Cherso: regina del Quarnaro

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Dalla Rivista «Pagine Istriane», storico periodico capodistriano rinato a Trieste nel 1950 e definitivamente cessato nel 1985 abbiamo tratto tempo addietro un saggio sulle Chiese rustiche dell’Istria https://www.cartaadriatica.it/2018/02/16/chiese-rustiche-dellistria/, ma i molti numeri che ne uscirono sino agli anni Ottanta offrono ulteriori interessanti letture, come il réportage Cherso: Regina del Quarnaro a firma di Livio del Pino, architetto ed eminente studioso, dedicato all’isola che egli definiva «un piccolo mondo a sé». Ne riportiamo alcune pagine dal numero 4 del 1984 che restituiscono all’isola la sua antica bellezza anteriore ai convulsi flussi del turismo di massa, e ai suoi toponimi originari altrettanto preziosi testimoni della storica  presenza veneto-italiana nell’Adriatico orientale.

Il golfo del Quarnaro che sprofonda verso nord dopo il canale d’Arsa ed è chiuso ad est dal suo arcipelago di isole e scogli, fu sempre famoso, oltre che per le sue sùbite procelle, per il mite incanto delle sue spiagge vestite di perpetuo verde e per il puro azzurrodel cielo e dell’acqua, che ci fanno pensare di essere in Grecia, con la quale qualche legame c’è, anche se riferito alla leggenda. […] In una cronaca veneta compilata al principio dell’XI Secolo da Giovanni Diacono, segretario e più volte ambasciatore del Doge Pietro II Orseolo, si trova usato per la prima volta il nome di Gulfus Quarnarii. Verso la fine del 1200 questa forma si alterna all’altra di Quarnerium che poi viene prevalente in tutte le scritture e viene accettata dal pari da geografi e cronisti.

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Cherso, cartolina del 1910

L’arcipelago del Golfo comprende tre grandi isole: Veglia, Cherso e Lussino. L’isola di Cherso è separata da quella di Lussino solamente dal breve e stretto canale della Cavanella. Anche gli antichi ci lasciano incerti se queste due isole non fossero una sola. […] L’sola di Cherso infatti è la continuazione stratigrafica della Catena del Monte Maggiore e quella di Lussino ricorda intimamente i caratteri geologici dell’altipiano di Albona, per cui si possono dire frammenti avulsi del continente istriano. La loro prossimità al continente ha dato origine sin dai tempi antichi a relazioni storiche e leggendari: comune è soprattutto la leggenda della spedizione degli Argonauti. Giasone fuggì dalla Colchide [ identificata nell’attuale Georgia occidentale, n.d.r. ] con il vello d’oro rapito al re Eeta e con sua figlia Medea, che per amore si era fatta sua complice. Giunta a queste isole avrebbe fatto uccidere a tradimento il fratello Absirto, che laveva raggiunta. La strage sarebbe avvenuta — riferiva Livio del Pino — su Punta Sonte presso Ossero, che in alcune carte si chiama Punta Absirto […]. Di questa leggenda trattò l’Abate Fortis nel suo notissimo studio aggio d’osservazioni sopra l’isola di Cherso ed Osero pubblicato a Venezia nel 1771 [n.d.r.]

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Giasone e gli Argonauti, da vaso attico a figure rosse (dett.)

Correndo da Nord a Sud lungo l’isola di Cherso sulla strada che unisce Faresina ad Ossero, è come cavalcare su una spianata lunare. Nella roccia modellata dal vento si consuma ogni capriccio carsico e, a certe curve, improvvisamente la strada si apre su squarci blu di mare profondo.

Seguendo il percorso della bora che scende da Buccari, la costa occidentale dell’isola si addolcisce appredosi sul vallone di Cherso, in fondo al quale si annida al riparo della bora l’omonima cittadina prima romana e poi veneziana, divenuta capitale dell’isola dopo il declino di Ossero, che tanta importanza aveva avuto nell’antichità. Cherso è città antichissima, essa consera ancora una parte delle mura turrite a forma di pentagono, mentre nella sua piazza maggiore si affacciano case veneziane e nelle strette vie si succedono i palazzi delle nobili famiglie i cui stemmi rimangono ancora su molti portoni. […] Sulla piazza della Marina parlano di Venezia l’aperta loggia e la torre, ornamenti di tutte le città della Serenissima, come l’achitettura delle case, i balconi, le altane, ricordano le sue consuetudini. La porta a monte è sormontata dagli stemmi e dalle iniziali del Doge Paquale Cicogna e della famiglia Marcello. […] Un’altra porta, poco discosta ha un brano di iscrizione dalla quale si desume che le mura sono state erette verso la fine del XVI secolo. Ancora una porta della città dà sul Prà e sul Campo Marzio. Seguendo il Prà si giunge al grande convento francescano dove fin dai tempi di S. Girolamo numerosi Cenobiti si ridussero alla più austera penitenza. Gli stalli del chiostro del Convento presentano una grande somiglianza con quelli ammirati a Parenzo e si possono attribuire come quelli di Arbe alla metà del XV secolo. […]

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La Porta veneziana

Correndo ancora verso Sud, lasciato l’incantevole paesino di Vallon nel Vallone di Cherso, riprende il paesaggio carsico: la salvia tra le pietraie, pini, lecci, ginepri olivi e fichi contorti dal vento, lungo masieri di pietra allineate una sull’altra con estrema cura e precisione. Arriviamo al lago di Vrana che presenta pittoreschi e curiosi aspetti della sua particolare natura di bacino incontaminato di purissima acqua dolce di cui ancor oggi non si conisce la provenienza, certamente sotterranea e di origine carsica.

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(Immagine tratta da I muri a secco di Cres – Cherso)

 Infine compare Ossero con il riflesso veneziano della splendida piazza-campiello ed il ponte sul canale della Cavanella che divide l’isola di Cherso da quella di Lussino. Qui ancoravano le flotte romane e qui ebbe l’omaggio della città e del suo vescovo la flotta di Orseolo II nel 998. I conti di Ossero eletti dal popolo o dal Senato fuono sempre veneziani. […] Nel 1358 ne divennero signori i Frangipane che nel 1409 resero di nuovo omaggio a Venezia e venne nuovamente inalberato sulle mura della città di Veglia Cherso e Lussino in vessillo di S. Marco.

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Jacob von De Sandrart, Istria sub dominio Venetorum, Incisione su rame, Norimberga 1686

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