancora oggi nel nostro Mezzogiorno. (Si veda il nostro servizio al link

http://www.cartaadriatica.it/2016/06/30/molise-una-regione-dallanima-multipla/

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