Testi didattici: Marino Micich “La Dalmazia in Europa. L’eredità storica e culturale dei Dalmati italiani, un valore da non dimenticare”

Marino Micich

 

La Dalmazia in Europa

 L’eredità storica e culturale dei Dalmati italiani, un valore da non dimenticare

 

in «Studi in Onore di Augusto Sinagra» Vol. VI, Aracne Editore, Roma 2015

Dopo la resa italiana proclamata l’8 settembre 1943 e il completo «disorientamento» dei vertici del Regno d’Italia, le conseguenze sulla popolazione italiana dalmata furono gravissime. Zara fu bombardata dagli anglo–americani ben 53 volte, pur non essendo un obiettivo militare particolarmente importante. Oltre 2.000 i civili uccisi da quelle incursioni, volute da Tito per estirpare l’ultimo segno di italianità dalmata. Oltre a Zara la persecuzione jugoslava colpì gli Italiani di Spalato, Traù, Sebenico e altri centri minori. La scusa di colpire il fascismo coprì per molti anni i misfatti compiuti dai comunisti jugoslavi contro un popolo ormai inerme. Il 31 ottobre 1944 Zara fu occupata dai partigiani jugoslavi e per gli Italiani, identificati arbitrariamente con il fascismo, rimase solo la fuga e l’esodo, ma molti rimasero vittima dalla dura repressione comunista, tra cui ricordo in particolare gli industriali produttori del maraschino Pietro e Nicolò Luxardo. Dalla fine di ottobre del 1944, dopo quasi duemila anni di storia, iniziò il declino definitivo della presenza dei Dalmati di lingua e cultura italiana in Dalmazia. Zara, la città di San Grisogono e San Simeone, ultima roccaforte di una civiltà millenaria, era ormai un cumulo di macerie e di morti.

Zara_Porta_Terraferma

Zara, Porta di Terraferma, opera dell’architetto Michele Sanmicheli (Verona 1484-1559 )

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