Paesaggi e testi di scrittori adriatici: Paolo Santarcangeli*, Il porto dell’aquila decapitata

XXXI. Itinerari per mare e per terra

Volosca_1890

Volosca, la tonnara in una cartolina degli anni Ottanta del XIX secolo

[…] Cominciava l’Istria al di là della cava di pietra di Preluca, dove si alzavano le scale, protese sul mare, di una tonnara. Poi, dal porticciolo di Volosca, attraverso Abbazia, Ica e Laurana e Medea e Moschiena, una successione di dossi verdeggianti, di ville, di alberghi, e alberghetti. […] Lauri e querce e molti alti cespugli con foglie d’un verde lucido e intenso, picchiettato di macchie bianche come il sale s’insinuavano tra le rocce; il bosso, l’agnocasto, il terebinto e la clematide che i botanici chiamano flammula si facevano macchia o bosco; e correva fama che Abbazia fosse fatale alla virtù delle donne. […]

Volosca_Duemila

Volosca, il porticciolo ai nostri giorni

Laurana, raccolta proprio sotto la cima del Monte Maggiore, era tutta veneta nelle sue strette calli; terrazze e colonnine di pietra e sagome di porte decorate nell’assimetria delle case; ad ogni finestra, gerani e garofani. Veneta era la torre di pietra grigia e l’antico palazzo del Municipio, col portale sormontato da una statua lignea di  di San Giorgio uccisore del drago. […]

Laurana_1930

Laurana, cartolina a colori degli anni Trenta

Dopo Laurana, il paesaggio si spogliava quasi d’un tratto, si faceva severo di sassi scoperti, giù giù sino ai fiordi profondi, tinti di acque rosse e verdi, di Albona, «la fedelissima di Venezia», e di Fianona; fiordi che si addentravano nell’entroterra come fiumi di salso. […] E con ciò, considerando che di fronte alla scogliera di Fianona si protende verso l’Istria, a chiudere il golfo, l’ultima propaggine dell’isola di Cherso, formando il canale della Faresina, fermiamoci pure. […]

Laurana_Duemila

Laurana, bagnanti contemporanei

XXXIV. Vele

Vivo di vele era il silenzio del golfo; e vivo di vele il porto: brigantini e golette, maone e trabaccoli e bragozzi e paranze, in una festa di sartie e di pennoni, di coffe e parrocchetti e rande e pappafichi, traffiggenti l’azzurro del cielo. […]

Venivano i velieri dalla Marche e dalle Puglie, carichi di frutta saporosa. Mentre la scaricavano, i marinai ne facevano sulla riva piramidi da paradiso […]. E venivano i bragozzi chioggiotti a pescare nelle nostre contrade, e maone pesanti, panciute, cariche di povere mercanzie: tegole, mattoni, sabbia.

Fiume_Fiumara

Avevano i colori del sole nelle vele brune e gialle e rosse dai disegni fantasiosi ma semplici e strisce di colore sotto le murate nere. […] Ormeggiati a riva, vuotate le stive, si fermavano poi a caricare, per il ritorno, legna da ardere. Avevano quasi sempre a bordo un cagnetto bastardo, ringhioso, vivacissimo e affamato, che rotolava tra i piedi dei marinai, levando alti guaiti.

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Uno scorcio della Fiumara ai nostri giorni

* Paolo Santarcangerli (Fiume 1909–Torino 1995), prestigioso studioso e traduttore della letteratura ungherese, docente universitario e autore di molti saggi, pubblicò due volumi di ricordi, questo dal quale abbiamo tratto alcuni brani (edizione Del Bianco. Udine) e In cattività babilonese, memorie del suo esodo e dei pericoli corsi a seguito delle leggi razziali.

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