Adria e Adriatico – La straordinaria “rete” che dette inizio alla storia del nostro Mare

Stando agli studi sulle fonti antiche, la prima citazione dell’insediamento fondato tra le lagune di un Delta padano dalla continua variabilità ambientale, risalgono al V secolo a.C., ad opera di Ecateo da Mileto, geografo greco e viaggiatore, ma gli archeologi contemporanei ne collocano la fondazione nel VI, dunque un anno prima. Risulta ormai assodata, o quanto meno accolta, l’opinione che sia stato il mare, sul quale la città ebbe il suo porto, ad assumerne il nome.

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Henricus Hondius, Polesino di Rovigo

Amsterdam, XVII sec.

Benché formatasi su terre emerse da vasti e mutevoli acquitrini – dunque su un territorio particolarmente instabile e caratterizzato da costanti squilibri naturali, tanto da indurre la popolazione a ricorrere alle palafitte per la fondazione degli insediamenti –, nel corso dell’antichità Adria rivestì un ruolo eminente e propulsivo nelle relazioni commerciali e culturali tra le diverse realtà mediterranee, centro e nord-europee e l’Italia settentrionale.

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Ceramica attica a figure rosse, frammento.

Adria, Museo Archeologico Nazionale

  La compresenza di genti venetiche, etrusche, greche e siciliote è attestata sin dal VI sec. a. C. in particolare nell’abitato di San Basilio di Ariano Polesine, e conferma la rilevanza di quell’emporio adriatico il cui prestigio è testimoniato dai molti e variegati reperti rinvenuti, vetri raffinatissimi di origine alessandrina, ceramiche etrusco-campane, pugliesi, dell’oriente ellenistico e dell’Asia minore, fino alla finissima e più tarda produzione romana del vetro. Tra i prodotti che giungevano all’emporio v’erano anche l’ambra e il sale di provenienza nord-europea.

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Coppa in pasta vitrea

Adria, Museo Archeologico Nazionale

 A partire dal III sec. a.C. l’arretramento della presenza etrusca, determinato dalla progressiva avanzata romana nell’Italia settentrionale, avrebbe trasformato radicalmente l’assetto sociale, culturale ed economico dell’approdo adriaco, progressivamente riorganizzato e inserito in un piano di riassestamento del territorio polesano, che prevedeva nuove, progredite vie lastricate e stazioni (mansiones) attrezzate per i viaggiatori ma anche posti di guardia del territorio.

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La collezione di anfore del Museo adriese

Il suo inserimento nella sfera egemonica di Roma  permise ad Adria di inserirsi nella nuova rete di viaria creata – come sempre nella storia romana – sia per agevolare l’economia e i commerci, sia per assicurarsi il controllo del territorio. Le nuove strade, come la «Popilia», collegò Adria con Rimini, mentre l’«Annia», suo prolungamento, istituita nel II sec. a.C., la collegò per la prima volta a Padova, Altino e Concordia per giungere sino ad Aquilieia, caposaldo romano di intensi commerci con l’Europa continentale e i Balcani, e al contempo postazione difensiva strategica dei confini alto-adriatici e orientali, sin da allora. Elevata a Municipium, si dotò anche di una corporazione di marittimi, attestata da iscrizioni funerarie.

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Adria, Museo Archeologico Nazionale,

la vetrina dei vetri  antichi

 Un rapido decadimento, manifestatosi a partire già dal II secolo e dovuto alla concorrenza di altri porti adriatici e alla ricorrente instabilità idrogeologica del suo territorio, determinò il definitivo declino di Adria a favore di altri approdi strategici, come Ravenna. Ciononostante, gli straordinari reperti custoditi nel Museo nazionale adriese testimoniano la precoce raffinatezza delle tecniche di lavorazione del vetro, e la vastità della sua rete di contatti, a dimostrazione, si legge nella presentazione del Museo, di «una inarrestabile vocazione al contatto con il mondo mediterraneo».

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