Archeologia subacquea dell’Adriatico

Il mare Mediterraneo è un parco archeologico ricchissimo, i reperti soprattutto di navi affondate dai tempi più antichi non finiscono di sorprendere e il mare restituisce nel tempo dei veri capolavori, si pensi soltanto ai bronzi di Riace. Anche l’Adriatico, che di esso fa parte, ha donato opere di grande pregio, fra i più recenti l’Apoxyómenos, l’atleta di Lussino, di cui già abbiamo parlato.

http://www.cartaadriatica.it/2016/02/16/lapoxyomenos-o-latleta-di-lussino/

 

La grande mostra Nel mare dell’intimità e le sue prospettive

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Trieste, porto strategico dell’Adriatico e importante città di traffici navali e scambi culturali da tempi remoti, ha voluto far rivivere il suo mare con una grande mostra di archeologia subacquea allestita alla fine del 2017 (dicembre 2017-maggio 2018) .

http://www.cartaadriatica.it/2018/01/27/dai-fondali-distria-quarnero-e-dalmazia-i-tesori-antichi-rivivono-a-trieste/

Con i reperti si è realizzato un lungo racconto di persone, luoghi e cose che hanno popolato le coste adriatiche. Testimonianze straordinarie della vita quotidiana: gli insediamenti, gli attracchi, i relitti di navi. La mostra Nel mare dell’intimità, allestita nell’ex Pescheria, è stato un progetto complesso, che si spera preveda altre iniziative future di valorizzazione sia dell’archeologia subacquea sia del lavoro e della ricerca ad essa collegate.

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Ci si augura che la partecipazione di più nazioni affacciate sull’Adriatico, Italia, Croazia, Slovenia e Montenegro avvenuta in maniera coordinata e per la prima volta, sia un primo passo per la costituzione di una vera rete di ricerche, tutela e valorizzazione del mare Adriatico e dei suoi tesori nascosti. L’esposizione ha riscosso un grande successo, utile a consolidare una storia dell’Adriatico e del Mediterraneo come un unico bacino dove si sono sviluppate culture diverse con una storia condivisa. Come è stato sottolineato dalla curatrice della mostra «l’esposizione è una  grande opera corale che vuole essere il punto di partenza per altre iniziative e progetti, e proporre una riflessione assolutamente necessaria sul futuro del patrimonio sommerso e sull’archeologia subacquea oggi in Italia, per fare in modo, dopo le pionieristiche esperienze del secolo scorso, che non cali definitivamente il sipario su questa disciplina». Il titolo della mostra prendeva lo spunto dalla definizione data all’Adriatico dallo scrittore di origine croata Predrag Matvejević nel suo Breviario mediterraneo; infatti secondo l’autore, se l’Atlantico e il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare delle vicinanze e l’Adriatico dell’intimità.

 

La valorizzazione dell’archeologia subacquea

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Se l’archeologia subacquea è una disciplina relativamente recente che ha permesso di scrivere e riscrivere tante storie, si pensi soltanto a quelle relative ai relitti di navi che hanno risalito l’Adriatico, ai differenti carichi contenuti, merci di uso corrente e preziosi, ma anche navi da guerra, testimoni di battaglie fra popoli per il possesso dello stesso mare. Questi relitti con i loro contenuti restituiscono “saperi” su differenti tipi di commercio, di alimentazione, di rotte, anche fluviali. Un panorama composto da tanti tasselli che poco alla volta si ricompongono. L’Adriatico al centro di rotte commerciali e di importanti empori, custodisce nei suoi fondali ancora segreti che vanno raccontati ma anche svelati con metodo e con programmazione.

Il costo di alcune operazioni è molto elevato e forse non in tutti i casi è necessario che i relitti vengano portati in superficie. D’altro canto senza una reale protezione delle Sovrintendenze, reperti preziosi possono essere trafugati in maniera clandestina. Soltanto attraverso una rete che coinvolga differenti regioni e anche Paesi è possibile fare una mappatura completa di ciò che ancora nasconde l’Adriatico creando anche dei parchi archeologici sottomarini, se è il caso; come è successo a Baia, vicino Napoli, dove l’antica città romana sommersa viene costantemente monitorata per permettere anche una fruizione dalla superficie marina con barche attrezzate a vedere il fondo, senza richiedere immersioni ad hoc.

 

Progetti in fieri

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Esistono già dei progetti piloti di video sorveglianza nati dalla collaborazione tra la sovrintendenza archeologica del Friuli Venezia Giulia e dell’Università di Udine per la costruzione di un museo virtuale che restituisca le immagini del fondo marino relativi ai relitti delle imbarcazioni di Grado (III sec. a.C. e di Caorle (II e I secolo a.C). Un altro progetto riguarda le coste del Salento e in particolare Hatria, l’antica Atri, porto commerciale di prodotti alimentari quale olii, spezie e vino. Con una mappatura dei luoghi sottomarini e dei relitti si ricostruiscono in maniera definitiva le rotte dell’Adriatico che possono diventare altrettanti itinerari turistici o strade virtuali come esistono già quelli terrestri.

G.C.

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