Letture adriatiche. Tre suggerimenti di Carta Adriatica

Nelle classifiche pubblicate sui quotidiani per raccomandare questo e quel romanzo e quell’autore e quell’altro, non troveremo i titoli degli scrittori giuliani vissuti in un periodo del Novecento in cui l’editoria guardava ancora alla qualità delle opere e non esclusivamente al ricavo economico. Ma la letteratura d’autore non è un banale passatempo, ma uno strumento di conoscenza, una carta geografica necessaria per scoprire altri luoghi e orizzonti, anche interiori, per arricchirsi di altre esperienze e visioni. In questa più ampia concezione della lettura alcuni tra i più significativi scrittori dell’area giuliana e dalmata custodiscono nel tempo l’identità di una presenza storica e culturale dell’area adriatico-orientale, che si conserva anche grazie alle loro opere. Qualche suggerimento per leggerli o anche rileggerli in questa singolare stagione estiva in bilico tra speranze e timori.

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Enrico Morovich (Fiume 1906 – Lavagna 1994): Il baratro, La caricatura, Un italiano di Fiume

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Autore singolarissimo per i suoi numerosi racconti e romanzi dai personaggi surreali, dai sogni strabiglianti ma perfettamente coerenti, fu accolto da importanti riviste tra cui «Solaria» e pubblicò su numerosi quotidiani nazionali sino al 1978. Schivo e timidamente ironico, fu apprezzato da grandi critici letterari. Nelle sue opere la bellezza del paesaggio quarnerino e della sua Fiume che lasciò nel 1950.

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Franco Vegliani (Trieste 1915–Malcesine 1982): Processo a Volosca, La frontiera, La carta coperta.

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«Intenso narratore» lo aveva definito Claudio Magris, «asciutto e poetico cristallino nello stile e nel piglio della narrazione». Autore di racconti brevi e di splendidi romanzi ambientati nel solare paesaggio del Quarnero, ha investigato come pochi altri la complessità di una frontiera «instabile più delle altre», una vera, mirabile «geografia dell’anima».

In anni più recenti è stato pubblicato La città provvisoria, che preconizzava con notevole antiveggenza la progressiva degenerazione della società contemporanea post moderna, aggredita da nuovi, globali conformismi culturali e ideologici, senza anima né etica. Con un testo di Claudio Magris, Prefazione e nota critica di Patrizia C. Hansen

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Anna Maria Mori (Pola) Nata in Istria, L’anima altrove

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Autorevole scrittrice e giornalista presso importanti testate nazionali, nata a Pola da madre lussignana, per la RAI ha curato negli anni Novanta i primi servizi televisivi sull’esodo giuliano-dalmato e la condizione della minoritaria Comunità nazionale italofona nel contesto jugoslavo. Determinanti per la diffusione della conoscenza in Italia dell’esilio, nel secondo dopoguerra, degli italiani dalle città storicamente italiane in Adriatico orientale sono stati i suoi romanzi Bora (con Nelida Milani), Nata in Istria e L’anima altrove.

Dialogo inedito tra una esule istriana e un’istriana «rimasta», Bora si nutre dell’ intelligenza e del coraggio dell’una e dell’altra, intese a ricomporre la grande frattura dell’esodo, di dare un valore memoriale ed anche liberatorio alla storia subita da un intero popolo, che in entrambi i casi ha leso e condizionato radicalmente l’anima e la vita di entrambe. Con i due successivi libri l’Autrice ha voluto rappresentare la bellezza della sua Istria, del suo mare, della sua dolce natura per restituirle la sua antica e perenne grazia.

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