Ragusa di Dalmazia, un’antica rete di relazioni adriatiche

(nostro servizio)

Quanto intense e durature siano state nei secoli d’oro della sua espansione economica le relazioni tra la Repubblica di Ragusa e le comunità adriatiche degli Stati italiani, del versante dalmato e il Levante, lo si evince dal bel saggio di Benedetto Ligorio Gli ebrei nell’economia di Ragusa, pubblicato sul n.5 della terza serie degli «Atti e Memorie della Società Dalmata di Storia Patria» (Roma). Ancorché necessariamente sintetico – ma ricco di essenziali riferimenti bibliografici – lo studio di Ligorio delinea un vivace affresco della presenza ebraica nel territorio raguseo, citata dalla seconda metà del XIII secolo e irrobustitasi nei secoli immediatamente successivi con il favore delle autorità che ne apprezzavano il determinante ruolo economico-finanziario non meno del «capitale professionale» dei medici ebrei, che Ragusa usava inviare a pascià e bay ottomani per ottenere o mantenere buoni rapporti con la Sublime Porta.

Delle comunità israelitiche nella Repubblica di San Biagio sorprende la vivacità e l’intraprendenza che ne caratterizzarono il ruolo mercantile e sociale, a partire, scrive Lagorio, dagli ebrei di Durazzo, e maltesi, albanesi e greci sin dal XIV secolo, mentre nel XV si insediavano in Puglia comunità ebraiche provenienti dalla Provenza e trasferitesi successivamente a Ragusa. Proprio la vicinanza geografica tra la Puglia e la Repubblica posta dirimpetto favorì la presenza di mercanti salentini nei porti dalmati e nel raguseo.

Ragusa

Ma fu con l’arrivo di ebrei sefarditi a seguito dell’espulsione dalla Spagna nel 1492 che l’Adriatico e Ragusa conobbero un inedito rafforzamento delle relazioni commerciali, grazie all’apertura di nuove rotte mercantili, quale la Ragusa–Venezia che andava ad aggiungersi alla tradizionale Ancona-Ragusa. Tralasciando qui di riferire della pur significativa penetrazione economica nei Balcani, altro aspetto delle migrazioni sefardite, il contributo di Lagorio non manca di rievocare anche talune tensioni delle autorità ragusee nei confronti della comunità ebraica allorquando questa parve loro eccessivamente numerosa, come nel XVI e XVII secolo, salvo concederle rinnovate garanzie e tutele al fine di rianimare l’economia della Repubblica (nell’immagine una stampa tedesca del 1667).

Riemerge in questo saggio la complessità e la varietà dei rapporti economici e culturali tra le sponde adriatiche nel corso di molti secoli e a dispetto dei tanti contrasti e conflitti tra potenze regionali ed europee: i quali però non preclusero ai ceti mercantili e alle correnti di pensiero di muoversi verso nuovi obiettivi, e spazi da integrare.

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