Enzo Bettiza, testimone ultimo dell’umanità adriatica

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«Questa regione, una lingua di terra carsica e frastagliata […] che con centinaia di isole e di isolotti s’affaccia sull’Adriatico orientale […] è la Dalmazia ex jugoslava, ex austriaca, napoleonica, veneziana, ungherese, bizantina, romana e illirica»: così in un’intensa prefazione al suo libro di memorie famigliari, personali e storiche Esilio (Mondadori 1996) Enzo Bettiza descriveva la sua regione, «occidentale per tanti aspetti e orientale per altri», troppo complessa per essere compresa dall’opinione pubblica e persino dai media nazionali, tanto che nel darne notizia della morte, avvenuta oggi 28 luglio a 90 anni, il TG2 Rai lo ha definito uno «slavo di Spalato»: definizione che manifesta tutta l’incomprensione e la superficialità del sentire comune nei confronti di aree vicinissime alla nostra Penisola ma storicamente trascurate forse perché troppo faticose da comprendere.

Nato a Spalato nel 1927 da benestante famiglia di imprenditori operante nella locale fabbrica cemento «Gilardi e Bettiza» ma costretta all’esodo in Italia dal regime comunista di Tito nel secondo dopoguerra, Bettiza ha attraversato il Novecento e il nuovo millennio rendendone testimonianze insuperabili per acume e severità di giudizio. L’essere nato in un territorio di confine, anzi al crocevia di almeno tre culture, la latina e italiana, la slava e l’austro-tedesca, tra il mare Adriatico e il montuoso retroterra, gli ha consentito di studiare e approfondire con rara competenza la storia d’Europa, trasfusa nei molti libri dei quali è stato autore.

«Vengo da un mondo che non c’è più, con la parola ho  difeso la mia identità» dichiarò nel 2015 a “la Repubblica” in una delle ultime interviste rilasciate. Ma da inviato e da studioso dell’Europa orientale ha lasciato opere essenziali alla comprensione dei miti e delle menzogne dei regimi totalitari, dei quali la sua stessa famiglia rimase vittima. Editorialista per grandi testate italiane come il “Corriere della Sera” e “la Stampa”, fondatore con Montanelli de “Il Giornale”, ha frequentemente rievocato con realistica nostalgia il suo «mondo di ieri» – la sua Dalmazia con le sue molte anime conviventi –, e quell’estesa area geo-politica ad est dell’Occidente che resta ancora ai nostri giorni il fulcro delle memorie trascorse e dei conflitti contemporanei.

Sulla figura di Bettiza torneremo a breve con un esauriente profilo.

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