Da Canaletto a Turner, quella Venezia «troppo bella per essere dipinta»

Era un uomo dal cuore diviso Antonio Canal, detto il Canaletto. Da una parte, la sua solida camera ottica, strumento per riprodurre fedelmente la realtà come da precetto illuministico imperante nell’Italia del primo Settecento; dall’altra, però, era cresciuto con un padre scenografo teatrale, che gli aveva insegnato l’importanza dell’«illusione» nell’arte. E così, nei secoli in cui a Venezia il conte Francesco Algarotti auspicava che i pittori si servissero della camera ottica «come gli astronomi del cannocchiale», Antonio si sente un po’ a disagio nel vedutismo più razionale, in quelle rappresentazioni troppo fedeli nate dalle proiezioni della camera oscura.

 

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