La Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone: cinque secoli d’arte e di storia

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La facciata della Scuola Dalmata in Calle dei Furlani

Uno scrigno di storia di arte, un monumento di bellezza e di memorie la Scuola Dalmata dei Santi Giorgio e Trifone a Venezia, “adottata” dal Fai che quest’anno l’ha inserita nel circuito delle sue «Giornate di Primavera» annualmente dedicate alla scoperta del patrimonio italiano meno conosciuto e solitamente non accessibile al grande pubblico. Nelle sue sale conserva capolavori dei più stupefacenti nella storia dell’arte per splendore e grazia, i sette teleri  [tele di grandi dimensioni, che venivano applicate direttamente sulla parete, ndr.] dipinti da Vittore Carpaccio tra il 1502 e il 1511, nei quali sono raffigurate le vite dei Santi protettori dei Dalmati, Trifone (patrono di Cattaro), Giorgio e Girolamo; cui si aggiungono altri due, la «Visione di Sant’Agostino» e la «Vocazione di San Matteo».

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Vittore Carpaccio, Battesimo dei re seleniti, 1507

Guidata dal «Guardian Grando», la Scuola Dalmata – nota anche come «degli Schiavoni» – è intensamente connessa con Venezia, così come lo fu la Dalmazia, regione strategica per la Serenissima: un’interazione secolare che dal XIV secolo permise ai dalmati di riconoscersi a pieno titolo nel contesto culturale e politico veneto e di condividerne le sorti sino alla caduta della Repubblica, nel XVIII secolo.

Notevole è anche la vicenda della confraternita dalmata, dal 1451 inserita tra le analoghe istituzioni sorte fin dal IX secolo. Suddivise in «Grandi» e «Piccole»,  regolamentate dalla legislazione veneziana, esercitavano molteplici funzioni: di conservazione e incremento delle arti e delle professioni e di supporto materiale e morale ai connazionali residenti o di passaggio; ciascuna era intitolata al proprio Santo protettore, il che le distingueva per provenienza dei suoi aderenti.

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Hartmann Schedel, Liber ChronicarumVeduta di Venezia dal mare, Norimberga 1493

Si è detto che le Scuole, che fossero «di devozione» o «di mestiere», abbiano costituito una sorta di precoce «sistema di welfare» per i propri iscritti ed anche per la popolazione veneziana, anticipando dunque di secoli le moderne politiche sociali. Disponendo nel tempo di donazioni e lasciti, le Scuole intrapresero iniziative volte a favorire l’arte, l’edificazione di nuovi e suntuosi palazzi e chiese, le imprese economiche e commerciali, le relazioni tra le diverse parti della società del tempo, divenendo così soggetti primari in un contesto che guardava all’intero Adriatico, al Vicino Oriente, al Levante..

Sopravvissuta, con altre, alle sopressioni napoleoniche, la Scuola Dalmata rimane ai nostri giorni un esempio intatto di dimora rinascimentale in laguna. Nel 2011 il Mibact la inserì nel percorso «Architettura e Arte delle comunità “foreste” a Venezia», conferendole un carattere d’eccezione nel composito contesto veneziano.

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Vittore Carpaccio, dettaglio di un telero

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