Porto Rose, nella Riviera istriana nasceva il moderno turismo balneare e «i bagni di mare artificiali»

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Nel 1903 la Libreria Editrice F.H.Schimpf di Trieste dava alle stampe la traduzione italiana a cura di Attilio Stefani del volume Novi schizzi dall’Istria di Giuseppe Stradner, una sorta di guida alle più rinomate località balneari dell’Istria ma anche un compendio di notizie utili, curiose e divertenti su luoghi e costumi di quella regione che all’epoca era denominata l’«Adria».

Ne diamo alcuni brani dal dettato raffinato, almeno come allora si riteneva fosse.

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Sino a pochi anni fa il movimento dei forestieri sulle spiagge adriatiche non era punto accentuato, fino a pochi anni fa quando si parlava di stagioni e di spiagge adriatiche era di prammatica la censura bisognava evitare l’inverno per la «bora spaventevole», l’estate per il «calore insopportabile». Siffatte imputazioni, di gusto apodittico, contro la riviera austriaca si mostrarono poi ingiustificate. Sgradevole ospite è la bora, è vero: quando le vette dei monti sono avviluppate nei nuvoloni bianchi, quando su dalle valli salgono nere le nebbie, il navigante, messo all’erta, cerca in fretta riparo in qualche porto, ben sapendo che il vento gelido si precipiterà senza indugi sul mare corrugandolo colle sue raffiche (reffoli) violente. […]

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Certo, se percorriamo le strade di Sebenico in pieno meriggio di luglio parrà di trovarsi addirittura in un braciere, si badi però che non urge punto d’andare a Sebenico in luglio e che d’altro canto persino nei paesi alpini circondati da vette incappucciate nella neve s’hanno a sufficienza delle casseruole, in cui nel meriggio del pieno estate signoreggia «l’afa opprimente». […]

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Analoghe osservazioni si possono fare anche per la maggior parte dei luoghi della costa adriatica. Di fatti Abbazia ha la sua «stagione climatica doppia», come Venezia; il movimento dei forestieri nell’Adria aumenta d’anno in anno, essendo ormai risaputo: come prima di mezzogiorno arrivi il maestrale, brezza di nordovest, che rinfranca per buona parte del giorno; come la temperatura per molte e molte giornate subisca soltanto piccole oscillazioni tanto di giorno quanto di notte, in guisa da poter abituarsi a sopportare senza incomodo una temperatura media piuttosto alta, e come poi questa agisca da calmante benefico sulle persone nervose. Ed ora s’aggiunga il principe dei gaudi: il sollazzo del bagno di mare! Poetico non è soltanto l’inverno del settentrione, ma ben anche l’estate del mezzogiorno. […]

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Un viaggio per mare, fatto d’estate, è piacevole oltre ogni dire: la stabilità del tempo ci affida senza’angustie e senza sospetti al moto ondoso, l’agile piroscafo scorre tranquillo sullo specchio dell’acqua, una brezza leggera sfiora la coperta della nave, ove, accomodati su d’una sedia a sdraio, sotto la tenda, si sta mirando il panorama pittoresco, fantastico, continuo, della costa, delle isole di tutta l’Istria e della Dalmazia; l’aria marina pura, rinforzante eccita corpo e spirito, e, quando il tocco di campana chiama alla mensa, l’obbedienza è pronta molto meglio che in terraferma, ove l’appetito più d’una volta si sospira.

Le cucine dei piroscafi dell’Adria, siano della Società del Lloyd o dell’Ungaro-croata, mettono ogni impegno per accontentarvi, provvedendosi all’uopo di cuochi provetti e di generi alimentari e sontuari [sic] genuini. Sulla tavola della sala da pranzo mai non vidi se non vino, caffè e cognacche [sic] di genuinità indiscutibile, circostanza che in terraferma, persino in qualche albergo distinto, non sempre si riscontra. […]

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Anche i medici della nova scuola riconoscono la salutare efficacia dell’aria marina, […] sorsero però gli stabilimenti di Porto Rose, di Lussinpiccolo [sic], d’Abbazia nell’Istria, di Sant’Elena (Cervenica) sulla Riviera croata, di Ragusa in Dalmazia ed i bagni di spiaggia da me ricordati di Grigliano, Sistiana, Grado e del Lido di Venezia, luoghi ormai più o meno noti, frequentati da quelli di terraferma che vogliono mettersi a riparo dalle crudezze dell’inverno, o letificarsi d’estate coi bagni marini.

Lo stabilimento di Porto Rose dista da Pirano quattro chilometri. Chi non vuole fare la strada a piedi monta sugli omnibus pronti in Piazza Tartufi. La strada prende la direzione di mezzogiorno, passa dinanzi le vetrerìe della firma Furian e Salvetti, poi s’incurva verso levante entro un’insenatura. Nel gomito della curva c’ è una fila di piloni in muratura collegati fra loro da arcate cieche e adagiati ad un piccolo promontorio, da cui sorge il campanile del soppresso convento di S. Bernardino. La chiesa, dannata alla rovina, conserva della sua copertura soltanto 1’avvolto del coro, in cui lo stile gotico si sposa in maniera tutta propria colle forme del rinascimento. Dai fogliami d’acanto sogghignano maschere grottesche […].

Da S. Bernardino la strada prosegue rasentando il cantiere Petronio, la villa Langer ed altre ancora allietate da rose, da mirti e da lauri; a tergo le pendici sorridono imboscate d’olivi, giulive della vite, degli alberi da frutta, dei melagrani e dei cipressi nereggianti ed aguzzi. Dalle colline in corona, non più alte di duecento metri, questa spiaggia è riparata dalla bora; dal mare è rinfrescata dalla brezza che mitiga i grandi calori estivi. La temperatura diurna di primavera e d’autunno oscilla al più di qualche grado, e d’estate raggiunge al massimo 24°R. Chi non vuole recarsi ad Abbazia o chi teme il tragitto per Lussino, può evitare i rigori dell’inverno a Porto Rose; quivi si troverà bene d’estate chi ama gli allettamenti del bagno di spiaggia, le escursioni a vela ed a remo, le gite per le valli ubertose e pittoresche di nordovest, traversate da comode strade. […]

L’«estratto d’acqua marina» usato a preparare bagni di mare artificiali

Vent’anni fa ci volle l’iniziativa della Ferrovia meridionale austriaca tanto benemerita nel promuovere l’incremento dei forestieri, per schiudere il piccolo paradiso del Quarnero, Abbazia, e insediare le prime rondini in mezzo a quel profumato bosco di lauri. Porto Rose non attese il lavoro di siffatti pionieri, poiché i Piranesi, vista la grande efficacia dell’acqua madre in parecchie malattie, vi piantarono da soli già da parecchi anni un proprio stabilimento balneare. Come scrive il Goracucchi nel suo libro pubblicato nel 1863 «L’Adria e le sue coste» le prime iniziative di questa impresa risalgono al 1857. In quel tempo il direttore s’occupava principalmente dell’estrazione del sale amaro e del sale di Glauber dall’acqua madre, nonché della spedizione di «estratto d’acqua marina» usato a preparare bagni di mare artificiali. L’estrazione dei due sali è ancora adesso un ramo industriale dello stabilimento. La maggior parte di questi prodotti chimici va in Italia, ove se ne prepara un’acqua minerale «naturale», fatta accettare con certo favore mediante il lenocinio di belle etichette.

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