Itinerario Adriatico. Piccolo romanzo di una vela

di Arturo Marpicati

Nato in provincia di Brescia nel 1891, fu scrittore e saggista dotato di notevole cultura letteraria e storica. Interventista nella Grande Guerra e successivamente legionario fiumano, a Fiume fu tra i fondatori della rivista «Delta» che con altre pubblicazioni consimili diffuse la conoscenza in Italia delle letterature dell’Europa centro-orientale e nordica.

Nel 1922 dette alle stampe la prima edizione di Itinerario Adriatico. Piccolo romanzo di una vela, che riscontrò molto successo tra i critici e i lettori del tempo. Diario di una navigazione intrapresa nel 1920 tra Fiume, Trieste, Venezia e Zara, il suo libro volle essere una dichiarazione di amore per i paesaggi adriatici, abbellita dai disegni originali del pittore fiumano Visentini e del zaratino Zanelli. Ne pubblichiamo due capitoli, tratti dall’edizione del 1955 di Bardi Editore in Roma.

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Pola, le Rive. Cartolina degli anni Dieci del Novecento

 Pola, 11 luglio

È tutta bianca, Pola, nel meriggio: le facciate degli estesi casamenti candiscono, avampano e scottano l’occhio che non le sopporta e cerca istintivamente un refrigerio, di tratto in tratto, riposandosi sulle profonde macchie d’ombra delle Isole Brioni. Lo «Stocco» infila il canale d’entrata. Il golfo si presenta tutto, ora, nel suo aspetto di grandezza. Mi sento come disorientato dal rivelarmisi improvviso e crescente di tutte quelle insenature e promontori ed isolette, che frazionano il golfo in altrettanti piccoli golfi. Ma, anche al profano, è subito manifesto come siffatta accidentalità naturale si presti a formidabili fortificazioni, facendo di Pola una ben munita piazza da guerra.  E l’imponenza della sua grandezza militare e commerciale aumenta a mano a mano che penetriamo nella acque della rada.

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Le banchine del porto nei primì anni Venti

È una selva d’alberi di navi, un immane garbuglio di funi, nel mezzo, tra cui intravedi la nuda banchina affocata, e le case con le finestre chiuse in prospetto del porto. […] Ma alto, vasto, maestoso, d’una maestà che non ammette rivali, propende sul golfo, dalla collina, l’anfiteatro romano. La sua mole massiccia ed aerea a un tempo, non poggiante in piano, ma digradante dal colle al mare, par che erompa da una primitiva lontananza immaginaria; e la corrente cerchia de’ suoi quadri occhi sbarrati — i finestroni in corrispondenza delle arcate sottostanti — proietta sull’affanoso e fumido groviglio moderno dell’arsenale, una limpida visione  di lembi di cielo, che le incoronano di poesia quella sua fantastica lontananza. […] Un silenzio infocato predomina su quelle pietre bianche, solidissime, e pur piegate, arcuate, orizzontati e salienti, ognuna enorme ed ognuna sparente nell’armonia dell’architettura gigantesca ed elegante.

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La Porta «Gemina», fotografia del 1905

Di Pola romana visito più tardi, coi compagni, le due porte, Gemina ed Erculea, uniche superstiti delle dodici che si aprivano nelle sue mura; e l’Arco dei Sergi, fine monumento corinzio dei tempi di Traiano.La campagna di Pola fu già famosa per la multitudine dei sepolcri ond’era sparsa. […] Forse Dante vide questi sepolcri, se com’è narrato in qualche biografia, visitò un convento sul colle di San Michele, donde si nomina la città, e il porto, e il mare aperto e la tremolante marina del Quarnaro!

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Isole Brioni, Val Catena, cartolina d’epoca

L’isola di Brioni, 12 luglio

Essere il signore di questa isola solitaria, selvaggia in parte e in parte doviziosa di tutti gli eleganti comodi moderni. Cinquant’anni orsono era tutta paludi malariche. La costanza e l’intelligenza teutonica del signor Kuppelwieser l’ha trasformata in una deliziosa residenza estiva ed invernale. Un ampio albergo, sontuosamente arredato, accoglie i desiderosi di pace, di luce e d’acqua. A semicerchio, intorno all’albergo bianco, una flora capricciosa e lussuriosa: macchie di elci, e palme, e cipressi, ed àgavi, e molte piante esotiche stranamente fogliute. Dietro, boschi di pini, fondi, che respirano con lenta voluttà, d’ogni parte, una costante aura salsedinosa.

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Il resort Kuppelwieser, fotografia degli anni Dieci

Il bagnante vi si addentra a passeggiare come in un parco dell’albergo, e v’incontra qualche romito scavo di edifizi romani, i quali paiono risvegliarsi e risorgere dalla loro millenaria sepoltura e riaffacciarsi con gioia serena, tra scenari verdi, alla vista del mare bello di giovinezza eterna. La collina lunga dell’Istria s’inarca di contro come una criniera di cavallo e riluce biancheggiando nel sole calante. Alcune sparse nuvole, tra Dignano e Gallesano, candide, somigliano graziosi vapori d’incenso salienti nell’azzurro oltre le vette acuminate dei campanili. Alcuni pescatori, in direzione del canale di Fasana, tirano le reti. Hanno i torsi e le gambe nudi e il sole, investendoli, li trapassa e ricava riflessi purpurei dalle carni per entro alle quali ti par realmente di veder tralucere il vivo fuoco del sangue umano.

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