Chiese rustiche dell’Istria

Da «Pagine Istriane», storica rivista capodistriana

Nasceva a Capodistria nel 1903 la Rivista «Pagine Istriane», periodico mensile scientifico-letterario-artistico – così si definiva – diretta da Giuliano Tessari, storica testata istriana ormai privilegio dei bibliofili e delle biblioteche che la conservano. Costretta nel 1948 dopo lunghi decenni a sospendere le pubblicazioni a causa dei tragici eventi bellici nella regione giuliana, riprese a Trieste nel 1950 per cessarle definitivamente nel 1985.

Dal numero 13-14 del maggio-ottobre 1982 riprendiamo un estratto dall’articolo di Maria Grazia de Favento Altre chiese rustiche dell’Istria, ad iniziare dalla parte dedicata a Docastelli, antichissimo insediamento nella valle del fiume Draga, nelle vicinanze di Canfanaro.

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I due castelli si presentano al visitatore come possenti mura e torrioni […]. Si elevano in mezzo alla vegetazione, tra alberi, arbusti, siepi, che penetrano e si insinuano in mezzo alle mura diroccate. Si giunge ad un piccolo spazio, che è poi il vestibolo della chiesa di S. Sofia, di cui restano ormai solamente poche vestigia (nell’immagine  http://izletipoistri.com).

chiese rustiche 1

Questa chiesa è stata oggetto di analisi e studio da parte di moltissimi critici. Per citarne solo alcuni, fu descritta dal Tommasini nel XVII secolo, citata da G. R. Carli nel 1790, studiata […] da Mirabella Roberti, da B. Marusic. È stata costruita in varie fasi: nei secoli IX e X come edificio ad aula unica, poi nel secolo XIII, come chiesa romanica a tre navate, con tre absidi semicircolari. Esistevano importanti affreschi e sculture in essa. Ci restano numerose lapidi, plutei di epoca romana e romanica, […] colonne, un albero della vita datato 1245, resti di un fonte battesimale. […] Fu saccheggiata dai Genovesi nel 1379; successivamente gli Uscocchi nel 1616 entrarono a Docastelli e lo distrussero. I pochi superstiti […] si trasferirono a Canfanaro, trasportando gli oggetti preziosi e gli arredi sacri della chiesa di S. Sofia. […]

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A sud di Pinguente c‘è il paesino di Rozzo. È stato un antico insediamento romano; successivamente i Veneziani lo fortificarono con possenti mura e torrioni. […] Spira qui un’aria di abbandono, di desolazione, si solitudine, che fa pensare alla fragilità e alla precarietà delle sorti umane. Qui troviamo la cappella di S. Rocco, ad una navata, a pianta rettangolare, con abside semicircolare iscritta, del periodo romanico. Nell’interno sono stati trovati due strati, di cui il più antico risale al secolo XIV. (nell’immagine qui sopra un particolare degli affreschi, foto www.atrieste.eu)  […] Interessante ancora a Rozzo la cappella di S, Antonio Abate, appartenente al periodo romanico-gotico: difatti troviamo sulla facciata una porta romanica sovrastata da un arco acuto, sul fianco una porta laterale gotica. […]

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A Piemonte, sovrastante la valle del Quieto, c’è la cappella cimiteriale di S. Priamo e Feliciano (in alto,  foto www.revitas.org)

È ad una navata, con abside rettangolare […] Sull’altare un’ancona lignea con pala dipinta. L’abside è decorata da un doppio strato di affreschi. Ben più interessanti gli affreschi ritrovati a S. Pelagio, presso Piemonte, nella cosidetta (sic) «Stantia Sillic», un tempo chiesa filiale della pieve di Castagna, oggi trasformata in stalla. Il Parentin attribuisce queste pitture ad un artita italiano del XIV secolo, il quale ricalca moduli pittorici postgiotteschi […].

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Concludeva l’autrice: «[…] Queste piccole chiese di campagna, dimenticate per lo più, spesso in cattivo stato di conservazione […] ci offrono anche all’interno delle testimonianze di […] artisti, ignorati, marginali».

Il tempo e gli eventi storici che hanno attraversato l’Istria, nei secoli terra di confine, di conflitti e di scorrerie – aggiungiamo noi – non hanno certo contribuito alla migliore conservazione di queste testimonianze d’arte e di fede; che siano giunte a noi sia pure dirute, e spenti gli affreschi che le ornavano, restano a testimoniare una storia, un tempo remoto e coraggioso, patrimonio della cultura e del paesaggio istriano, la sua perenne carta d’identità.

 

 

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