OZNA. Il terrore del popolo. Storia della polizia politica di Tito

Josip Broz non è stato un ideologo e neppure un trascinatore di folle. Il suo ruolo è stato tutto assorbito dalla dimensione del rivoluzionario, meglio del “cospiratore rivoluzionario” che –con gli strumenti che gli sono propri, quelli del terrore– conquista prima il partito, poi il paese. Lo scrittore William Klinger ha ricostruito tale percorso e ha messo a fuoco quanto, in tale modus operandi di Tito, sia stato determinante il ruolo del suo apparato repressivo.

Se ne parla venerdì 18 febbraio alle 17:30 nella Sala Tommaseo in Campo San Fantin, 1897 a Venezia presso l’Ateneo Veneto, con la presentazione del volume “OZNA. Il terrore del popolo. Storia della polizia politica di Tito” di William Klinger (Trieste, Luglio Editore 2015).

Interventi di Paolo Sardos Albertini (Lega Nazionale) e del giornalista Toni Capuozzo. Modera Silvia Zanlorenzi (Anvgd Venezia).

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La storia del basket a Pola, Fiume e Zara nel n. 45 della Rivista FIUME

Da 99 anni la Rivista di studi adriatici FIUME è veicolo di storia, cultura e civiltà. Sopravvissuta all’immane tragedia dell’esodo, iniziato nel 1945 dopo l’occupazione militare jugoslava, la Rivista fu ricostituita in esilio a Roma nel 1952.

Il nuovo numero può essere richiesto inviando una mail al dr. Marino Micich

marino.micich@virgilio.it

La nuova pubblicazione contiene saggi eccellenti e articoli di attualità culturale. In questa sede vengono trattati dai vari autori temi diplomatici e identitari, argomenti linguistici sul dialetto fiumano e storici su Rovigno d’istria, nonché biografici, riguardanti uno dei migliori promotori della cultura fiumana, Francesco Drenig. Non manca un articolo sulla storia della pallacanestro a Fiume, Pola e Zara, né interessanti recensioni e un recente dibattito sulle Foibe e l’uso pubblico della storia.

Che ci facevano i titini a Gemona del Friuli nel 1945 ?

Una ricerca di Elio Varutti riscopre la fotografia di copertina di un volume del 2007 che mostra l’avvenuta invasione di partigiani jugoslavi. L’immagine è del 3 maggio 1945, opera del famoso studio fotografico di Piazza. Vi si vede un assembramento di persone e vari partigiani osovani, col cappello d’alpino, del Battaglione Ledra vicino a un carro armato inglese fermo, in autocolonna, davanti al comando provvisorio partigiano, ex caserma della Milizia, in Via XX Settembre.

Si svolgono febbrili trattative tra il maggiore Tommy Macpherson, dalla torretta del blindato e un capitano jugoslavo del IX Corpus, salitogli accanto. Il maggiore scozzese ha la meglio, scacciando i titini, che volevano annettere Gemona alla Jugoslavia. Così pure a Cividale, Resia, Venzone, Tarvisio…

L’espansionismo jugoslavo del dopoguerra al confine orientale italiano faceva paura persino agli USA. Dal Colorado, infatti, a fine maggio 1945 fu inviata sulle Alpi Giulie, vicino a Tarvisio (UD), la Decima divisione addestrata a combattere in particolari condizioni metereologiche di montagna per respingere le truppe di Tito. Mission M.t Mangart è il titolo di un film su quei fatti, opera del regista statunitense Chris Anthony, premiato come miglior documentario al World Film Festival di Cannes 2021.

Monfalcone (GO), nella Venezia Giulia, sono giunti in varie località del Friuli, terra tradizionalmente italiana con delle minoranze linguistiche e nel vicino Veneto. Il riferimento degli appetiti jugoslavi è a Romans d’Isonzo (GO), Cividale del Friuli, Gemona, Venzone, Aquileia e Cervignano del Friuli, nella Bassa friulana. Una jeep di artificieri jugoslavi fu vista Pochi autori spiegano che i titini, oltre ad occupare Zara, Fiume, Pola, Trieste, Gorizia e da partigiani della Osoppo sulle rive del Tagliamento.

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https://evarutti.wixsite.com/website/post/titini-a-cividale-gemona-resia-e-venzone-in-provincia-di-udine-nel-1945?fbclid=IwAR2hE6vZ4G0GvYfe9c61bJj8nDQALw_3sHX_ls4Hgv7-WxPVM-WoXad5eNA

Le evolute donne di Fiume negli anni Venti

Accadde tra il 1919 e il 1921 quando al Consiglio municipale di Fiume vennero elette tre donne, Olga Kucich, Ofelia Nascimbeni e Antonia Verson. 

Lo ricorda attraverso la storica Rivista di Studi Adriatici Fiumecurata dalla Società di Studi fiumani in Roma — Marino Micich, nel numero 5 (nuova serie) del Gennaio— Giugno 2002.

Se si pensa che in Italia bisognerà aspettare la fine della seconda guerra mondiale, considera Micich, nelle terre fiumane si era alquanto avanti nel riconoscere parità di diritti delle donne. In quel periodo nella Città di Fiume era inoltre riconosciuto il divorzio.

(nell’immagine una cartolina di Fiume degli anni ’20)

L’assemblea del Consiglio nazionale – Rappresentanza municipale: elenco dei nomi

Diego Arich
Iti Baccich
Salvatore Bellasich
Edoardo Bianchi
Annibale Blau
Carlo Brazzoduro
Adriano Cattalinich
Antonio Celebrini
Carlo Colussi
Carlo Conighi
Giuseppe Corich
Vittorio Del Pino
Attilio Depoli

Felice Derenzini
Pietro Deschmann
Arturo Devescovi
Vittorio Farina
Beniamino Ferranda
Isidoro Garofolo
Riccardo Gigante
Alfonso Gregorutti
Antonio Grossich
Giovanni (Nino) Host-Venturi
Oscarre Loriani
Benedetto Kucich
Olga Kucich

Ulisse Magos
Clemente Marassi
Luigi Maroth
Carlo Minca
Ariosto Mini
Luigi Misculin
Edoardo Mondolfo
Arturo Nascimbeni
Ofelia Nascimbeni
Andrea Ossoinack
Ugo Pagan
Vincenzo Petrovich
Attilio Prodam
Giuseppe Pus
Giorgio Radetti

Idone Rudan
Giovanni Rusich
Giovanni Schittar
Giovanni Serdoz
Romualdo Serdoz
Gino Sirola
Elpidio Springhetti
Attilio Sprocher
Edoardo Susmel
Giuseppe Sussain
Luigi Maria Torcoletti
Stefano Tuchtan
Antonia Verson
Giovanni Villich
Pietro Zandegiacomo

“La Sapienza” studia i Giuliano-Dalmati a Roma

L’Università di Roma “La Sapienza” ha da poco pubblicato un voluminoso studio sul quadrante sud di Roma intitolato “La metropoli continua”, con notizie dedicate anche al Quartiere Giuliano-Dalmata della capitale.

Per addentrarsi nella originale storia del quartiere, sono state usate come fonti le pubblicazioni di Marino Micich e Gianclaudio de Angelini, edite dalla Società di Studi Fiumani e dall’Associazione per la Cultura Fiumana Istriana e Dalmata nel Lazio. 

E’ possibile leggere un estratto del nuovo volume tramite questo link https://www.editricesapienza.it/sites/default/files/6011_La_metropoli_continua_ESTRATTO.pdf che comunque non comprende la parte del Quartiere degli Esuli.

L’Istria di Verteneglio: memorie, volti e tradizioni

Un volume, “Verteneglio. Memorie, volti e tradizioni di una comunità istriana” scritto da David di Paoli Paulovich, paragonabile a uno scrigno ricco non solamente di storie, tradizioni, musica e memorie, ma pure di vissuto, di testimonianze e raccolte di ricerche che andranno sicuramente ad arricchire non soltanto biblioteche e archivi, ma il bagaglio storico e culturale degli abitanti del territorio, in quanto ognuno può trovare in esso un pezzo di storia della propria famiglia, delle proprie abitudini o semplicemente ricordi che adesso sicuramente non si perderanno nell’oblio del tempo. Il volume, edito dall’Associazione delle Comunità istriane di Trieste, di cui l’autore è presidente, grazie ai fondi ministeriali ex legge 72/2001, è stato presentato negli spazi della Comunità degli Italiani di Verteneglio.

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https://lavoce.hr/cronaca/cronaca-istriana/verteneglio-memorie-volti-e-tradizioni

Claudio Magris dona il suo archivio al Gabinetto Vieusseux di Firenze

Lo scrittore, saggista e germanista triestino Claudio Magris, da anni in odore di Nobel, ha donato il suo vastissimo archivio privato (“circa 70 metri di libri”) e quello della moglie, la scrittrice Marisa Madieri, mancata nel 1996, al Gabinetto Vieusseux di Firenze, istituzione scientifico-letteraria fondata nel 1820 e tra i maggiori centri culturali europei. Qui si incontrarono Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni. Il Viesseux ha una tradizione di fondi d’autore molto importante e custodisce gli archivi di grandi personalità del Novecento come Gadda, Ungaretti, Luzi, De Filippo, Pasolini.

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https://www.rtvslo.si/capodistria/radio-capodistria/notizie/cultura/claudio-magris-dona-il-suo-archivio-al-gabinetto-vieusseux-di-firenze/602728

Un volume celebra il centenario del dalmata Ottavio Missoni

Con la sua arte applicata alla moda, Ottavio Missoni, insieme alla moglie Rosita, ha fatto la storia del ‘900. Nato a Ragusa di Dalmazia nel 1921, stabilitosi poi a Sumirago (Varese) fino alla morte nel 2013, ha lasciato un segno indelebile prima nello sport, poi nella moda e infine tra gli Esuli che lo hanno sempre circondato -ricambiati- del loro affetto.

Il 3 dicembre a Bologna verrà presentato il volume del centenario “Missoni – La grande moda italiana”, alla presenza di Luca Missoni, direttore artistico dell’Archivio Missoni.

Grazie alla collaborazione con l’archivio Missoni e alla diretta partecipazione della famiglia Missoni, il volume ripercorre per immagini la storia della casa di moda, da piccola bottega a brand celebrato in tutto il mondo.

Missoni, Mondadori Store e Scripta Maneant Editore
Presentazione del volume: “Missoni – La grande moda italiana”
edizione  celebrativa per il centenario della nascita di Ottavio Missoni
Bologna, Biblioteca Salaborsa, Piazza del Nettuno 3. 
venerdì 3 dicembre 2021, ore 18.

https://www.varesenews.it/2021/11/un-libro-sullarte-ottavio-missoni-la-presentazione-bologna/1404710/

Le donne italiane vittime a Fiume e dintorni

Donne cittadine italiane soppresse da parte partigiana jugoslava nel periodo 1943–1946. Gli studi effettuati dalla Società di Studi Fiumani, hanno portato a valutare in 453 il numero di donne eliminate. Fra loro si considera fossero ben 15 insegnanti e maestre. I dati qui citati sono stati resi pubblici da Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume in Roma, a seguito del lavoro di aggregazione dati di diverse opere dedicate alle perdite umane e vittime italiane in Venezia Giulia, Fiume e Dalmazia.

Resta determinante il complesso lavoro di ricerca eseguito dalla SSF in accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Direzione generale per gli Archivi) e con l’Istituto Croato per la Storia di Zagabria, che nel 2002 portò alla pubblicazione del volume condiviso “Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni” i cui dati sono stati ora implementati e precisati da Marino Micich. Le opere prese in considerazione sono: Albo d’oro dei Caduti giuliani e dalmati di Luigi Papo, Il Martirologio delle genti adriatiche di Gianni Bartoli e Per l’Italia di Ottone Talpo a cura della Società Dalmata di Storia Patria.

Franco Vegliani, il confine concreto e morale

Franco Vegliani, già Sincovich, nacque a Trieste nel 1915 da famiglia originaria dell’isola di Veglia. Formatosi a Fiume negli anni Trenta del Novecento, conseguì la laurea nell’Università di Bologna ed esordì nel 1936 sulla rivista letteraria fiumana “Termini”, della cui redazione fece parte sino al 1938.

Tenente carrista in Africa Settentrionale durante il conflitto mondiale, fatto prigioniero dagli inglesi in Egitto, presso Geneifa, nel 1942 rientrò in Italia appena nel 1946. Nei lunghi anni trascorsi nel campo di detenzione Vegliani elaborò alcuni racconti nei quali è possibile rinvenire alcuni dei temi peculiari della sua poetica: la storia, il motivo costante della libertà e del confine storico e.interiore. Ma nel 2016 un inedito e considerevole testo venne alla luce: La città provvisoria –  la scoperta di un altro Vegliani, per così dire, – che anticipava perfettamente le alienazioni contemporanee, la massificazione del pensiero, la cieca obbedienza a miti di fumo.

Nel centenario della sua nascita la Società di Minerva di Trieste ha dedicato, il 10 dicembre 2015, una giornata di studi dal titolo «La frontiera e oltre», con interventi di Elvio Guagnini, Claudio Magris, Gino Pavan e Patrizia C. Hansen.
I contributi scientifici sono pubblicati nel volume LXXVI della Raccolta dell’ “Archeografo Triestino” edito dalla stessa Società di Minerva.

La città provvisoria – Cinque sensi editore in Lucca – Aprile 2016