BRACCO: ricerca, transizione ecologica e ruolo delle donne, così riparte l’Italia

Diana Bracco, le origini della sua famiglia, la navigazione in barca nelle isole della Dalmazia e dell’Istria, il nonno Elio di simpatie irredentiste, incarcerato nella prigione absburgica di Graz ed altro.

Una conversazione, più che un’intervista, svela sulle pagine del «Sole 24 Ore» del 25 aprile scorso le memorie famigliari dell’imprenditrice Diana Bracco che gestisce  il Gruppo farmaceutico internazionale dal fatturato annuo da 1,5 miliardi ottenuti in parte sui mercati stranieri. «Mi manca la navigazione in barra delle isole dell’Istria e della Dalmazia con la loro natura selvaggia» — confida al giornalista Paolo Bricco —  mentre non manca di ricordare Neresine, nell’isola di Lussino, là dove il bisnonno Marco aveva un veliero con cui commerciava il legno dei Carpazi. «Una storia da romanzo di confine quella dei Bracco» — scrive Bricco —, da esuli che, poi, trovano la loro identità e il loro destino». Nella conversazione non manca il ricordo del padre, Fulvio, che le ha «insegnato il coraggio» ed è stato modernissimo con le donne, alle quali nell’industria del tempo ha dato compiti importanti».

«Con Diana Bracco —chiude l’intervistatore—  si comprende ancora una volta come l’impresa sia un seme che può incidere nella storia […]».

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