A 76 anni dalla sparizione di Enrichetta Hödle

Una delle tante giovani vittime della polizia segreta jugoslava

La famiglia Hödle viveva a Fiume sin dalla fine del XIX secolo. Una città che pur appartenendo all’Impero Austroungarico, godeva di tutele e ampia autonomia. La popolazione italiana era maggioritaria, ma consistente in città era la presenza di altre etnie, croata, slovena, austriaca e ungherese. Olga Tlapack, figlia di un cecoslovacco e di una ungherese, era nata a Fiume nel 1898 ancora sotto il dominio austroungarico, Joseph, nato in Austria a Mittenndorf, paesino della Stiria, si era trasferito a Fiume (città dotata di un importante porto e commercialmente all’avanguardia) con la famiglia gestiva un deposito di benzina, gomme e olio “Auto Garage centrale e autrotrasporti dei Fratelli Hödle”. Nella primavera del 1925 Joseph e Olga si sposano e coronano il loro sogno d’amore ma l’11 maggio 1940 Joseph muore improvvisamente a causa di un infarto e Olga rimane sola con i tre figli: Enrichetta (13 anni) nata a Zagabria, Lucia (2 anni) e Roberto (un mese) entrambi nati a Fiume. La signota Olga e i figli continuarono a vivere a Fiume nella loro bella casa di Via Angheben al civico numero 2, accanto al meraviglioso Teatro Verdi. Il clima nella Città di Fiume cambiò rapidamente: la seconda guerra mondiale, i fascisti dalle camice nere, l’armistizio dell’8 settembre 1943, poi l’occupazione tedesca e infine Tito e i “kolo” ballati dai soldati e dalle soldatesse slave. Gli storici abitanti di Fiume rimasero vittime dei tristi eventi.

A questo riguardo MarinMicich (Direttore dell’Archivio – Museo Storico di Fiume) vuole ricordare «La ricerca vittime italiane a Fiume a partire dal 1940, condotta dalla Società di Studi Fiumani con l’Istituto Croato di Zagabria per la Storia stabilì che a guerra finita furono 650 le vittime della repressione jugoslava. Inoltre da Fiume ben 3.8000 italiani dovettero intraprendere la dura via dell’esilio per sfuggire dalla discriminazione attuata nei loro confronti dal regime comunista di Tito. In un contesto così drammatico, il 4 giugno 1945, a guerra finita, la polizia segreta jugoslava fece sparire anche la diciassettenne Enrichetta Hödle. La giovane studentessa, di rientro da Trieste, fu presa con la forza da due partigiani titini con la promessa di liberarla entro tre giorni. Fu condotta in caserma, poi trasferita in un campo di concentramento jugoslavo (lo documentano le foto del giornale “La Settimana Incom” e infine fucilata nel retro della Basilica della Madonna del Tersatto.

Nel suo diario Enrichetta, il 30 maggio 1945, aveva annotato il brano «Addio Giovinezza», tratto da Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo, come a presagire il momento drammatico che avrebbe vissuto da lì a poco. Olga, dopo aver cercato la figlia disperatamente, ma invano e constatato la grande difficoltà di continuare a vivere a Fiume, intraprese, agli inizi di dicembre 1919, con i figli Lucia e Roberto, la dolorosa via dell’esodo, arrivando in Sicilia dopo un lungo e tormentato viaggio. Smistati da Ortigiaa Termini Imerese al Campo di raccolta profughi “La Masa” dove vissero per sei lunghi anni, fino all’agosto 1956, anno in cui fu chiuso il Campo e assegnato loro un alloggio popolare in Via Cirinngione a Palermo. Lucia, la sorella che vive a Palermo con la sua famiglia: «ancora oggi sento un vuoto, provocato dal dolore della sparizione di mia sorella, e rivedo e rivivo la tristezza di mia madre che, da allora, non ha più sorriso né festeggiato il compleanno».

Quello subito da Enrichetta è un esempio di violenza perpetrata nei confronti di cittadini fiumani a guerra finita e senza una vera ragione di ordine politico-sociale. Alla famiglia di Enrichetta hanno provocato un dolore immenso per la sparizione della giovane studentessa prima e per l’avere negato il ritrovamento del corpo, poi in modo che le si potesse dare una sepoltura dove piangere, pregare e portarLe un fiore.

A cura di Fabio Lo Bono

2 pensieri su “A 76 anni dalla sparizione di Enrichetta Hödle

  • Tragedia provocata da cattiveria,sadismo e vendetta contro inermi ed innocenti.personaggi viglicchi che hanno approfittato di bimbe innocenti.pensiamo al dolore di una mamma e di tutta la famiglia fino alla fine dei suoi giorni.Gli animali si comportano certamente meglio di quello che e’ stato fatto ad alcune nostre famiglie.noi possiamo solo fare in modo che si perpetui la memoria dei nostri eroi
    Nei tempi che verranno,che non vada tutto in oblio.lancio una idea,non so se esiste gia’ una cosa del genere,perche’ non istituire un albo d’oro dei nostri martiri per conservarne la memoria? Attivarsi sempre per intitolare strade,piazze ed ogni altra cosa a chi ha perso la vita per odio cieco titino.insegnare la storia ai giovani.grazie per testimoniare la vera storia
    Grazie a Marino e a tutti gli Altri che collaborano e che non conosco.avanti cosi’.

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