Esodo e Foibe: l’intervista di Marino Micich al settimanale croato di Zara

Lo scorso marzo il settimanale zaratino ”Hrvatski Tjednik” ha pubblicato un’intervisto a Marino Micich (direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume a Roma, Segretario Generale della Società di Studi Fiumani e docente di master storici presso l’Università Nicolò Cusano).

Ora abbiamo disponibili sia l’articolo completo in croato che la traduzione in italiano. L’articolo originale in croato lo trovate a questo link http://www.cartaadriatica.it/wp-content/uploads/2022/09/intervista.micich.pdf

La traduzione completa è qui di seguito. Buona lettura!

In febbraio i  profughi  italiani ricordano, in base alla legge Il Giorno del Ricordo, la fuga dal regime comunista jugoslavo e la firma del Trattato di Pace di Parigi. Come viene celebrato a 75 anni da quegli avvenimenti?

Il Giorno del Ricordo si celebra in Italia dopo lunghi anni di oblio, senza rivendicazioni politiche territoriali, ma per dare dignità alle sofferenze patite dagli italiani costretti dalla politica del regime comunista jugoslavo ad abbandonare case, negozi e ogni genere di proprietà dopo la seconda guerra mondiale. Il 10 febbraio il Parlamento italiano ricorda ufficialmente assieme alle associazioni degli esuli istriani e dalmati, questi drammatici avvenimenti. Spesso al Parlamento italiano sono presenti alla cerimonia del ricordo anche gli ambasciatori di Slovenia e Croazia. In quel tempo non ci fu un decreto di espulsione contro gli italiani, ma la politica del terrore e poi la mancanza di libertà imposta dal nuovo sistema comunista di Belgrado spinse all’esodo circa 300.000 persone  dalle terre istriane e fiumane, di cui circa 260.000 erano italiani e almeno 40.000 erano cittadini italiani di nazionalità croata e slovena che preferirono il sistema occidentale. 

Come si pongono di fronte a questa storia secondo lei i politici italiani, sloveni e croati? 

La storia dell’esodo per una gran parte della storiografia italiana è una conseguenza della guerra persa, ma anche il risultato della politica del regime di Tito sui territori della frontiera giuliana in tempo di pace. Gli attuali politici italiani vedono in questa storia taciuta per lungo tempo una possibilità di promuovere un dialogo costruttivo con la Slovenia e Croazia, dove vive ancora una minoranza italiana di circa 25.000 persone. Da parte slovena e croata non ci sono  opposizioni in merito a riconoscere agli italiani i diritti civili e politici. Valuto il clima politico tra Italia, Slovenia e Croazia riguardante la tutela delle reciproche minoranze positivamente. In realtà, solo alcuni politici italiani legati all’ideologia comunista e  una parte di politici sloveni e croati nostalgici del vecchio regime di Tito, considerano questa vicenda una storia scomoda e non vogliono che venga conosciuta nella sua reale complessità. Del resto sotto la Jugoslavia comunista hanno sofferto pesanti purghe politiche anche decine e decine di migliaia di sloveni e soprattutto di croati. L’accusa predominante era l’accusa di essere „nemici del popolo“. Ebbene parlare di esuli italiani si arriva a prendere in considerazione anche le violenze subite da decine di migliaia di croati e sloveni da un sistema jugoslavia dittatoriale. In Croazia e in Slovenia non si sono fatti fino in fondo i conti con la propria storia e il periodo comunista jugoslavo.       

Sulle varie posizioni politiche quanto influiscono i traumi storici causati nel XX secolo dal comunismo, fascismo, nazionalsocialismo?

Le prese di posizioni politiche sono ovviamente molto importanti. Penso che sia fondamentale il sostegno della politica affinchè si possa dare il via a concrete riflessioni sulle dittature e i totalitarismi, i quali certamente si somigliano, ma non sono esattamente uguali. Senza il consenso dei vertici politici più importanti non si arriva poi a promuovere studi adeguati sulla storia dei regimi passati e sulle loro effettive conseguenze nel tessuto politico, sociale ed economico degli attuali Stati europei.  In queste posizioni politiche ci sono anche influenze legate al passato sia nei poltici di destra che in quelli di sinistra. Mi sembra però che la destra parlamentare italiana abbia posto una giusta distanza col fascismo, solo alcuni politici esaltano l’idea di un neo nazionalismo ma più dal punto di vista culturale, mentre la sinistra in Croazia o in Slovenia non ha preso le giuste distanze dal comunismo di Tito e in qualche modo dimostra  di sentire una certa nostalgia per la vecchia Jugoslavia socialista  federale, forse per soddisfare un’ esigenza di legittimazione politica. Basta ricordare il progetto artistico di porre una „stella rossa“  sul grattacielo di Rijeka durante il periodo di Fiume-Rijeka capitale della cultura europea. Il progetto fu salutato dall’allora sindaco uscente di Rijeka Vojko Obersnel. Un gesto che ritengo molto discutibile, perchè se da una parte ricorda la guerra di liberazione contro il nazifascismo, dall’altra parte ricorda la dittatura comunista jugoslava, che ha poi prodotto in tempo di pace più di 250.000 morti nelle terre croate, slovene ecc. Circa 8.000/10.000 itaiani furono uccisi nelle foibe o nei campi di concentramento di Tito, ma oltre 250.000 furono le vittime slovene, croate e serbe non comuniste. Una storia difficile ancora da studiare e indagare fino in fondo. Se sui crimini fascisti e nazisti in Europa si conosce ormai quasi tutto, sui crimini del comunismo ci sono ancora molte resistenze a studiarli e a denunciarli.  

Quali sono gli scopi del lavoro portato avanti dall’Archivio Museo storico di Fiume di cui lei è direttore?  Perché è stato fondato e da chi?

L’Archivio Museo storico di Fiume, con sede nel Quartiere Giuliano dalmata di Roma, fu fondato da esuli fiumani nel 1963 ed è di proprietà della Società di Studi Fiumani. L’Archivio Museo di Fiume ha lo scopo di illustrare e studiare la storia di Fiume, del Quarnaro e delle terre istriane e dalmate. Gli scopi sono esclusivamente culturali e scientifici. Parte integrante dello statuto della Società di Studi Fiumani è il Manifesto culturale fiumano, dove la Società di Studi Fiumani affida alla Croazia il compito di preservare, con spirito europeo, la storia dell’identità culturale italiana presente da secoli, assieme a quella croata, a Fiume e nei territori costieri bagnati dal Mare Adriatico.

Nel vostro lungo operare cosa siete riusciti a fare per far conoscere la storia in Italia e in Croazia? 

Nel corso della lunga attività della Società di studi fiumani e del suo Archivio Museo, molti studi e convegni sono stati organizzati per la conoscenza dell’identità culturale italiana presente a Fiume e nel Golfo del Quarnero. Inoltre, negli ultimi venti anni si sono organizzati convegni internazionali anche con studiosi italiani, croati, ungheresi per mettere in rilievo la ricchezza delle culture presenti nell’area territoriale fiumana. A Fiume come in Istria o a Zara convivevano italiani e croati in maniera accettabile prima dell’epoca dei nazionalismi e dei totalitarismi. Dopo l’avvento delle dittature fascista e poi comunista jugoslava le cose sono cambiate in peggio e la convivenza tra popoli è diventata molto difficile.

Quali sono le iniziative di cui lei è particolarmente orgoglioso?

La Società di studi fiumani è particolarmente orgogliosa di aver organizzato oltre ad un grande convegno internazionale col patrocinio del Comune di Rijeka-Fiume nel 1999 dal titolo „Fiume-Rijeka nel secolo dei grandi mutamenti“, una ricerca sulle perdite umane italiane a Fiume e dintorni dal 1939 al 1947 conclusa in collaborazione con l’Istituto Croato per la storia di Zagabria nel 2002 e pubblicata in versione bilingue italiano-croato.Tramite questa ricerca si e’arrivato a contare circa 580 vittime fiumane e italiane liquidate dall’Ozna a guerra finita. Aver concluso una ricerca internazionale di questo livello è veramente un fatto molto significativo per gli studi su questi argomenti ancora poco conosciuti.  Inoltre, aver dato vita all’Archivio Museo storico di Fiume a Roma e tenerlo aperto tutti i giorni per le scuole e il pubblico è un altro grande risultato.

Come è cambiato l’operato della vostra istituzione dal Cilma di Guerra Fredda all’indipendenza della Croazia e Slovenia?

Durante la Guerra fredda l’opera della Società di Studi Fiumani era rivolta al pubblico italiano, ma in quei tempi anche in Itaila non era facile far conoscere la storia di Fiume oppure il dramma dell’esodo dei fiumani. In Italia c’era un forte partito comunista che era amico di Tito e non voleva ascoltare le sofferenze degli esuli. In quel periodo era vietata nella Jugoslavia socialista anche la libera circolazione della nostra Rivista „Fiume“, nè gli esuli potevano organizzare incontri culturali in città. Sono solo piccoli esempi del passato clima di guerra fredda. Invece, con la nascita della Repubblica di Croazia, la situazione è molto cambiata ed è stato possibile promuovere un dialogo culturale a Fiume-Rijeka e con Zagabria di grande livello sin dal 1991. Da quel momento la Società di Studi Fiumani ha organizzato in Croazia convegni, conferenze e  collaborazioni anche con il Museo Civico di Rijeka diretto dal prof. Ervin Dubrovic.

Come considera  il fatto che nella società croata si continua a divulgare la storia attraverso la sola lettura antifascista della storia. Come vede da storico questa unilaterale lettura della storia?  

Secondo me bisogna fare uno sforzo comune per arrivare a una storia più condivisa. Se da parte comunista sono stati commessi pesanti errori e crimini anche da parte del regime di Pavelic sono stati commessi gravi errori e crimini. Bisogna che ciascuna parte politica prenda atto di questa storia difficile e cerchi di costruire un nuovo percorso di crescita etica e culturale per la Croazia di oggi. Prima però di arrivare a questo risultato bisogna fare in modo che tutte le vicende storiche vengano conosciute e studiate scientificamente. Al momento in Croazia hanno ancora molto spazio le interpretazioni ideologiche di parte e questa persistenza nuoce al dibattito aperto e democratico sui fatti della storia.

Uno dei fatti strani legati al marketing post ideologico accaduti a Fiume-Capitale europea della cultura 2020 è stata la storia della stella rossa posta sul grattacielo di Fiume. Cosa pensa a riguardo?

L’operazione „stella rossa“ è’ stata una iniziativa che sicuramente gli esuli italiani di Fiume hanno condannato. Se il regime di Tito ha avuto il merito di combattere il nazifascismo, ha successivamente instaurato una vera e propria dittatura. Dopo la Seconda guerra mondiale Tito non ha portato la vera democrazia e la  libertà ai popoli ed è per questo motivo che quella „stella rossa“ posta sul grattacielo di Rijeka-Fiume è un’ azione non giustificabile. Obersnel ha comunque  avuto per gli esuli una certa stima e considerazione, accogliendo ogni anno al municipio le delegazioni delle associazioni degli esuli fiumani di Padova e della Società di studi fiumani; Obersnel ha anche sostenuto le tabelle bilingui (italiano e croato) nelle vie della Città vecchia di Fiume e in più ha compiuto un grande gesto di considerazione verso la Società di Studi Fiumani venendo a Roma a visitare l’Archivio Museo storico di Fiume nel 2019. Non riesco a capire questo gesto, se non per motivi elettorali, dell’ex sindaco di Rijeka verso la „stella rossa“ e quindi il conseguente richiamo a un regime, come quello di Tito, che alla luce della storia è stata una vera e propria dittatura.

Cosa è successo a Fiume alla fine della seconda guerra mondiale con l’istaurazione del regime comunista e vengono eliminate persone non d’accordo con la nuova visione politica sul futuro della città?

A Fiume il 3 maggio 1945 arrivarono le brigate partigiane della IV Armata Popolare jugoslava. I tedeschi iniziarono la ritirata assieme ad alcuni gruppi armati italiani della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Prima di ritirarsi i nazisti distrussero il porto di Fiume. Il giorno dopo iniziarono gli arresti di cittadini e militarizzati ad opera della polizia segreta OZNA. Vengono arrestati dall’Ozna i poliziotti, guardie di finanza italiani rimasti tranquillamente in città, i quali avrebbero potuto ritirarsi insieme ai tedeschi. Non immaginavano questi poliziotti che sarebbero poi stati fucilati o gettati in alcune foibe dei dintorni di Fiume probabilmente per vendetta. Subito dopo vennero arrestati  i senatori di Fiume Icilio Bacci e Riccardo Gigante. Tra la notte del 4 e 5 maggio 1945 furono assassinati da emissari dell’Ozna tutti gli esponenti autonomisti di Fiume, che erano antifascisti, ma che sognavano di ristabilire lo Stato autonomo di Fiume con a capo il vecchio leader Riccardo Zanella, che si trovava a Parigi. Vennero poi arrestate e fermate oltre 30 donne che erano mogli di maestri oppure di ufficiali dell’esercito italiano. Scomparvero tutte quante senza lasciare traccia. Tra queste donne ricordo Adolfina Hodl di 17 anni che fu arrestata e poi fatta sparire. Furono uccisi anche alcuni maestri, impiegati comunali, sacerdoti e altri semplici cittadini. Il motivo vero non lo sapremo mai, perchè l’OZNA non lasciava traccia di questi omicidi. Oltre 580 fiumani e italiani furono liquidati tra il maggio e il luglio del 1945.Non erano tutti fascisti ma erano accusati di essere „nemici del popolo“. Si trattava della epurazione preventiva guidata dall’OZNA.    

Una delle più efferate uccisioni da parte partigiana fui quella di Riccardo Gigante. Finito con ganci da macellaio a Castua.  Cosa sa del caso di Riccardo Gigante e della sua  uccisione? La moglie Edith Ternyei era di origini ebraiche?

Riccardo Gigante rimase in città, avrebbe potuto fuggire, ma non si riteneva responsabile dei crimini commessi dai nazisti contro la popolazione civile croata né di quelli commessi dal prefetto fascista Temistocle Testa a Pothum. Pensava che avrebbe potuto rappresentare i diritti degli italiani di Fiume, ma si sbagliava. Fu arrestato all’alba del 4 maggio 1945 nella sua casa e condotto insieme ad altri italiani a Castua. A Castua vicino alla vecchia chiesa (Crekvina) fu fucilato, senza processo, assieme ad altri 8 italiani e sventrato dalle baionette. I cadaveri vennero poi sepolti nel bosco della Loza a circa 1 km di distanza dalle case del paese. Sopra i vadaveri gettarono ossa e resti di capra e altri animali. Il luogo della fossa fu individuato dopo le ricerche di Amleto Ballarini e con l’aiuto del parrocco di Castua don Franjo Jurcevic nel 1995. Per molti anni Ballarini organizzò una messa a Castua per poter chiedere la riesumazione di Gigante e degli altri italiani uccisi, io ero sempre presente alla messa e aiutavo nelle ricerche. Nel 2018 i resti furono recuperati grazie a un accordo sulle sepolture di guerra tra Italia e Croazia e poi vennero portati in Italia al Tempio di San Nicolò di Udine. I resti di Gigante furono poi individuati grazie all’esame del DNA e poi portati nel sepolcro del Vittoriale degli italiani che si trova accanto alla tomba di Gabriele D’Annunzio. Sono stati portati li perchè questo era il volere testamentario di D’Annunzio e di Gigante. Grazie al Presidente del Vittoriale Giordano Bruno Guerri e all’aiuto del Senatore Maurizio Gasparri si è conclusa l’operazione di sepoltura. A Castua, va aggiunto, che operò per lunghi mesi un reparto di liquidazione del KNOJ. Ci devono essere molte fosse nel bosco intorno a Castua che contengono altre vittime italiane e croate non fedeli al regime di Tito. Bisognerebbe attivare nuove ricerche. 

Lo stesso destino è toccato a Sincich e agli autonomisti dello Stato Libero di Fiume.

La tragica fine di Giuseppe Sincich è simile a quella di altri autonomisti fiumani. Furono assassinati in due giorni anche il dottor Mario Blasich, l’industriale Nevio Skull, il dottor Radoslav Baucer e Giuseppe Rubinich. Altri giovani autonomisti furono arrestati e internati nei carceri di Lubiana e Maribor. Pochi di loro tornarono indietro. Insieme agli autonomisti vennero arrestati anche alcuni esponenti del partito popolare cristiano Antonio Luksich Jamini e Mario Dassovich. Gli autonomisti furono uccisi perchè potevano chiedere l’indipendenza di Fiume come avvenne nel 1920. 

Riguardo ai crimini del regime comunista jugoslavo si tenta ancora di „giustificarli“ con i crimini compiuti dai fascisti sui croati e sloveni, ma come spiegare il selvaggio trattamento dei partigiani titini nei confronti della giovane studentessa istriana Norma Cossetto nell’ottobre 1943?

 L’azione dei combattenti partigiani di Tito contro il nazifascismo è comprensibile e va rispettata. Non è giustificabile invece la nuova dittatura comunista instaurata con la forza militare e poliziesca a guerra finita. Questo non è eticamente comprensibile né giustificabile al giorno di oggi, in cui l’Unione Europea fonda la sua azione sui principi di democrazia e libertà. Norma Cossetto è solo una delle oltre 430 donne italiane uccise e spesso violentate dai partigiani di Tito in Istria, a Fiume e a Zara. Qualcuno potrà dire che tante donne croate e slovene sono state uccise dai nazifascisti, ma un crimine non può giustificare altro crimine. I crimi dei nazifascisti sono stati sempre condannati ma quelli commessi dai comunisti jugoslavi i sovietici trovano ancora chi li giustifica. Questo giustificare non è eticamente corretto. 

Il clima di violenza spinge gli appartenenti alla comunità etncio-linguistica italiana ad abbandonare per paura la città e al posto loro verranno portati in città altri cittadini jugoslavi, che muteranno la struttura etnica, sociale e culturale di Fiume? Come illustrereste questi avvenimenti?    

Il regime comunista jugoslava instaurando una dittatura colpiva non solo gli italiani, ma anche le minoranze tedesche, ungherese e così gli stessi croati, sloveni che non erano favorevoli alla dittatura comunista. Diventavano tutti „nemici del popolo“…Vlatko Macek, che fascista non era, dovette fuggire negli Stati Uniti per salvarsi e così altri esponenti non solo nazionalisti croati ma anche di altri partiti dovettero fuggire per non essere uccisi. Anche esponenti comunisti croati dissidenti come Andrija Hebrang (padre) finirono internati e uccisi dall’UDBA. Senza poi ricordare il grave caso dell’Arcivescovo Alojzije Stepinac, imprigionato e umiliato dal regime di Tito. Molti sacerdoti furono vittime innocenti di quel regime che aveva nell’UDBA, comandata dal comunista serbo  Aleksandar Rankovic, la forza principale di repressione antidemocratica.      

Come giudica personalmente la tragedia degli esuli dopo la seconda guerra mondiale?

La tragedia degli esodi dopo la seconda guerra mondiale deve essere conosciuta. La fuga dai sistemi comunisti dell’Europa orientale sotto il ferreo controllo del regime sovietico di Stalin è stata  una scelta di libertà e di democrazia. Non si tratta di semplici emigrazioni. Quasi tutta la mia famiglia presente oltre 500 anni in Dalmazia è andata via verso l’Italia e l’Australia per non rimanere sotto il regime jugoslavo di Tito e anche perchè legata alla civiltà italiana. Si parlavano in famiglia tre lingue italiano, croato e albanese. Mia madre è nativa di Arbanasi, un borgo albanese cattolico che sorse vicino Zara nel lontano 1725.   

Le sue origini sono di Zara. Ci può spiegare su che basi la sua famiglia si è determinata per la nazionalità italiana (lo stesso procedimento vale per i fiumani)

La mia famiglia ,Micich, proveniva probabilmente dalla Bosnia e arrivò a Zara insieme ad altre famiglie in fuga dai turchi intorno al 1680. Zara era territorio veneto e in città la popolazione italiana era da sempre molto numerosa. Mio padre nacque nel 1930 a Zara che apparteneva ormai al Regno d’Italia, in base al Trattato di Rapallo del 1920. Le scuole di mio padre erano in lingua italiana e in famiglia si parlavano quindi il croato e l’italiano. In famiglia di mia madre si parlava in casa l’albanese. Quando sono arrivati i partigiani mio padre aveva solo 14 anni. Mio nonno chiese l’opzione dopo il 1947, ma non fu concessa e così papà con i suoi 7 fratelli è rimasto a Zara fino al 1955. Dopodiché due fratelli sono fuggiti clandestinamente e hanno raggiunto Trieste, mio padre nel 1956 ha avuto il documento per andare in Italia con mia madre. Tutti i Micich sono andati via. La scelta di mio padre è stata politica, perchè non aveva mai accettato di vivere sotto il regime comunista jugoslavo.           

Un ramo della tua famiglia rimasto in Croazia ha dato un contributo significativo alla difesa nella Guerra contro l’aggressione serba?

Si ho un cugino della mia età Danijel Kotlar, da parte della famiglia di mia madre di Arbanasi. Lui si è arruolato volontario nell’esercito croato, quando i serbi hanno aggredito Zara, poi è diventato un eroe della guerra per l’indipendenza della Croazia democratica.

Alcuni membri hanno combattuto per il generale croato Ante Gotovina?

In particolare mio cugino, diventato poi Generale di Brigata a Sebenico /Sibenik), era agli ordini di Ante Gotovina ed è stato decorato al valor militare dal presidente Tudjman. Sono molto orgoglioso di lui e della sua scelta di combattere contro i serbo-jugoslavi, per dare libertà, indipendenza e democrazia alla Croazia. Anche se l’esodo ci ha separato, in famiglia siamo sempre stati uniti.  

DOMANDE NEI RIQUADRI

Come era la vita a Fiume durante le due guerre mondiali e l’atteggiamento del regime fascista nei confronti dei croati?

A Fiume/Rijeka, sotto il regime fascista esisteva una situazione difficile per la popolazione croata e slovena presente in città per la mancanza di libertà e anche per conservare l’uso della lingua nelle scuole. Il fascismo aveva ingiustamente chiuso le scuole in lingua croata sia a Fiume e sia in Istria. Tuttavia i croati non persero il lavoro nelle molte fabbriche fiumane. Infatti, se nel 1925 si contavano a Fiume circa 10.435 „jugoslavi“ e nel censimento del 1940 il numero di „jugoslavi“ aumentò a circa 15.800“, ciò vuol dire che, evidentemente, non ci fu un calo della popolazione croata e slovena in città. Sicuramente gli accordi di amicizia italo jugoslavi stipulati tra Ciano e Stojadinovic (1937), portarono un certo beneficio anche tra i croati e sloveni presenti in città e nel Quarnero.

Nella Fiume fascista si misero in luce vari fiumani come Bacci, Gigante ecc. Perchè sono importanti e quale ruolo hanno nella Fiume di quel periodo?  

Le famiglie etnicamente miste a Fiume come a Zara erano almeno l’80%. Il passaggio alla lingua e cultura italiana avveniva a Fiume non per decreto ma naturalmente. L’italiano era da secoli la lingua d’uso più comune e così anche il dialetto fiumano. Questa tendenza linguistica e culturale si affermò a Fiume già nel Cinquecento. Anche i cognomi in CH come il mio Micich o Baccich assumono questa forma già nel 1800 e quindi non solo sotto il periodo fascista. I personaggi citati sono significativi perchè politicamente diventano molto importanti: Riccardo Gigante e Icilio Bacci diventano Senatori del Regno d’Italia, Bacci diventa un importante funzionario di stato esperto di economia, Host-Venturi oltre a distinguersi durante l’Impresa di Fiume diventa poi Ministro delle Comunicazioni e Trasporti sotto il regime fascista. Edoardo Susmel invece diventa affermato storico e presidente della Provincia fascista del Carnaro. Nessuno di loro commise crimini contro la popolazione civile croata, perchè non avevano questi poteri per decidere della vita e della morte.

Un esempio reale delle divisioni ideologiche ed etniche è la storia di Marcel Tyberg e di Milan Mihich che potrebbe diventare un film.

Il caso della grande amicizia tra lo sfortunato compositore di origine ebraiche Marcel Tyberg scomparso ad Auschwitz e venuto a vivere da Vienna ad Abbazia/Opatija) e il prof. Milan Mihich, è un esempio di come a Fiume esisteva la tolleranza tra le persone intelligenti e libere da pregiudizi ideologici. Io custodisco e tramando la storia dei Mihich andati esuli in Italia dopo il 1946, perchè è una famiglia fiumana di grandi medici e gente di cultura. Milan Mihich morì assai presto in Italia, il figlio Enrico grazie all’aiuto della madre che si mise a lavorare nelle navi della compagnia Cosulich che andavano negli Stati Uniti, riuscì a laurearsi in medicina a Milano. La madre di Enrico, Rosina Lenaz era figlia del grande medico e patriota Lionello Lenaz. Lenaz fu sempre contrario alla politica della razza del regime fascista. Nel 1950 la madre di Enrico riuscì a portare il figlio negli Stati Uniti dove egli potè continuare gli studi di medicina. Enrico divenne così un grande medico e scienziato oncologo del Roswell Hospital Park di Buffalo e docente dell’Università di Harvard. La musica di Tyberg fu salvata dai Mihich e il figlio Enrico diventato poi uno dei maggiori oncologi al mondo, tenne fede al volere del padre Milan di organizzare un gran concerto con le musiche di Tyberg e così nel 2015 alla presenza del presidente Obama e del presidente croato Josipovic fu organizzato il gran concerto. Un evento molto importante e commovente. Sarrebbe molto bello poter girare un flim su questa storia di grande umanità e amicizia nata sulle rive del Quarnero. Una storia di altri tempi, ma che può essere un nobile esempio da far conoscere alle giovani generazioni.       

Fine

Libero accesso al volume “Dall’esilio al ritorno” scaricabile in Pdf

La Società di Studi Fiumani, con sede a Roma, ha concesso il libero accesso online al volume che racchiude i suoi 50 anni di attività dal 1960 al 2010. Un interessante escursus su come è cambiata la Storia grazie alle continue iniziative di chi aveva (ed ha) a cuore il destino degli Esuli istriani, fiumani e dalmati.

PER SCARICARE E LEGGERE IL LIBRO USARE QUESTO LINK

http://www.cartaadriatica.it/wp-content/uploads/2022/07/dall.esilio.al_.ritorno.pdf

Magazzino 18 a Trieste, simbolo dell’esodo giuliano-dalmata

Nel porto vecchio il magazzino era pieno delle masserizie accumulate dagli Esuli, ora passate al magazzino 26 con un allestimento destinato alle visite.

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https://www.triesteallnews.it/2022/07/magazzino-18-lhangar-simbolo-dellesodo-una-storia-di-trieste/

A Basovizza inaugurata la stele dei Bersaglieri

Anche i Bersaglieri d’Italia hanno voluto mettere il loro sigillo presso la Foiba di Basovizza, con una stele che ricorda le “vittime innocenti di un odio cieco”.

All’inaugurazione sono intervenuti il presidente del Consiglio regionale, l’arcivescovo di Trieste e il sindaco del capoluogo giuliano.

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https://www.ilfriuli.it/articolo/politica/i-bersaglieri-ricordano-le-vittime-delle-foibe/3/267868

Il Ministro Bianchi chiarisce: nessun parallelo tra Foibe e Shoah

Rispondendo ad un’interpellanza parlamentare, il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha smentito che nella circolare informativa per le scuole dello scorso “Giorno del Ricordo”, vi fosse contenuto un parallelismo storico tra le vicende del confine orientale e quelle degli ebrei.

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https://www.adnkronos.com/bianchi-chiarisce-a-scuola-nessun-parallelo-foibe-shoah_3bFktAhKVIvsiWVhc0xiaz

Storie (quasi) sconosciute di fiumani nella prima guerra mondiale

La Società di Studi Fiumani tiene vivo il ricordo delle 146 vittime fiumane italiane: uomini, donne, vecchi e bambini morti in un campo di concentramento austroungarico tra il 1916 e il 1918. L’Italia li ha dimenticati… gli esuli fiumani in Italia mai. Con propri fondi contribuirono all’onore del ricordo di tanti italiani dimenticati, realizzando in Ungheria nel 1996 un monumento a Sulysap/Tapiosuy.

La Società di Studi Fiumani e l’Archivio-Museo storico di Fiume a Roma sono riconosciuti dalla legge istitutiva del “Giorno del Ricordo” e da sempre collaborano con enti, associazioni, istituzioni e scuole per la diffusione della conoscenza sulle vicende del nostro confine orientale.

Un impegno riconosciuto fino ai massimi livelli della Repubblica, per l’equilibrio e la pragmaticità sempre dimostrati nelle ricerche storiche, nella pubblicazione degli argomenti e nella testimonianza fornita.

Il Presidente della Società di Studi Fiumani è il Prof. Giovanni Stelli.

Direttore dell’Archivio-Museo storico di Fiume a Roma è il Dott. Marino Micich

Commemorati 97 Finanzieri uccisi nelle Foibe

Alla Foiba di Basovizza ricordati i Finanzieri della caserma “Campo Marzio” di Trieste, uccisi a guerra finita dalle milizie titine, dopo essere stati indotti con l’inganno a consegnare armi ed uniformi.

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https://www.oggitreviso.it/uccisi-nelle-foibe-commemorati-oggi-97-finanzieri-279225

Ministero Istruzione: Seminario online per docenti su “L’agonia di Pola e l’Esodo”

Venerdì 6 maggio 2022 un seminario online sulle vicende di Pola alla fine della seconda guerra mondiale. E’ organizzato dal Ministero dell’Istruzione e dalle Associazioni degli Esuli, con lo scopo di aggiornare i docenti delle scuole di ogni ordine e grado.

Interverranno tra le ore 16 e le ore 18 il Prof. Roberto Spazzali, l’Ing. Tito Sidari, Salvatore Palermo (esule da Pola). Modererà la giornalista di origini polesane Lucia Bellaspiga. Al termine sarà possibile porre domande.

Le iscrizioni gratuite vanno effettuate entro il 4 maggio.

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http://www.resegoneonline.it/articoli/seminario-online-per-docenti-lagonia-di-pola-e-lesodo-20220430/

Il 2 maggio a Basovizza il ricordo dei poliziotti infoibati

La cerimonia a cura del Sindacato Autonomo di Polizia alle 10:00. Seguirà un’ulteriore cerimonia in Questura alle 11:00.

Un momento per ricordare i tanti poliziotti caduti per mano delle milizie di Tito e, talvolta, gettati nelle foibe insieme ai loro concittadini.

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https://www.triesteprima.it/attualita/memorial-day-sap-2022.html

Quella bimba con la valigia ora prega per i piccoli ucraini

La foto simbolo dell’Esodo giuliano-dalmata vive ancora nei ricordi della sua protagonista.

La storia di un dramma nel racconto fotografato da Il Giornale.

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https://www.ilgiornale.it/news/cronache/lex-bimba-valigia-simbolo-dellesodo-prego-perch-i-bimbi-2029326.html