Fece emergere per primo gli orrori delle Foibe. Addio al giornalista zaratino Antonio Pitamitz.

In un commosso addio di Fausto Biloslavo e Gian Micallessin pubblicato sul Giornale c’è il racconto di quel suo impegno a far emergere una verità, quella delle foibe, che per troppi anni era stata taciuta. Ma per lui, nato a Zara 1l 23 agosto del 1936, quell‘orrore doveva essere raccontato anche a rischio della sua reputazione quando pubblicò su Storia Illustrata nel 1983 la prima inchiesta documentata anche sugli eccidi commessi dai partigiani italiani. “Rompere quel tabù gli costò caro” scrivono Biloslavo e Micalessin.
La figura di Antonio Pitamitz resterà quella di un cronista attento che ha tenuto la schiena dritta là dove le ideologie e le appartenenze  hanno tentato di occultare la verità della storia realmente vissuta.
“Un altro zaratino ci ha lasciato” ha commentato in merito Marino Micich Direttore dell’Archivio Storico di Fiume in Roma e figlio di esuli dalmati.

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http://www.primapress.it/primo-piano2/breaking-news/breaking-news/addio-ad-antonio-pitamitz-il-giornalista-che-fece-emergere-gli-orrori-delle-foibe.html

Garibaldini Fiumani nelle battaglie per Roma

Il Mausoleo Ossario Garibaldino sorge a Roma sul Gianicolo nella località detta Colle del Pino, dove tra il 30 aprile e i primi giorni del luglio 1849, guidata da Giuseppe Garibaldi, si svolse l’ultima strenua difesa della Repubblica Romana proclamata il 9 febbraio dello stesso anno.

Progettato dall’architetto Giovanni Jacobucci (1895-1970) e solennemente inaugurato il 3 novembre del 1941, dopo due anni di lavori, il Mausoleo accoglie i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1849 al 1870.
L’esigenza di ricordare degnamente i caduti per Roma fu posta con forza all’indomani della presa di Porta Pia. Nel 1878-79 lo stesso Garibaldi e il figlio Menotti furono tra i promotori della legge che riconobbe nel Gianicolo il luogo dove raccogliere i resti dei patrioti.

Ma apprendiamo da Marino Micich che nel Mausoleo delle lapidi -tra i tanti caduti per Roma-  si enumera anche Nicola Marsanich, nativo da Fiume.

La storia del basket a Pola, Fiume e Zara nel n. 45 della Rivista FIUME

Da 99 anni la Rivista di studi adriatici FIUME è veicolo di storia, cultura e civiltà. Sopravvissuta all’immane tragedia dell’esodo, iniziato nel 1945 dopo l’occupazione militare jugoslava, la Rivista fu ricostituita in esilio a Roma nel 1952.

Il nuovo numero può essere richiesto inviando una mail al dr. Marino Micich

marino.micich@virgilio.it

La nuova pubblicazione contiene saggi eccellenti e articoli di attualità culturale. In questa sede vengono trattati dai vari autori temi diplomatici e identitari, argomenti linguistici sul dialetto fiumano e storici su Rovigno d’istria, nonché biografici, riguardanti uno dei migliori promotori della cultura fiumana, Francesco Drenig. Non manca un articolo sulla storia della pallacanestro a Fiume, Pola e Zara, né interessanti recensioni e un recente dibattito sulle Foibe e l’uso pubblico della storia.

Umago, con il Museo civico alla scoperta delle radici istriane

Le radici sono importanti; quelle che ci parlano della vita, della gastronomia, dell’economia, delle tradizioni di un paese o di una città. E sono importanti soprattutto quando di mezzo ci sono state guerre ed esodi. Purtroppo, per Umago il periodo tra le due Guerre mondiali e anche l’immediato dopoguerra fino agli anni 60 del secolo scorso, non è stato troppo felice. Gli anziani ancora in vita parlano di come sia stata dura andare avanti, di come un tempo si soffriva la fame. Ma si ricordano anche di come dopo il secondo conflitto mondiale le cose siano cambiate: prima a causa dell’esodo, davvero disastroso, poi per le difficoltà economiche, di cui si è avuto ragione solo dopo gli anni 60 del secolo scorso, quando vennero costruite le fabbriche, come il cementificio, lo stabilimento “Hempel”, l’”Istra-auto” e altre. 

(nella foto il Museo civico di Umago)

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https://lavoce.hr/reportage/umago-con-il-museo-civico-alla-scoperta-delle-radici-conoscere-per-tramandare

Che ci facevano i titini a Gemona del Friuli nel 1945 ?

Una ricerca di Elio Varutti riscopre la fotografia di copertina di un volume del 2007 che mostra l’avvenuta invasione di partigiani jugoslavi. L’immagine è del 3 maggio 1945, opera del famoso studio fotografico di Piazza. Vi si vede un assembramento di persone e vari partigiani osovani, col cappello d’alpino, del Battaglione Ledra vicino a un carro armato inglese fermo, in autocolonna, davanti al comando provvisorio partigiano, ex caserma della Milizia, in Via XX Settembre.

Si svolgono febbrili trattative tra il maggiore Tommy Macpherson, dalla torretta del blindato e un capitano jugoslavo del IX Corpus, salitogli accanto. Il maggiore scozzese ha la meglio, scacciando i titini, che volevano annettere Gemona alla Jugoslavia. Così pure a Cividale, Resia, Venzone, Tarvisio…

L’espansionismo jugoslavo del dopoguerra al confine orientale italiano faceva paura persino agli USA. Dal Colorado, infatti, a fine maggio 1945 fu inviata sulle Alpi Giulie, vicino a Tarvisio (UD), la Decima divisione addestrata a combattere in particolari condizioni metereologiche di montagna per respingere le truppe di Tito. Mission M.t Mangart è il titolo di un film su quei fatti, opera del regista statunitense Chris Anthony, premiato come miglior documentario al World Film Festival di Cannes 2021.

Monfalcone (GO), nella Venezia Giulia, sono giunti in varie località del Friuli, terra tradizionalmente italiana con delle minoranze linguistiche e nel vicino Veneto. Il riferimento degli appetiti jugoslavi è a Romans d’Isonzo (GO), Cividale del Friuli, Gemona, Venzone, Aquileia e Cervignano del Friuli, nella Bassa friulana. Una jeep di artificieri jugoslavi fu vista Pochi autori spiegano che i titini, oltre ad occupare Zara, Fiume, Pola, Trieste, Gorizia e da partigiani della Osoppo sulle rive del Tagliamento.

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https://evarutti.wixsite.com/website/post/titini-a-cividale-gemona-resia-e-venzone-in-provincia-di-udine-nel-1945?fbclid=IwAR2hE6vZ4G0GvYfe9c61bJj8nDQALw_3sHX_ls4Hgv7-WxPVM-WoXad5eNA

Giulianova, un targa a ricordo dei legionari che seguirono D’Annunzio a Fiume

Con una cerimonia sobria, nel rispetto delle normative anti Covid, l’ Amministrazione comunale e l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon hanno ricordato, venerdì scorso, i giuliesi Gaetano Montini e Flaviano Iaconi, che seguirono Gabriele D’Annunzio nell’impresa di Fiume. Proprio il 24 Dicembre 1920, le truppe regolari italiane iniziarono i combattimenti contro i legionari fiumani. Tra questi, come stabilito dalle ricerche del delegato provinciale dell’Istituto, Walter De Berardinis, c’erano appunto i giuliesi Montini e Iaconi. 

Il curatore dell’evento, De Berardinis, ha portato i saluti istituzionali degli enti patrocinanti e dei loro rappresentanti: Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”. 

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Apre al pubblico la Clausura del Vittoriale

Forse non tutti sanno che al Vittoriale degli Italiani, dimora di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera (Bs), esistono due aree solitamente chiuse al pubblico: quella della pianista Luisa Baccara e quella della governante Amélie Mazoyer, entrambe amanti del poeta.

Ingressi straordinari sono previsti fra dicembre e gennaio, con cinque date per le visite guidate.

L’apertura di queste aree è limitata al periodo natalizio ed esattamente il 14 e 21 dicembre, l’11, il 18 e il 25 gennaio 2022. Si tratta degli appartamenti delle sue amanti situati tra l’Officina e il Corridoio del Labirinto. La Clausura è sempre stata chiusa al pubblico, ma si tratta di spazi davvero interessanti.

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https://timgate.it/news/italia/apre-al-pubblico-la-clausura-del-vittoriale-degli-italiani.vum

Le evolute donne di Fiume negli anni Venti

Accadde tra il 1919 e il 1921 quando al Consiglio municipale di Fiume vennero elette tre donne, Olga Kucich, Ofelia Nascimbeni e Antonia Verson. 

Lo ricorda attraverso la storica Rivista di Studi Adriatici Fiumecurata dalla Società di Studi fiumani in Roma — Marino Micich, nel numero 5 (nuova serie) del Gennaio— Giugno 2002.

Se si pensa che in Italia bisognerà aspettare la fine della seconda guerra mondiale, considera Micich, nelle terre fiumane si era alquanto avanti nel riconoscere parità di diritti delle donne. In quel periodo nella Città di Fiume era inoltre riconosciuto il divorzio.

(nell’immagine una cartolina di Fiume degli anni ’20)

L’assemblea del Consiglio nazionale – Rappresentanza municipale: elenco dei nomi

Diego Arich
Iti Baccich
Salvatore Bellasich
Edoardo Bianchi
Annibale Blau
Carlo Brazzoduro
Adriano Cattalinich
Antonio Celebrini
Carlo Colussi
Carlo Conighi
Giuseppe Corich
Vittorio Del Pino
Attilio Depoli

Felice Derenzini
Pietro Deschmann
Arturo Devescovi
Vittorio Farina
Beniamino Ferranda
Isidoro Garofolo
Riccardo Gigante
Alfonso Gregorutti
Antonio Grossich
Giovanni (Nino) Host-Venturi
Oscarre Loriani
Benedetto Kucich
Olga Kucich

Ulisse Magos
Clemente Marassi
Luigi Maroth
Carlo Minca
Ariosto Mini
Luigi Misculin
Edoardo Mondolfo
Arturo Nascimbeni
Ofelia Nascimbeni
Andrea Ossoinack
Ugo Pagan
Vincenzo Petrovich
Attilio Prodam
Giuseppe Pus
Giorgio Radetti

Idone Rudan
Giovanni Rusich
Giovanni Schittar
Giovanni Serdoz
Romualdo Serdoz
Gino Sirola
Elpidio Springhetti
Attilio Sprocher
Edoardo Susmel
Giuseppe Sussain
Luigi Maria Torcoletti
Stefano Tuchtan
Antonia Verson
Giovanni Villich
Pietro Zandegiacomo

Profughi a Laterina anche dopo il primo dopoguerra

Dagli studi di Elio Varutti

Profughi a Laterina pure nella Grande guerra? La località di Laterina (Arezzo) è nota nella storia del Novecento perché recluse, dal 1941 sotto il fascismo in un Campo di concentramento, qualche migliaio di prigionieri britannici catturati in Africa. Detta struttura detentiva attraversa varie fasi secondo come variava il fronte, tra Tedeschi ed Anglo-americani. Dal 1946, oltre a imprigionare recalcitranti della RSI, inizia ad accogliere 1.500 profughi della Venezia Giulia, in fuga dalle prevaricazioni dei miliziani jugoslavi di Tito. Dal 1948 gli arrivi si fanno sempre più intensi, fino a superare le 10mila presenze non solo di esuli giuliani, ma pure di espulsi dalle ex colonie d’Africa. Il Campo chiude i battenti nel 1963. Negli anni successivi, dall’Amministrazione comunale viene riadattato ad area artigianale.

Parliamo ora della Grande guerra . Si sa vagamente dal sito web di “radiocora.it” che il campo di Laterina ha “ospitato al termine della Prima guerra mondiale 14 famiglie provenienti dal Trentino”. Ora c’è un’altra fonte che rafforza tale fatto. Vero è che, secondo Franco Cecotti, la maggior parte delle notizie storiche sui profughi goriziani e istriani del 1914-1918 si riferisce al loro internamento in Austria, Slovenia e Boemia, voluto dalle autorità dell’Impero d’Austria-Ungheria, poco si sa della loro profuganza in Toscana, organizzata dalle autorità italiane. 

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http://eliovarutti.blogspot.com/

IMMAGINE – LEVANE PONTE – Il ponte di Levane nei primi decenni del Novecento: l’edificio visibile alla sinistra reca l’insegna dell’asilo “Del Secco”, che ospitò le giovani profughe goriziane e trentine. Fotografia Vestri, Montevarchi.

Zara veneziana: importante scoperta

Riaffiora a Zara uno scorcio della Serenissima che si credeva perduto. Nel corso dei lavori di restauro dell’edificio della vecchia Scuola tecnica sono tornati alla luce i resti della porzione della cinta muraria che un tempo collegava i bastioni Moro e Grimani. Lo ha reso noto il Dipartimento per l’archeologia dell’Università di Zara. La fortificazione era stata demolita nel 1907, come testimoniato da una lapide tutt’oggi presente sul bastione Grimani. Le mura difensive di Zara, quali testimonianze delle “Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra-Stato da Mar occidentale”, figurano dal 2017 nella Lista dei patrimoni dell’umanità stilata dall’Unesco.

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