“Ovunque proteggimi”: memorie rovignesi nei graffiti della Concetta

Non di sola devozione tratta questo saggio che richiama un’antica dedizione dei rovignesi al culto mariano praticato nella piccola Chiesa dell’Immacolata Concezione, appena fuori dal perimetro urbano. Nella rievocazione storica sono riportati i graffiti lasciati dai fedeli in un periodo drammatico per l’Istria e Rovigno, umili espressioni delle inquietudini generate dall’epilogo della guerra che si andava prefigurando.

 

crs_-logo  di Gabriele Bosazzi per CRSR Centro Ricerche Storiche di Rovigno

Lasciando la strada per “Valdibora” e scendendo a destra verso il cimitero delle “Laste” e “Porton Biondi”, si attraversa la zona che porta il singolare nome di “Concetta”, usato anche con la grafia croata “Končeta”; gli sguardi più attenti possono notare la chiesetta che si affaccia sulla sinistra, dedicata all’Immacolata Concezione e detta popolarmente, appunto, la “Concetta” (in rovignese Cunsièta).

Anche se la targhetta informativa affissa sul fianco destro data questo bel tempietto al 1507, la sua esistenza fu attestata già nel 1471, anno in cui esso è citato in un documento riguardante l’esenzione dalle decime al Doge veneto, come riportato da Tomaso Caenazzo[1]. Nella prima metà dell’Ottocento, essa fu acquistata all’incanto e ristrutturata dalla famiglia Borgo (successivamente Borghi) che vi installò all’interno la tomba di famiglia, come spesso usavano i personaggi più importanti e benestanti; vi trovarono infatti sepoltura, nel 1829, Gaetano Borgo, medico oriundo dal vicentino[2], “qui venuto da Vicenza giovane, a esercitare in condotta la professione”, come riporta l’Angelini, nonché il figlio Giovanni, anch’egli medico[3].

Foto_Concetta_1

Rispetto a tante altre, questa chiesa ha avuto la sua importanza per la diffusa devozione popolare che un tempo suscitava nei rovignesi, per capire la quale è necessario qualche cenno storico. La festa dell’Immacolata Concezione fu varata con decisione dogmatica di Papa Pio IX del 1854, che risolse una questione discussa da molti anni, sancendo che Maria, in quanto madre del Signore, era stata priva di peccati sin dal suo concepimento e dunque immune anche dal peccato originale.  Questa presa di posizione diede origine ovunque, ed anche in queste zone, ad una diffusa devozione. Infatti, le cronache di Antonio Angelini fu Stefano (1798-1863) riportano che “Addì 22 aprile 1855 fu celebrata a Rovigno con grande solennità ecclesiastica e dal popolo con spontaneo addobbamento diurno e illuminazione notturna di tutte le contrade e finestre con tale una pompa che simile generale qui non fu ancora, a ricordanza d’uomo (…)”; il 29 aprile il clero locale ed il popolo visitarono in processione questa chiesetta, mentre tutta la strada sin dalla contrada Spirito Santo fu “di nuovo e con maggior pompa addobbata tutto il giorno e nelle finestre e con festoni ed archi trionfali ed immagini della Concezione (…)”[4].

La Concetta veniva raggiunta da una processione di fedeli anche nel primo giorno delle Rogazioni minori, un rito religioso popolarmente molto partecipato in tutta l’Istria, probabile retaggio dell’antico rito pagano in onore di Cerere, dea della terra e della fertilità, che durò per diversi secoli, per lo più fino alla Prima Guerra Mondiale. Un corteo con in testa il Clero locale visitava le chiese campestri e benediva le campagne, sperando di propiziare un buon raccolto; si trattava peraltro di un’usanza molto festosa e colorita, in particolare a Rovigno, tanto che qualche maligno la definiva “el carneval dei preti[5]. La chiesetta risulta essere stata ancora ben frequentata nel periodo tra le due guerre; alcune fotografie scattate negli anni Trenta da Massimo Sella, scienziato biellese, direttore dell’Istituto di Biologia Marina di Rovigno ed appassionato di fotografia, mostrano la chiesetta nei suoi ultimi anni di buona conservazione e come probabile meta di escursioni campestri. Nel secondo dopoguerra, con la partenza della gran parte dei rovignesi e l’affievolirsi della pratica religiosa nelle nuove generazioni, la Concetta finì a poco a poco nello stato di abbandono: qualche anno fa sono stati eseguiti alcuni interventi di risanamento.

L’edificio ha le fattezze tipiche delle antiche chiesette campestri, sobrio e rustico, con la parte posteriore insolitamente rivolta verso la strada, il che si spiega con il classico orientamento della facciata ad occidente, come d’uso nelle antiche chiese cristiane. Peraltro, un tempo questa via asfaltata non esisteva e la Concetta si raggiungeva invece attraverso un sentiero, individuabile nella stradina che si vede sbucare poco più a monte, oggi denominata via Stefano Console pinguentino. Del retro di questo tempietto, colpisce soprattutto il vistoso abside semicircolare, con la pietra ormai a vista per la caduta dell’intonaco, sormontato da un tetto a forma di mezzo cono composto da lastre di pietra, che ricorda quello delle “casite” istriane, così realizzato in uno degli ultimi restauri.

Passando alla parte anteriore, spicca una lunga ed elegante loggia retta da 10 pilastri, che rende la Concetta più sofisticata ed originale rispetto alle altre chiesette della campagna rovignese. Nella parte mediana del tetto svetta un campaniletto a vela privo di campana, che risulta assente già nelle fotografie scattate da Massimo Sella; essa scomparve verosimilmente nel 1916, quando il governo austriaco requisì tutti i “bronzi” delle chiese cittadine, per fonderli ad uso bellico[6]. Di fronte alla facciata, si trovano i resti in pietra di un probabile portone d’accesso al sagrato e del muretto che vi era collegato, parzialmente coperti dai rovi.

Foto_Concetta_2

La Concetta, nell’apparente normalità, offre molto da scoprire all’animo più curioso, al quale svela il suo piccolo tesoro: i graffiti che ancora oggi si possono leggere sui pilastri, sulla facciata e sul fianco meridionale. Si tratta di scritte rudimentali, per lo più datate diversi decenni, che possono sembrare semplici ricordi di genti ormai scomparse, ma ad uno studio più accurato rivelano la loro importanza, nel riportare un piccolo spaccato di vita rovignese del Novecento. Oltre alla sentita devozione popolare per la Vergine, si possono cogliere speranze, turbamenti, preghiere e sofferenze di una generazione, in diversi casi si può intuire il dramma vissuto da molti esuli rovignesi, che si apprestavano a lasciare per sempre la propria città. Si tratta insomma di una testimonianza popolare su un periodo storico cruciale per questo territorio, che ha visto il rapido stravolgimento del suo tessuto sociale.

I graffiti sono in buona parte vergati in nero, probabilmente con matite di grafite, in altri casi incisi nella muratura con un oggetto appuntito. Diverse scritte sono riemerse dal logoramento di un’intonacatura che le aveva coperte, ma stanno inevitabilmente scomparendo ad opera del tempo e degli agenti atmosferici; altre sono state nuovamente coperte da aggiunte di intonaco saltuariamente realizzate sui pilastri. Tutte le scritte ancora visibili (ma non sempre leggibili) sono state fotografate da Nelo Grbac nel 1996 e 2007 e dal sottoscritto nel 2011 e nel 2013. La schedatura compiuta nei diversi momenti consente di constatare la progressiva scomparsa di diverse iscrizioni.

Sulla parte alta della facciata compare la scritta a grafite “AVE MARIA”, a caratteri grandi e ben centrata, che pare quasi un’epigrafe ufficiale e dà l’idea che queste scritte non erano assolutamente concepite come un atto vandalico. Salta all’occhio che alcuni nomi o iniziali sono stati scritti all’interno di un cuore trafitto da una spada: è il caso di “ANTONIO BOSAZZI, NATO IL 14/6/34, FATTO IL 28/10/1951”, di “RUSSI MARIO 13/5/1940 XVIII” e di “SORGO GIANNI BORIS ANITA RINO 17-3-72”. Si tratta di una tradizionale simbologia religiosa, che rappresenta il cuore di Maria trafitto dalla sofferenza, immagine ricorrente nell’ambito del culto della Madonna addolorata. Diverse iscrizioni riportano la data accompagnata dal numero romano, riferito all’anno dell’era fascista, come in uso durante il ventennio. Così una scritta nitidissima che riporta “1 GIUGNO 39 – XVIII E.F.”.

In merito alla diffusa e sentita devozione per il culto dell’Immacolata Concezione, è interessante segnalare che un tempo, a Rovigno, era tutt’altro che raro il nome di battesimo “Concetta”, che oggi si ritiene generalmente appannaggio delle genti dell’Italia meridionale. Se ne trovano diversi casi tra le vecchie lapidi del cimitero, ma anche tra i graffiti apposi su questa chiesetta, come quello di una rovignese che ha voluto rendere esplicito addirittura l’indirizzo di residenza: “BENUSSI CONCETTA VIA TREVISOL N. 5”.

Diverse epigrafi risalgono al periodo della Seconda Guerra Mondiale ed alcune sono esplicitamente riferite a vicende belliche che toccarono gli autori. Sulla facciata si può infatti leggere: “S. MARCO 1946 PRIMO ANNO DI PACE ! MADONNA ESAUDISCI LA MIA PREGHIERA, CHE SI AVVERI LA SPERANZA MIA E LA GIOIA DEL […] FA CHE TORNI IL MIO PAPÀ”. Una scritta vicina riporta: “INVOCO IL RITORNO DEL MIO PRIGIONIERO E CON LUI LA FELICITÀ CHE NON FU MAI TROVATA. S. MARCO 1946.  GIANNA NERINA GIANFRANCA”. Questa testimonianza riporta anche la tradizione istriana di festeggiare San Marco, il 25 aprile, giorno in cui si svolgevano gite e scampagnate, un evidente retaggio veneto, poi perdutosi con l’esodo della maggior parte della popolazione autoctona e soppiantato dalla celebrazione del primo maggio, più gradito alle nuove autorità. Sempre in tema simile, un’altra epigrafe recita: “MARIA IMMACOLATA FA CHE LUI TORNI”.

In qualche caso, restando in contesto bellico, vengono citati militari o Carabinieri verosimilmente provenienti da altre parti d’Italia, a giudicare dal cognome e dalla data: “CAPORALE CABRINI ERMINIO 26-6-42 CLASSE 1909 IN RICORDO”; un’ignota mano, evidentemente nel dopoguerra, vicino al nome del caporale ha inciso il diffuso insulto dialettale “MONA”. Stesso epiteto che si vede accanto ad un’altra scritta, dedicata a “RONCAROLO GINO MILANO 1-9-1942”; su un pilastro della facciata si legge ancora a stento il nome di “RAVENNA MARCO 1943”. Un altro presunto militare è “EMANUELE SACANO 1941-24-2”.

Le testimonianze più antiche giunte ai giorni nostri si trovano sull’intonaco del fianco sud del tempietto: “BRONZINI PIETRO 2/7/(18)92”, “ BERZIG GIOVANNI”, “BAZZARINI”, “R H 1897”, “AGNELLO GIOVANNI BATTISTA, 1895; anche sui pilastri si possono vedere scritte ottocentesche come quella di “DINELLI NICOLÒ 1879”, che ci ricorda un altro nome presente a Rovigno, o la grande scritta di “MARCO SWATIREK BARBIERE TRIESTE 14/1/1895”. Sempre sul lato meridionale, si notano delle grandi scritte rosse sbiadite, verosimilmente inneggianti a Tito e alla Jugoslavia, ma ormai illeggibili; si distingue invece facilmente una stella rossa.

Foto_Concetta_3

Buona parte dei graffiti reca preghiere ed invocazioni alla Madonna, come le seguenti:  “PREGA PER NOI E.C. G.L. 7/7/1947”; “MATTOSI FEMI 1949 GESÙ E MARIA PREGATE PER ME“. “RICORDATEVI O PURISSIMA VERGINE MARIA CHE NON SI È INTESO MAI DA ALCUNO AL MONDO CHE INVOCANDO IL VOSTRO PATROCINIO, IMPLORANDO IL VOSTRO AIUTO, CHIEDENDO LA VOSTRA PROTEZIONE, SIA DA VOI ABBANDONATO. […] FAGARAZZI 2-10-48”. Alcune preghiere richiedevano aiuto sull’ambito sentimentale: “MADONNA HO FIDUCIA IN TE FA CHE TORNI E MI AMI PIÙ DI PRIMA […]”; un messaggio anonimo riporta “MADONNINA FA CHE MI AMI” ed un altro “AIUTACI TU – LEGGI IL MIO CUORE”; “MARIA PROTEGGICI E AIUTACI 7-7-46 TAMBURINI GINA, SEGALLA EUFEMIA, BIONDI MARIA, ANDRETTI ELENA”.

In alcune casi, a giudicare dai toni e dalle date, sullo sfondo delle preghiere pare potersi leggere il dramma di coloro che stavano per prendere la via dell’esodo: “OVUNQUE PROTEGGIMI 27-3-1949”; “MARIA SANTISSIMA AIUTACI SEMPRE FIAMMETTA SPONZA 8-12-1948”; “PREGA PER ME E LE MIE BAMBINE AIUTAMI E […] 8-12-48”. Alcune invocazioni assumono un tono addirittura drammatico: “VERGINE SANTA INTERCEDETE PER ME PREGATE PER ME VERGINE BELLA CHE AIUTATE NON DISDEGNATE LE MIE POVERE PREGHIERE SIATE IL MIO CONFORTO IL MIO AIUTO IN TUTTI I MIEI BISOGNI”; “AIUTACI DAL CIEL O MARIA AIUTA I NOSTRI SOFFERENTI CUOR FA CHE TORNI TANTO PERDUTO BENE […] IL NOSTRO AZZURRO MAR […] O MARIA”. “13/3/1947 ANTONIA DESSANTI IN ROCCO SEMPRE AVRAI LA MIA PASSIONE, ABBI PIETÀ DI NOI CHE SAREMO SEMPRE NEL TUO CUORE”.

La gran maggioranza delle scritte datate è compresa tra il 1943 ed il 1951, periodo drammatico per la città, per gli eventi bellici e per la partenza di tantissimi rovignesi, che segnò un duro colpo alla presenza italiana in città. Sul primo pilastro, a destra guardando la facciata vi sono due scritte piuttosto particolari: la prima riporta “W IL DUCE”, mentre più in basso si può leggere la più curiosa frase: “W SANTA EUFEMIA ITALIANA”. La parola “italiana” è stata scalfita con una X.

Parecchi graffiti riportano semplicemente i nomi degli autori, o le iniziali, con la data. Vi si riscontrano tanti tipici cognomi e soprannomi rovignesi: “QUARANTOTTO GIOVANNI 1939“; “SPONZA BRUNO 17-X-1959”; “BERNARDIS SILVANO”; “CESCA CIPOLAT E ANNA ROCCO”; “ETTA DAPIRAN”; “SPONZA LISA”; “IN RICORDO DESSANTI LISA 10 MAGGIO 1946 DESSANTI EUFEMIA”; “MADRUSAN BRUNO 7/IV/51”; “ANDREA PREDEN 10/8/1945”; “7-10-1945 MARIA BRONZIN BIANCA SCIOLIS”; “PORETTI MARIA 1940-31-7 N. 1915-29-8”; “MARANGON MARIA ROV-1 9-1943”; “SABRINA BENUSSI MORO SEGARIOL PIETRO 1904”; “ARGEO MALUSÀ ROVIGNO”; “9-12-1940 CURTO LUIGI”; “ROSSETTO GINA 11-12-1943”; “PRIVILEGGIO PIETRO 1924 1940”; “EVA SIMETTI 1948”; “BRONZINI PIETRO 2/7/98”; “PAVAN STEFANO”; “SPONZA MARIO […] 1939 XVII”; ”VENIER GIOVANNI 28-X-51”; “PETEH RENATO PORETTI DANIELA 22-6-1965”; “ZACCHINI PIETRO 28-X-1951”; “BICCIACCI […] RICCIOTTI ANTONIA 1940”; “MADRUSAN PINO 1961”; “RISMONDO ANTONIO 1944-8-23 NATO 9 AGOSTO”; “RITA BENUSSI 3-5-1938”; “ANNA DAPAS 1928”; “IOLANDA MAURI 1949”; BELLUSSI CESCA; “DAPAS ROVIGNO 2-IX-1936”. Non manca il classico ripetersi del nome di battesimo Eufemia, da secoli diffusissimo a Rovigno in onore della Santa patrona. Oltre a quelle riportate, vi sono ancora molte iscrizioni ormai troppo consunte e pressoché illeggibili.

Foto_Concetta_4

Un’altra inquadratura della chiesa (foto http://mapio.net)

La chiesetta è ancora consacrata, ma officiata di rado, solitamente l’8 dicembre per la festa dell’Immacolata. Chi ha la possibilità di entrarvi può provare sensazioni contrastanti, un’atmosfera di antichità, di umilissima sacralità, di povertà ed abbandono. Colpiscono gli spazi molto angusti, con i banchi laterali capaci di ospitare 2-3 persone ciascuno, l’altare decorato con una struttura neoclassica ma fatto di materiali umili; la pala, raffigurante la Vergine attorniata da donne ed un fanciullo, dà l’idea della devozione popolare alla Vergine, anche se ormai logorata dal tempo e dall’incuria. Al posto dell’odierna sbarra di ferro, cui è appesa una tendina, vi era un’altra struttura lignea con due putti, che oggi è accatastata nel vano dietro all’altare. Sollevando la tovaglia, si può notare addirittura che l’altare è stato composto assemblando parti di un vecchio letto. Molto particolare, sulla parete di sinistra, è la paratia richiudibile in legno che fungeva da divisorio per la confessione, in mancanza di un comune confessionale per ovvia carenza di spazio. Sui muri laterali, è stato in parte riportato alla luce l’affresco di sei croci «patenti», di stile templare, elemento che comprova l’antichità della chiesa. Sull’angolo a sinistra dell’ingresso è rimasta un’acquasantiera in pietra, fissata al muro.

A terra, sotto i logori tappeti, si può rinvenire quanto resta dell’accesso all’antica tomba della famiglia Borghi. Purtroppo, non molti anni fa, dei balordi si sono introdotti nella chiesetta ed hanno profanato il sepolcro, sperando di trovarvi chissà quali valori, senza farsi scrupolo di distruggere la lapide di chiusura e l’annessa iscrizione; dopo la scoperta del danno, il buco è stato tappato con del cemento, salvando solo un frammento dell’epigrafe dei Borghi, recante tre lettere. Quasi 10 anni fa, quando l’umidità stava causando grosse crepe e minando la stabilità delle strutture portanti, fu avviato un restauro finalizzato a consolidare i muri portanti. Durante i lavori si notò che, con il passare degli anni e lo scarico di materiali usati per costruire la strada, il livello del terreno sul lato meridionale dell’edificio era salito di molto, coprendo una parte della muratura; lo si può ancora notare dal segno della terra sul fianco meridionale-posteriore della chiesa e dal solco che vi si trova in corrispondenza. Scavando per riportare alla luce la base del muro e risanare il tutto, proprio in questo punto fu rinvenuto uno scheletro privo di testa, evidentemente occultato dopo una morte violenta chissà quanti anni prima. Dopo la macabra scoperta, le povere ossa sono state portate al vicino cimitero. Le foto che documentano il ritrovamento sono custodite presso il Museo civico di Rovigno.

Affacciata alle direttrici balneari del turismo di massa, la Concetta resiste al tempo ed ai tanti eventi che l’hanno toccata, un prezioso scrigno di memorie popolari e di piccole storie locali, compreso il dolore di tanta gente che dovette abbandonare Rovigno e prendere le vie del mondo.

 

[1] Pauletich–Radossi, Le chiese di Rovigno e del suo territorio, in “Atti vol. X”, C.R.S., Rovigno, 1979-80, p. 380.

[2] Benussi, Storia documentata di Rovigno, Tip. Lloyd austro-ungarico, Trieste, 1888, p. 348.

[3] Pauletich–Radossi, cit, p. 380.

[4] Ibid.

[5] Caprin, Marine istriane, Ed. dig. CISVA, 2010, p. 164 e Radole, Tradizioni popolari d’Istria, Ed. Italo Svevo, Trieste, 2006, p. 157.

[6] F. Stener, Le campane, in  Rovigno d’Istria, Famìa ruvignisa, Trieste, 1997, p. 274-76.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *