Fondaci nell’Adriatico (2). Quando parole e costumi viaggiano per mare

L’uso del fondaco si trasmette successivamente nelle città della costa adriatica orientale, dai grandi centri urbani a tutte le cittadine dell’Istria, come testimonava Jacopo Bernardi nel 1851[1]: «Non v’era piccola città o popoloso villaggio che non avesse il suo. Lessi parecchi degli statuti che si promulgarono sotto la dominazione de’ veneti, e vidi i fondaci avere sopra di sé richiamato le speciali sollecitudini del governo». Se ne deduce che l’amministrazione veneziana ritenne essenziale l’istituzione del fondaco, che però – come lo stesso Bernardi chiariva – aveva assunto colà tutt’altra funzione, di «instituzioni di previdenza […] per la conservazione de’ grani». Dunque vi venivano ammassate le granaglie per garantire, in tempi di carestia, la sussistenza della popolazione.

Fondaco_Pinguente

Il fondaco di Pinguente del XVI secolo in una fotografia d’epoca: si intravvedevano sulla facciata alcuni stemmi: restaurato in anni recenti, l’edificio è adibito a mostre e incontri culturali.

«Una delle istituzioni veramente benefiche e umanitarie della veneta Repubblica – ne scrisse Marco Tamaro a fine Ottocento»[2] – che aveva «lo scopo di sottrarre alla speculazione privata gli articoli di prima necessità». Tamaro fa menzione anche del fondaco di Rovigno, del quale fornisce un’accurata descrizione: doveva risalire ad una data antecedente al 1489, sostituito nel Seicento da un «granajo» e nel 1747 da un secondo fondaco in Piazza Grande. Ne tramanda la memoria l’attuale Via dei Fontici.

Fondaco_Pola

Pola, il Foro o Piazza della Signoria in una stampa di H. Clerget

Nel volume Gli statuti municipali di Pola editi nel 1843 si fa menzione del fondaco, eretto in data non conosciuta nell’antico Foro cittadino, le fonti ne citano anche la Loggia. Stando alle descrizioni storiche il fontego era collegato da una finissima scalinata ad un palazzo del XIII secolo, ricostruito e restaurato più volte a seguito di ripetuti crolli. Ma il fondaco fu infine definitivamente distrutto da un incendio nel 1725.

Fondaco_Grisignana

Uno scorcio della Loggia e del fondaco eretto su di essa

Non mancava il fondaco neppure a Grisignana, edificato nella piazza sopra un’elegante loggia. «Entro la porta a destra – si legge nel numero 4 dell’Archeografo Triestino del 1837 – vi è la loggia da passeggiare con le sue colonne di pietra viva, con sopra il fondaco pubblico ove si conserva il grano e farine. Questo fondaco era già molto ricco […]». Sulla sua facciata – riportava l’Archeografo – una lapide indicava il nome del pretore e la data 1577.

Fondaco_Parenzo

Parenzo in una stampa del cartografo Daniel Meissner. Norimberga 1638

Del fondaco di Parenzo scrisse ampiamente Pietro Kandler nel  giornale L’Istria del 19 giugno 1847. Era adiacente al Palazzo podestarile, che proseguiva con il fondaco e la Torre del Molo.

La sua istituzione, specificava lo studioso istriano, volle porre fine ai «pregiudiziali abusi d’estrarre e ammassare biade, formenti e farine di questa città […] senza l’espressa licenza o permissione avuta», ovvero al commercio illegale e di qualità dubbia. Una stringente e severa normativa della municipalità parentina sanciva anche la vendita di farine non acquistate nel Fondaco: alle «pancogole» (le venditrici di pane) fu imposto di osservare solenne giuramento di non avvalersi «di altre farine che di quelle comprate dal Fondaco […] restandole vietato a non poter vender […] nelle di loro case, nè sopra balconi de’ particolari […] ma solo dovranno vendere nella pubblica panatoria», pena in caso contrario della confisca e l’imputazione di contrabbando.

2 / segue

 

[1] Jacopo Bernardi, Studj statistici ed economici sull’Istria, Milano 1951.

[2] Marco Tamaro, Le città e le castella dell’Istria, II, Parenzo 1893.

 

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