Il romanzo di Pasolini sul fallimento della Jugoslavia di Tito

Pier Paolo Pasolini, Il sogno di una cosa. Il romanzo del fallimento della Jugoslavia di Tito. La sua stesura risale agli anni 1949 -1950 ed è la storia di tre giovani contadini friulani e del loro tentativo, fallito, di rinvenire una via d’uscita dalla condizione di indigenza e di marginalità sociale. Allettati dal sogno propagandistico di costruire la nuova Jugoslavia comunista, intraprendono una fuga clandestina che li porta nell’Istria collettivizzata […]. Passato clandestinamente il confine sopra il Collio vengono sorpresi dalle guardie jugoslave, dapprima rinchiusi in una prigione come clandestini, poi gratificati da un lavoro fortuito e un vitto ai limiti della sopravvivenza. Dopo aver lavorato per 15 giorni gratis e senza quasi mangiare […] vengono infine accompagnati a Fiume, per lavorare al silurificio. Ma a Fiume la fame cresce.  Dopo i primi due o tre giorni, i pasti erano andati sempre peggio. Erano quelli i giorni in cui il Cominform aveva messo sotto processo la Jugoslavia. E fu così che i tre sfortunati sarebbero tornati in patria a mangiare i fagioli di De Gasperi.

Per saperne di più

Patrizia C. Hansen, Il richiamo dell’Adriatico orientale per Brancati, Pasolini, Yourcenar e jüger. In «La Battana» Anno XL / luglio- settembre 2011, n. 181, Recensione del Sogno di una cosa  pp. 59-64.

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