La Malvasia istriana, un vino di culto

Nella «Vigna del Nobil Uomo» di Sant’Erasmo a Venezia ritorna l’antico,  grande vitigno

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Ha messo nuove radici nella Laguna veneziana, la Malvasia istriana insieme ad altri “storici” vitigni italiani  — tale l’ha definita il Corriere della Sera in un recente servizio dedicato — da quando, diversi anni addietro, Michel Thoulouze, ex dirigente francese, “convertitosi” alla cultura del vino e domiciliatosi a Venezia, ha recuperato e rimpiantato nell’isola di Sant’Erasmo una serie di varietà autoctone a rischio di scomparsa.

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Malvasia istriana  bianca

 In un certo senso è rientrata a casa, questa aristocratica bacca bianca, che dalle isole greche venne importata dai veneziani intorno al XIII – XIV secolo per esportarla nei suoi possedimenti in Adriatico  e nel Mediterraneo.

Nota da secoli come «orto» della Serenissima, l’isola di Sant’Erasmo gode di una posizione tale da ripararla dall’acqua alta e di una meravigliosa vista sulle isole sorelle di Torcello, Murano e San Francesco del Deserto. Incantevoli gli 11 ettari destinati in parte a coltura degli orti in parte alle diverse uve recuperate, sulle quali prevale proprio la Malvasia.  Della bellezza e della fertilità di quei terreni i veneziani erano peraltro ben edotti, tanto da assegnare loro l’appellativo di «Vigna del Nobil Uomo».

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Mazzorbo, la «vigna murata»

Ma Sant’Erasmo non è il solo sito nel quale sono stati reimpiantati uvaggi antichi e dimenticati, autoctoni lagunari, come la Dorona, tempo addietro ritenuta, pare, vino semplice e d’uso casalingo, ora d’eccellenza. Parte dell’isola di San Michele, curata dai Frati minori «riformati» ospita a sua volta filari di malvasia nonché di vitigni “locali”. Meritano la citazione anche i Frati Minori francescani presenti in San Francesco della Vigna (quale migliore toponimo !) , che curano i tralci di Teroldego e Refosco, originari però dal Trentino e dal Friuli, con il cui ricavato mantengono l’Istituto di studi ecumenici della facoltà di Teologia istituita nel convento, aperto a studiosi e studenti d’ogni fede.

http://veneziana13.rssing.com/chan-35435187/all_p4.html

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Venezia, parte del vigneto del Convento dei Carmelitani Scalzi (foto Gambero Rosso)

A leggerla come merita, la storia di quei preziosi antichi vitigni si interseca con la “grande” storia, i mutamenti sociali, economici e culturali del versante adriatico, e richiama nei secoli le vicende  dell’Istria e della Dalmazia, la cui economia connessa alla produzione vinicola permise di maturare anche nuovi procedimenti e accortezze per garantire qualità migliori. Per comprendere tutta la dimensione di questa storia, che rinasce nella contemporaneità  e promuove  nuova economia,  un saggio rigoroso è a portata di “click”.

https://www.consorziovinivenezia.it/editoria/VINO%20VENEZIA%20OK%20ITALIANO.pdf

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Jacob von Sandrart ,  Istria sub dominio venetorum,  1687

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