Di Novembre servono piatti “forti” (secondo la nostra guida di ricette)

Quale migliore scusa del clima freddo per dedicarsi a ricette belle sostanziose e caloriche, in quel tempo antico quando non si conoscevano i perfidi valori dei trigliceridi? Quelle ricette ci narrano però di usanze e gusti scomparsi, di piatti ormai sconosciuti, di contaminazioni gastronomiche dimenticate che ai nostri delicati palati sembrano eccessivi. Eccone due. In corsivo le nostre osservazioni.

Gnocchi_1

Gnocchi di patate al burro e formaggio, cotolette di vitello alla viennese (ovvero fritta nel grasso di maiale!), radicchio rosso, castagne bollite. Insalata di broccoli, polenta, sminuzzata economica (quest’ultima forse un ulteriore piatto di carne meno nobile), composta di mele.

Ancora con gli gnocchi la seguente proposta:

Gnocchi di spinaci al burro e formaggio, spiedini alla turca, carote dolci, aranci. Salpa grigliata (pesce affine alle orate), insalata di fagioli bianchi, composta di prugne.

Gnocchi_2

Quel che ci incuriosisce sono gli «spiedini alla turca», cosa saranno stati mai, e come sono entrati in un libro di ricette dell’alto Adriatico? Soltanto la Storia ci può fornire qualche utile appiglio: gli Ottomani erano vicini di mare, mercanti, navigatori ed eccellenti cartografi, frequentavano i grandi empori, Venezia e Trieste, Senigallia ed Ancona. Gli spiedini «alla turca» erano accompagnati da carote, aranci e limoni, per creare l’effetto agro-dolce che con il tempo si diffuse nell’Europa centrale e nei Balcani.

Proprio a Trieste un presumibile milite Turco ammicca da alcuni secoli dal portone di Palazzo Leo di Cavana, oggi sede, per coincidenza, del Museo d’Arte Orientale.

Gnocchi_3

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