Mare veneziano, storia di relazioni

Il grande formato e il ricco apparato iconografico può far pensare ad un classico “libro strenna”, solitamente costituito dai belle fotografie e un po’ scarso di contenuti, invece Mare veneziano, edito da Jaca Book, autori lo studioso francese Olivier Chaline per i testi e il fotografo Jean-Cristophe Dartoux per le immagini, coniuga un’affascinante galleria con testi accurati che raccontano la quasi millenaria presenza della Serenissima nell’Adriatico. Se è vero che questo Mare fu per l’Europa e per secoli il «golfo di Venezia», è altresì vero – come si legge nell’Introduzione – che «il vero campo d’azione dei mercanti veneziani era situato ben più lontano, nel Mediterraneo orientale, bizantino e musulmano, se non addirittura nel Mar Nero».

«Una posizione essenziale aperta sull’Oriente»

Ma la sua storia, come rimarcano gli autori, non può limitarsi ad essere un racconto di vicende militari e di conquiste consolidate, o perdute, nel tempo, perché «la Repubblica di san Marco ha occupato una posizione essenziale, pur se non esclusiva, nella civiltà italo-slava aperta sull’Oriente […]. Essa ha beneficiato della profonda impregnazione latina di questi lidi [l’Istria e la Dalmazia, ndr]. […], e «si inserisce negli stretti legami culturali e artistici intercorsi tra i porti dalmati e l’Italia dell’età tardo antica e poi del Medioevo».

La presenza e l’influenza di Venezia sull’Adriatico orientale sono ancor oggi ben visibili non soltanto nella diffusa presenza di fortificazioni e di porti muniti lungo tutto il versante orientale, ma risaltano ancor più nello straordinario linguaggio artistico e architettonico che avrebbe caratterizzato larga parte dei domini veneti in Adriatico, al quale Chaline dedica opportunamente molte pagine nell’ultimo capitolo, dedicato all’arte religiosa e civile di impronta veneziana da Muggia all’estrema Dalmazia.

Venezia e le comunità slave

Per quanto possa apparire quasi paradossale, i confini più “liquidi” dei territori veneziani non furono quelli marittimi, bensì i terrestri: «mano a mano che ci si allontana dal mare e dalla piazzeforti del litorale, comincia un altro paese», scrive Chaline con riferimento alla Dalmazia, «la cui frontiera arretra di continuo», un mondo rurale e montuoso spesso devastato e spopolato dalle ripetute incursioni ottomane, scarso di vie di comunicazione verso l’interno, dove – non troppo lontano – alberga in Bosnia il pascià turco con il suo esercito. Ma è anche da questo versante che le rotte veneziane raggiungono l’Oriente, la Siria, la Persia, l’India, aggirando così la concorrenza della rivale Repubblica di Ragusa (oggi Dubrovnik).

La comune eredità; la «Marinarezza»

Tramontata la Repubblica di Venezia al termine del XVIII secolo, si chiede Chaline cosa rimanga della sua storia e dei suoi costumi nel vasto contesto adriatico; il suo mito forse, e di certo le testimonianze architettoniche e artistiche, l’organizzazione urbana e l’amministrazione civile, la comune lingua, ma – aggiungiamo – anche una memoria custodita nelle tradizioni popolari e nel ricordo dei legami con le svariate comunità presenti sul suo variegato territorio: come Cattaro, che ospita l’antica confraternita marinara, la «Marinarezza», retta da un «ammiraglio», un tempo composta dai fedeli reggimenti schiavoni al servizio della Serenissima, protagonisti nel 1797dell’estrema difesa dei possedimenti veneti nelle Bocche di Cattaro.

 

 Olivier Chaline, Jean-Cristophe Dartoux, Mare veneziano,

Jaca Book, Milano 2015, pp. 200, euro 70,00

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