Le Bocche di Cattaro e Perasto, una lunga storia

Popolata in antico da tribù illiriche, l’area delle Bocche di Cattaro nel Montenegro venne annessa alla provincia romana di Dalmazia e in epoca più tarda conservò discreti rapporti con Roma e Bisanzio pur subendo nel V secolo invasioni gote e slave. La sua collocazione geografica la espose nei secoli alle incursioni ottomane e alle importanti influenze slavo-serbe. Profonde e antiche connessioni congiungono le città di Cattaro (Kotor) e Perasto (Perast) con Venezia, ne è testimonianza la presenza di due piccole comunità di discendenti degli antichi abitanti parlanti il dialetto veneziano, il veneto «da mar» sia pure “contaminato” da inflessioni e prestiti croato-serbi.

Cattaro

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Sorta forse sul luogo della romana Acruvium, Cattaro (Dekàtera nel tardo greco) è attestata dal VII secolo d. C. annessa alla Dalmazia bizantina; economicamente fiorente tra i secoli X e XII, fu Comune ed ebbe un arcivescovado suffraganeo (ovvero dipendente da un metropolita) di Bari. Nel XII secolo divenne possedimento serbo per circa due secoli ma dal XIV si trovò a doversi destreggiare tra gli interessi di Venezia, Napoli e ungheresi, fino ad invocare ripetutamente Venezia che ne prese possesso nel 1420. Agognata dagli Ottomani, Cattaro (nella prima veduta) condusse a fianco della Serenissima ripetute guerre sino al XVII secolo, quando, vinti i turchi, le Bocche e la città entrarono a far parte dell’«Albania Veneta». Caduta Venezia, fu dapprima base militare austriaca e, nel 1918, annessa al Regno di Jugoslavia.

Società, cultura e arte

Al centro di molteplici influssi e aperta sul mare, Cattaro ebbe vivace vita economica e culturale. La città conserva al meglio l’antico assetto urbanistico e architettonico che le conferisce un profilo unico e riconoscibile: ricca di chiese, a partire dalla Cattedrale di San Trifone, vi si riscontrano gli stili gotico, rinascimentale e barocco. Protetta dalle montagne che incombono sul mare e da un’imponente cinta difensiva veneziana lunga oltre quattro chilometri su cui svetta la fortezza di San Giovanni (Sveti Ivan), il suo centro si compone di vie strette e tortuose e di slarghi irregolari. Dal IX secolo vi è attestata la «Marinarezza», particolare confraternita marinara alla quale era affidata l’assistenza ai naviganti e la conservazione dei costumi e delle tradizioni del mare bocchese, mentre una comunità di italiani di antica discendenza testimonia, ancora ai nostri giorni, una storia ricca di contaminazioni e presenze secolari.

Una Cattaro in Puglia?

In territorio pugliese la cittadina di Noicattaro rinvia nella sua denominazione alla Cattaro d’oltre Adriatico ed ha incuriosito studiosi e filologi sin dall’Ottocento. Il centro abitato pugliese ebbe sino al 1862 il nome di Noja (forse “nuova”) al quale in epoca unitaria (ma il relativo documento risulta disperso) venne aggiunto appunto Cattaro, un toponimo che secondo alcune fonti farebbe riferimento ad un remoto insediamento nei pressi di Torre Pelosa, oggi Torre a Mare (Bari), distrutto in tempi antichi. Uno storico del XVIII secolo, Emanuele Mola, ebbe a citare un villaggio di pescatori, Cattaro, sito sulla costa pugliese e distrutto nell’VIII secolo da una incursione saracena. Dal piccolo centro, si ipotizza dunque, parte degli abitanti si sarebbe rifugiata nell’entroterra per fondare una nuova città, Noha o Noja, e altra parte, attraversato l’Adriatico, avrebbe dato vita alla Cattaro dalmata.

Perasto

perasto

Perasto (nella seconda immagine uno scorcio) risulta essere il più antico insediamento umano affacciato sulle Bocche di Cattaro (Kotor), ai piedi del Monte Sant’Elia (Sveti Ilija). All’influenza di Venezia Perasto, come Cattaro, deve gran parte del suo aspetto architettonico, il suo sistema difensivo di dieci torri poste a difesa militare dall’impero ottomano e le sue chiese che attestano un particolare ed unico esempio di barocco dalmato, di evidenti ascendenze veneziane declinate in stili e forme più tipici. Benché di piccole dimensioni, la cittadina adriatica vanta infatti ben 16 edifici religiosi e 17 palazzi signorili.

Così intensa fu la sua fedeltà alla Repubblica veneziana che questa concesse a Perasto il titolo di «fedelissima confaloniera», ovvero l’onore di fornire con suoi uomini la guardia al Gonfalone veneto, alla quale spettava conservarlo in tempo di pace e di guerra. Alla caduta della Serenissima, nel 1797, nel mese di agosto, l’intera comunità e le corporazioni vennero radunate dal conte Giuseppe Viscovich, al cui ordine le insegne veneziane vennero ammainate con tutti gli onori. Rimane storica l’espressione «Ti con nu e nu con Ti», l’ultimo giuramento dei perastini quando le insegne vennero collocate sotto l’altare maggiore della Chiesa di San Nicolò (Sveti Nikola). Mai più ritrovate nei tempi successivi.

Il paesaggio

Non meno avvincente e senz’altro unico è il paesaggio naturale di Perasto e della Baia di Cattaro, già nel 1979 riconosciuti dall’Unesco quale patrimonio dell’umanità per l’intatta bellezza e la compenetrazione di natura e architettura urbana, circondata  dalle imponenti e ripide Alpi Dinariche che le conferiscono un grandioso aspetto roccioso a fronte del mare Adriatico. Dinnanzi al porto di Perasto due piccole isole, di San Giorgio (Sveti Ðorđe), sulla quale sorge l’omonima abbazia del XII secolo, e «dello Scalpello», che ospita il santuario della Madonna anch’essa «dello Scalpello» (Gospa od Škrpjela), unica isoletta artificiale dell’Adriatico.

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