L’apoxyómenos, o l’atleta di Lussino

La statua in bronzo conosciuta anche come Apoxyómenos e raffigurante un atleta colto nell’atto di detergersi il corpo dalla polvere e dal sudore con un strigile (una specie di raschietto), fu ritrovato nel 1997 in circostanze del tutto fortuite – come già accaduto per i Bronzi di Riace ritrovati nel 1972, per l’Atleta di Fano o Bronzo Getty nel 1964 e per il Satiro di Mazara, rinvenuto nel 1998 – da un subacqueo belga durante un’immersione tra l’isolotto di Oriule Grande (Vele Orjule) e l’isola di Lussino (Lošinj). Alto 192 cm, è finora l’unico bronzo di una certa dimensione rinvenuto nell’Adriatico orientale.

L’Apoxyómenos venne tuttavia recuperato appena nel 1999, quindi collocato in apposito ambiente protetto, divenendo da quel momento oggetto dell’acceso interesse di archeologi e restauratori.

 

I lunghi restauri

Le operazioni di restauro sono state lunghe e complesse: i lavori d’indagine e di ripulitura, durati ben quattro anni, hanno coinvolto istituzioni croate e italiane, tra queste il rinomato Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Inizialmente sono state eseguite, sull’intera statua, riprese fotografiche a raggi gamma – più potenti e penetranti dei raggi x – che hanno consentito di verificare le condizioni del metallo in profondità, evidenziandone lo stato di conservazione, saldature e incrinature. Le condizioni del reperto erano pessime: la gamba destra evidenziava un ampio vuoto, nonché una frattura circolare nella coscia; braccio destro e sinistro presentavano significativi problemi, il sinistro in particolare non dava garanzie di potersi sostenere; mancava infine un dito della mano sinistra, forse per una frattura antica. Rimasta per lunghi secoli adagiata sul fianco destro, la parte anteriore dell’atleta, così protetta da uno spesso sedimento calcareo, risultò in buone condizioni, mentre la parte posteriore, a diretto contatto con la sabbia, si era grandemente assottigliata al punto che la superficie appariva ridotta – come dichiarato dagli esperti – a metallo mineralizzato, assai poco consistente.

 

Un naufragio o un’offerta agli dei

Si suppone che il bronzo sia finito in mare all’inizio del I secolo a.C., durante un naufragio, quando fu gettato in mare per alleviare la nave del carico e scongiurare così il pericolo che potesse rovesciarsi, o come offerta di sacrificio agli dei, al fine di poter continuare in sicurezza il viaggio lungo il canale di Ossero (Osor), in presumibile direzione di una grande città. Dove la nave fosse diretta non è evidentemente noto, ma le più probabili rotte di quel tempo prevedevano precise direzioni: verso Absoms (l’attuale Ossero/Osor), o verso la terraferma, in direzione di Tarsatica (Fiume/Rijeka), nel golfo del Quarnero; o verso Pietas Julia (Pola/Pula); o, ancora, verso le meravigliose Pullariae (le isole Brioni/Brijuni) dalle molte, lussuose ville imperiali. Era pratica diffusa, per salvare nave ed equipaggio in circostanze difficili, alleggerire il carico.

 

Dalla Grecia all’Italia romana

In ogni caso, dall’esame del materiale presente nella parte cava del bronzo risulta che la statua affondò in mare in un’epoca sicuramente non vicina alla data della sua fusione: in base alla datazione al carbonio e al materiale organico rinvenuto al suo interno (un nocciolo di pesca e un rametto) risalirebbe alla prima età imperiale, tra il 20 a. C. e il 110 d.C., probabile copia di un originale greco del IV secolo a C. Si è così potuto dedurre che già a partire dal I sec. a.C. fu sottoposta a sommari interventi di restauro o consolidamento, per danni forse causati da impropri metodi di trasporto. Reperti organici recuperati al suo interno, grazie alla perizia e alla scienza dei restauratori fiorentini che vi hanno lavorato sei anni, hanno permesso di ipotizzare datazioni diverse che collocano la statua tra il 110 a.C., al 170 d.C. Nel I e II sec. d.C. era comune che navi romane facessero la spola tra la Grecia e l’Italia, la Spagna o la Gallia, portando statue e manufatti di pregio per i ricchi proprietari di residenze cittadine, di campagna o sul mare.

 

Presto nel “suo” Museo

Lo storico Pausania, nella Periegesi (descrizione topografica di luoghi con l’esposizione dei fatti storici antichi e dei costumi degli abitanti) della Grecia, pubblicata fra il 160 e il 177 d.C., narra di siti già in abbandono a quei tempi, di edifici fatiscenti e invasi dalla vegetazione, segno di una decadenza economica e di un diminuito interesse religioso palesatosi in diverse aree dell’Ellade.

Dopo il restauro, recuperato il suo antico splendore la statua fu esposta nel 2006-2007 a Firenze a Palazzo Medici Ricciardi, quindi al Louvre di Parigi e al British Museum di Londra nel 2015 e al Paul Getty Museum di Los Angeles. Nel prossimo aprile lo attende la definitiva collocazione nella “sua” isola dalla quale ormai prende il nome, nel Museo dove il bronzo di Lussino troverà la sua sede permanente, il Palazzo Quarnero (Palači Kvarner) di Lussingrande (Malj Lošinj), completamente restaurato.

apox

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