Rijeka/Fiume Capitale europea 2020 della Cultura: una preziosa occasione per «il porto delle diversità»

L’elezione di Fiume / Rijeka a capitale europea della cultura 2020 premia una città ed una storia straordinariamente complesse e da almeno tre secoli presenti sugli scenari internazionali: ciononostante, il suo profilo e le sue vicende sono quasi ignoti all’opinione pubblica italiana e non solo, quasi patisse ancora quella sua collocazione geografica così eccentrica – incastonata tra l’Istria e la Dalmazia – da renderla di faticosa individuazione ai più, nonché di difficile comprensione. Di Fiume si ricordano solitamente, e confusamente, le gesta del poeta «comandante», la sua «Impresa» che, di fatto, rilanciò la città quarnerina sulla scena europea appena conclusa la Grande Guerra, mentre i più colti rammentano quanto entusiasmo suscitò quella temeraria iniziativa tra gli scrittori più audaci, da Comisso a Marinetti.

Eppure la Rijeka oggi premiata anche grazie ad una ammiccante strategia promozionale che ha puntato sulla sua, vera, multiculturalità e finanche sull’apertura ai diritti civili più avanzati, rinvia ad una storia plurisecolare di rara complessità: in un contesto nazionale odierno, quello croato, che da sempre identifica se stesso con l’appartenenza alla Chiesa cattolica, spesso declinata in chiave nazionalista e tutt’altro che inclusiva, l’ardire di riconoscere le diversità culturali delle quali è stata storicamente composta e le nuove forme di relazione umana hanno ricompensato bene. E dunque la nomina a Capitale continentale della cultura le offre un’opportunità unica di dichiararsi affrancata dagli strascichi un passato novecentesco di conflitti e di repressioni alimentati da ideologie illiberali e odii etnici, per qualificarsi – come la sua plurisecolare storia merita – luogo di incroci e di incontri, di contaminazioni feconde e stili di vita all’avanguardia, di imprese e di navigazioni, quale essa fu.

Quest’occasione dovrà permettere di rievocare tutta la molteplicità degli apporti culturali che nei secoli hanno creato la peculiarità fiumana, quell’identità articolata irriducibile alle tradizionali categorie di appartenenza e tantomeno al nazionalismo monoetnico che negli scorsi, lunghi decenni ha eclissato la natura plurima eppure solida del suo autentico essere: attendiamoci che si riconoscano i determinanti apporti italiani, ungheresi, austriaci, ebraici e d’altri alla nascita e alla crescita di una città che non è stata soltanto un centro di grandi industrie o un grande porto (nell’immagine una parziale veduta), ma un autentico affaccio sul mare del mondo, un’agognata meta di arrivo e di emancipazione di persone e comunità: quella città – come ha scritto una studiosa ungherese, Ilona Fried, che nel 2005 le ha dedicato un corposo ed empatico saggio – «in cui avremmo voluto vivere».

Carta Adriatica

fiume2020

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