Itinerario Adriatico. Piccolo romanzo di una vela

di Arturo Marpicati

 

Una notte a Cittanova

21 luglio 1920

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(foto Museo Storico e Navale dell’ Istria)

La vasta rada di Cittanova prende il nome di Porto Quieto dal fiume che vi si getta. Lungo il fiume Quieto calavano per la Dominante a questo porto, che adesso pare sepolto in un silenzio lontano, i legnami copiosi della vicina foresta di Montona, e quivi pure si armavano le galere costruite nell’arsenale veneto. Ora è un rifugio solingo di pescatori e di trabaccoli da carico durante il mal tempo […]. Le rustiche case che si pigiano intorno alla basilica, ottenuta sopra un tronco di tempio pagano, sono costruite con pietre lavorate e con residui di lapidi romane.

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Raffinate lapidi pertinenti alla Basilica dei Santi Pelagio e Massimo, epoca altomedioevale

(foto Sito ufficiale della città di Novigrad – Cittanova)

La modesta gente del luogo, che lavora calma e rassegnata alle cave di pietrame, si tramanda di padre in figlio, con un vecchio senso di tristizia e di rimpianto, il ricordo dell’antico fervore d’opere, e della passata opulenza della loro terra prediletta da Venezia.

Un vecchio lupo di mare che siede con noi a tavola, apparecchiata fuori dell’albergo, in faccia all’amena distesa delle acque mormoranti, ci parla della lugubre vita del paese durante l’inverno. Il mare, in bonaccia piatta, sospira così leggermente che quasi non lo si ode, e scocca baci radi e lenti alle pietre della riva.

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Per Zara

25 luglio 1920

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Si vuol raggiungere Zara per mezzogiorno. Pronti per la manovra ! — Sciogliere le cime dell’ormeggio ! Il cutter resta sull’àncora, con la prua al vento. Leviamo l’àncora. Si salpa. Messi in direzione di Ulbo, vengono issati il fiocco, la controranda e il fiocchetto. E tutte le vele si gonfiano felicemente al disteso vento di levante.

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Puntiamo ora su Punta Dura. La catena seghettata del Vèlebit corre a sinistra, in fondo al mare, cinerina: a destra, gruppi d’isole color di rosa: Premuda, Scarda, Isto, , Melàda. Vi si distinguono le macchie dei boschi. Le fascia come un nastro bianchiccio, una zona di mare in bonaccia, in cui il cielo si specchia col suo colore bianco e cilestro. L’isola di Pago s’indora lussuosamente in direzione della catena del Vèlebit, ora tutta limpida e candente nel sole. Il mare è pulitissimo.

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Verso le quattordici incrociamo il piroscafo «Knin». […] Ed ecco finalmente Zara la bella, scintillante  nel meriggio, con le bianche case della città nuova, disposte sulla riva. In mezzo ai tetti rossi  e grigi si slancia candidissimo il fusto dell’alto campanile del Duomo. Dietro la città: collina brulla, infiammata dal sole meridiano. […] A farci gli onori  di casa vengono i canottieri  della grande Società nautica «Diadòra». È la società più importante e numerosa di Zara; e non solo i suoi fasti sono stati veramente insigni sul mare, ma anche a terra si era resa tanto formidabile organizzatrice patriottica, da meritare tutte le vigili cure insidiose della polizia austriaca. Vi accorre tutta la migliore gioventù di Zara; bella gioventù, calda, fisicamente eletta, agile ed allegra nella fatica fresca del remo e della vela.

 

Itinerario adriatico, svoltosi tra il 1920 e il ’21 e da cui abbiamo riportato alcuni brani si compone di 218 pagine che toccano pressoché tutte le città e cittadine dell’Istria, del Quarnero e della Dalmazia, con Zara e Sebenico. Impossibile riproporre tutte le tappe che Marpicati toccò nel corso della sua navigazione iniziata da Fiume, città che gli fu molto cara, e terminata a Venezia, ma si è voluto fornire alcuni passaggi che potessero rievocare le bellezze luminose dei luoghi attraversati, il senso profondo della navigazione come filosofia di vita e libertà interiore, come per tanti altri eminenti scrittori della Venezia Giulia.

Itinerari Adriatici

3 / fine

 

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