Tartini e la sua villa di sabbia dolce

Tartini

 

Tratto da Novi Schizzi dall’Adria, di Giuseppe Stardner, in due volumi, “Da S. Marco a S. Giusto” e “Istria”,1903.

Volume II, Trieste 1903.

Or ecco, separata soltanto dalle saline di Strugnano, apparire la villa Tartini, a cui vogliamo fare una capata. Fabbricò la villa il fratello del Tartini, cui quando il celebre musico era ancora in vita, era demandata la suprema vigilanza delle saline. Come si racconta, a Pirano quella costruzione gli sarebbe quasi costata la testa. Sospetto di contrabbando presso il governo veneto, alla domanda capziosa del commissario segreto, mandato dal Consiglio dei Dieci, se egli avesse edificato la bella villa con sabbia dolce o salsa, rispose ingenuamente d’avere adoperato sabbia di spiaggia, come la migliore. Il commissario vide in queste parole la confessione indiretta del contrabbando del sale, quindi l’Ufficial del sale dovette recarsi a Venezia per essere sottoposto ad un esame rigoroso. Ma per la chiarezza delle sue giustificazioni andò assolto, mentre il suo accusatore si buscò una severa punizione.

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La Dimora del musicista in una immagine d’epoca

Codesto Ufficiale del sale deve essere stato una persona di buon gusto se, per sua dimora, scelse questo luogo tanto tranquillo, e tanto felicemente situato. Dalle finestre e dalle terrazze del giardino, traverso cespugli d’alloro e di oleandri si presenta l’ampia distesa del mare, mentre dagli scogli della spiaggia, percossi dalle onde, sale un mormorio melodioso accarezzante le frondi. In quanto a sicurezza, al tempo del Tartini non la dovea andare troppo bene, se almeno si bada che sotto tutte le finestre della villa vi sono dei fori per lo sparo dei fucili, e se persino nei muri delle scale sono certe fessure a mo’ di feritoie, per le quali si poteva custodire l’antisala e difendere il primo piano dai malandrini che fossero penetrati. Costeggiando le saline, la nostra strada risale poi il monte e rientra nella campagna, ove i grappoli nereggianti, le bacche rubiconde del pomodoro sembrano schiacciare col loro peso le spalliere di canne; indi presso la Madonna di Loreto, traversando un torrentello asciutto, ci conduce su d’un terreno carsico, lungo qualche centinaio di metri, interrompente, a guisa di grande banco, il verde del paesaggio. Subito dopo si discende rapidamente verso la spiaggia a mirare la piccola città d Isola, a cui sorride la pianta di Bacco.

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La Villa veduta da un’altra angolazione

 

 

 

 

 

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