Alle origini dello sport femminile nei territori della Serenissima e dintorni. Un viaggio da Brescia ad Abbazia

Sport al femminile in epoche non sospette, verrebbe da definire questo intervento pubblicato nel numero 64, dicembre 2013 de “La Ricerca”, la prestigiosa rivista edita dal CRS di Rovigno e che qui riproponiamo. In realtà questo saggio ci presenta un argomento al quale Carta Adriatica ha già dedicato molta attenzione, ovvero la presenza e il ruolo nella società civile delle donne anche in contesti tradizionalmente maschili. In questo caso, le attività sportive, per tradizione men che meno aperte al genere femminile, conobbero alcune eccezioni sin da epoche remote e in vari luoghi della Penisola italiana, ed anche in territori un tempo veneziani o absburgici, come Trieste, Capodistria e Abbazia, dei quali tratta qui Zanetti Lorenzetti.

 

crs_-logo    di Alberto Zanetti Lorenzetti    per CRSR Centro Ricerche Storiche di Rovigno

 

Una ricerca al femminile sulle lontane origini di due fra le attività sportive più tradizionali, il canottaggio ed il podismo, ci porta molto indietro nel tempo riservandoci non poche sorprese per ciò che riguarda l’estrazione sociale delle concorrenti. Riportiamo le notizie raccolte seguendo l’itinerario di un viaggio che ci conduce ai confini occidentali di quelle che furono le Terre di San Marco fino ad Abbazia.

 Brescia. Nulla ho trovato riguardo all’attività del remo femminile sulle sponde bresciane del Sebino e del Benaco, ma in compenso sono emerse notizie sulla Festa dell’Assunta che si svolgeva il 15 agosto a Brescia. Una giornata che mescolava disinvoltamente il sacro con il profano fin dal Duecento, dato che documenti del 1273 lasciano intendere che l’inizio della tradizione risalisse a molto prima.

Le gare di corsa in questo consesso ludico ebbero inizio nel Trecento, con lo svolgimento delle prove per cavalli, asini, fanti e prostitute che avevano come percorso parte dell’antico decumano, nella sua parte occidentale, da quella che oggi è Porta Milano verso il centro.

Queste corse presentano affinità con le vicende toscane del 1325, quando Castruccio, signore di Lucca, dopo aver vinto i fiorentini volle sbeffeggiarli facendo “battere moneta, correr pali a cavalli, a uomini e a meretrici” al cospetto della città, e richiamano in parte quanto avveniva a Roma con le corse del Ludus Carnelevarii, dove gareggiavano le prostitute, dopo i gobbi, gli ebrei, gli anziani e i bambini, cioè le marginalità sociali.

Le corse bresciane ebbero svolgimento fino al 1494, quando l’abilità oratoria e la capacità persuasiva del predicatore Bernardino da Feltre riuscirono ad abolirle, cosa provata invano fino a quel momento dai rigurgiti morali, guerre e pestilenze, che ne avevano determinato solo temporanee sospensioni. Esistono diversi regolamenti dai quali risulta che il premio per la gara femminile fosse costituito da alcuni metri di tela.

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Verona. Il viaggio prosegue verso la sponda veronese del Benaco e le acque dell’Adige, ma anche in questa terra veneta nulla emerge per lo sport del remo, ma ci si imbatte nel Palio di Verona di dantesca memoria, citato dal Sommo Poeta nella Divina Commedia essendone stato spettatore nel 1304; nel quindicesimo canto (Inferno, versetti 121/124) Dante, descrivendo l’incontro con il maestro Brunetto Latini, parla di una corsa che durante il medioevo si svolgeva a Verona:

Poi si rivolse e parve di coloro

che corrono a Verona il drappo verde

per la campagna. E parve di costoro

quelli che vince non colui che perde.

Iniziata nel 1208, la manifestazione si svolgeva la prima domenica di Quaresima e nel corso della sua lunga esistenza ospitò anche corse femminili. Avevano la precedenza le “donne oneste”, e solo se fra queste non se ne fosse iscritta alcuna, allora avevano diritto alla partecipazione le prostitute. Il Palio durò fino al 1796, quando l’autorità napoleonica ne decretò la fine.

Mantova. Rotta verso sud, in direzione del Mincio e dei laghi di Mantova. Nessuna notizia di regate femminili. In compenso troviamo che anche nella città dei Gonzaga si svolgeva un Palio durante la festa di San Leonardo, dove inizialmente si correva una gara fra prostitute che nel 1495 lasciò il posto alla corsa delle contadinelle.

Ferrara. Percorriamo allora la via per Ferrara, terra del Po e delle Valli di Comacchio. Ci imbattiamo nell’immancabile Palio, organizzato nella festività dedicata a San Giorgio, che è stato immortalato negli affreschi di Palazzo Schifanoia (dove sono ritratti cavalli, asini, uomini e prostitute durante la corsa). Nel 1476 il duca Ercole I invitò le famiglie a far gareggiare le “donne oneste” oltre i 12 anni di età. Corsero in 57. (Nella prima immagine Ferrara, Palazzo Schifanoia. Affresco dedicato al Palio medievale di San Giorgio).

E finalmente troviamo alcuni dati anche sull’attività remiera: nel 1599, in occasione delle nozze avvenute contemporaneamente tra Alberto d’Austria e Isabella di Spagna e tra Filippo III, re di Spagna, e Margherita d’Austria, il Cardinale Legato chiamò trenta donne dalla vicina Comacchio perché dessero vita ad una regata di barchette nel “Canale dei giardini” tra il ponte di S. Maria della Rosa e la fossa del castello.

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Venezia. Andando verso nord raggiungiamo la laguna veneta. Emanuel Cicogna in una lettera del 1845 attesta che nella Serenissima “in molte regate si cimentavano anche le donne, le quali comparvero in gara per la prima volta nel 1493, e l’ultima nel 1784”. Qualche ulteriore particolare ce lo fornisce Franco Stener, che nelle sue ricerche elenca lo svolgimento di gare femminili secondo le seguenti date:

1493 – in occasione della venuta a Venezia di Leonora, moglie di Ercole I d’Este, duca di Ferrara.

1502, Regata in onore di Anna D’Ungheria.

1784, 8 maggio –  Regata in onore di Gustavo III di Svezia.

1784, 25 maggio –  Regata in onore dell’Arciduca d’Austria.

Le donne impegnate nelle regate provenivano da Malamocco, Pallestrina e Chioggia. Persone allenate all’uso del remo nell’attività quotidiana di trasporto dei prodotti delle loro terre a Venezia.

Citiamo alcuni versi presenti in una pubblicazione veneta di Cesare Musatti del poeta (“diciamolo pur poeta, chè tanto non facciamo male a nessuno”) Cleandro Di Prata:

Qualche volta un quinto palio

Co i colori relativi

Gera dà a le done in premio

Per uguali tentativi;

 

Perché, aponto, anca le femene,

Per el più de Pelestrina,

Le voleva far in publico

La so mata Regatina.

 

E vestite da Vilane

Co de pagia un capelin

Coragiose e cortesane

Le tentava el so destin.

 

Sta so impresa asae piaseva,

E meteva in bon umor;

E che intanto le intendeva

A la patria farghe onor.

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Trieste.

Si attraversa l’Adriatico arrivando a Trieste, dove abbiamo dati su regate femminili che si sono svolte in tempi più recenti. Il 13 giugno 1832, in occasione dei festeggiamenti per la visita a Trieste dell’imperatore Francesco I d’Austria, furono organizzate delle regate, fra le quali una prova riservata alle donne muggesane con in palio 100 fiorini (Nella seconda immagine una stampa raffigurante l’arrivo delle vogatrici muggesane alle regate di Trieste del 1832).

Durante l’Esposizione Agricola, Industriale e di Belle Arti, il 22 settembre 1871 furono organizzate alcune regate, comprendenti una prova per donne istriane con barchette a 3 remi. (Nella terza riproduzione il programma della regata organizzata a Trieste il 22 settembre 1871 lungo la riviera di Barcola in occasione dell’Esposizione Agricola Industriale e di Belle Arti).

Da rilevare che a Ferrara parteciparono le donne di Comacchio, a Venezia donne della laguna ed a Trieste donne dell’Istria. Mai alcun riferimento alle donne di città. Evidentemente – sottolinea Franco Stener –  in questa prima fase di attività agonistica ludica le manifestazioni erano più congeniali alle persone abitanti fuori dalle mura cittadine, mentre nello sviluppo dell’attività sportiva com’è intesa oggi, il reclutamento coinvolse maggiormente le atlete dei centri più grandi per poi estendersi anche alla periferia.

 Capodistria. Da Trieste si scende verso l’Istria e si raggiunge Capodistria, sede di una regata del 1754 di cui si hanno molti particolari. La manifestazione fu indetta dal podestà Pietro Dolfin, e la notizia arrivò anche a Trieste, superando il confine fra la Serenissima ed il territorio imperiale, ed il locale Comandante, con la consorte, il Vescovo ed altre autorità decisero di assistere ai festeggiamenti. Di conseguenza i capodistriani si adoperarono per la sistemazione delle strade in vista della loro venuta, ma gli ospiti arrivarono via mare.

Era il 29 giugno, quando Capodistria in terra ed in mare ospitò un grande pubblico per assistere alle regate. Nella prova maschile prevalse l’armo dei padroni di casa, che precedettero i vogatori di Pirano. Analogo risultato si ebbe anche nella gara femminile, dove le donne di Capodistria precedettero due equipaggi di Pirano, aggiudicandosi in premio “una cottola ed uno pajo di calze per cadauna”.

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 Abbazia. Una stampa non datata, ma attribuibile alla seconda metà dell’Ottocento, presente presso il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, mostra un’imbarcazione con a bordo il timoniere e sei fanciulle. Una testimonianza di attività remiera femminile che ci porta in un ambiente di matrice mitteleuropea: due dei tre personaggi maschili raffigurati a terra hanno divise imperiali e le figure femminili all’interno della barca sono vestite in modo praticamente identico, con abito scuro e cappellino, in atteggiamento disciplinato.

La frase in calce alla stampa recita “Das Comtessenboot Najade in Abbazia” cioè la barca delle contessine Najadi ad Abbazia, lascia pensare ad un equipaggio di collegiali aristocratiche che sta svolgendo attività di educazione fisica durante un soggiorno. Un contrasto stridente rispetto all’origine popolare dell’attività ludico-agonistica che esisteva non solo nelle Terre della Serenissima, ma in gran parte d’Italia. (Nell’ultima immagine una stampa riferibile alla seconda metà dell’Ottocento con oggetto un equipaggio femminile ad Abbazia).

 

Bibliografia:

  1. Cipolla, G. C. Malacarne, El più soave et dolce et dilectevole et gratioso bochone, Milano, 2006.
  2. di Prata, La Regata de Venezia, Venezia, 1845.
  3. Musatti, Una Regata a Capodistria nel giugno 1754, Capodistria, 1905.
  4. Odorici, Statuti di Brescia, Brescia, 1876.
  5. Robecchi, Brescia per gioco, Brescia. 2004.
  6. Stener, Le società giuliano-dalmate nei cento anni del remo italiano, Trieste, 1988.
  7. B. Zamboni, Le fabbriche di Brescia, Brescia, 1778.
  8. Zanelli, La Festa dell’Assunta in Brescia nel medio evo, Deputazione di Storia Patria, tomo IX, Firenze, 1892.
  9. Zanetti Lorenzetti, Olympia giuliano-dalmata, Rovigno-Trieste, 2002.

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