Porto Rose (2° parte), nella Riviera istriana nasceva il moderno turismo balneare e «i bagni dell’acqua madre»

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 Hotel di lusso nella cartolina degli anni Venti

Lo stabilimento di Porto Rose comprende due bagni, quello di spiaggia e quello d’acqua madre; forniscono l’acqua madre le vicine saline. L’acqua madre s’impiega a combattere i reumatismi, la gotta ed altre affezioni articolari croniche, le infiammazioni croniche, le osteiti e le conseguenze dei loro traumi, le malattie croniche della pelle, ecc. In virtù del suo grande potere assorbente l’acqua madre fa sparire di spesso in breve tempo gli essudati ribelli a qualsiasi specie di cura anche prolungata.

Già in aprile il bagno di spiaggia tocca i 15°R, di estate i 24°. La salinità dell’acqua è assai grande. Il fondale sabbioso entra in mare con lieve pendenza, in guisa che anche i bambini possono avventurarsi senza pericolo. In mezzo ad un vasto giardino folto di piante sempreverdi sta la casa di cura, aperta tutto l’anno. Essa comprende settanta camere comode, ben arredate e fornite di stufa, una grande veranda all’aria libera rivestita di piante rampicanti, non lungi dalla quale sono anche piazzali da giuoco per fanciulli.

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Vigneti, covoni e barche a Strugnano

Un largo pontile d’approdo, lungo più di cento passi, s’interna nel mare ed alla sua estremità s’allarga in un palco fornito di sedili molto ricercati in sulle ore della sera. L’acqua potabile di sorgente (fontana) è buona e sana. I bagni d’acqua madre sono nella stessa Casa di cura, quelli di spiaggia, l’uno per i signori l’altro per le signore, vi stanno immediatamente davanti.

L’orografia dei dintorni di Porto Rose si presta molto bene alle escursioni sia a piedi, sia in vettura, e la sua amenità può soddisfare persino i Tedeschi delle alpi usi a questo genere di terreni accidentati non molto dissimili da quelli dei loro paesi. L’escursione di Strugnano fu ricordata nel capitolo antecedente, quella per la Valle della Dragogna la descriverò nel prossimo.

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Saluti d’epoca

Fra le gite per mare merita la preferenza quella di Salvore. Approdati ci troviamo ben presto in mezzo a campi di cereali, a boschi di querce e d’acacie, in vista di parecchie ville fra cui primeggia pel suo bell’aspetto la Villa Fabris. All’epoca romana a Salvore v’era un luogo chiamato dall’Anonimo ravennate ora Silbio ora Silbonis, ma la storia non ne fa parola. Forse lo distrussero i Narentani. Nel 1878 si scopersero in parecchi luoghi tracce di edifici della tarda romanità. Fra Salvore e Sipar si trovò una casa romana piena di cadaveri del medioevo. In quest’epoca le case abbandonate spesseggiavano, ed era uso seppellirvi i defunti. La disadorna chiesetta di Salvore gode l’ombra di due cipressi. In una delle sue pareti v’è una lapide ricordante la battaglia di Salvore, combattuta fra le galere veneziane e le apule di Federico Barbarossa, il figlio del quale, Ottone, vi rimase prigioniero. La lanterna di Salvore è la più bella e la più imponente di tutta la costa adriatica. Il suo fuoco intermittente è visibile in tutto il golfo di Trieste fin dentro le lagune di Grado.

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Bagni collettivi in sicurezza

L’efficacia dell’aria di mare è ben maggiore di quanto si crede in generale: aumenta il ricambio materiale, promuove la formazione di sostanze organiche, come si può constatare dall’aumento ponderale del corpo. Alla spiaggia marina i bambini scrofolosi e gli atrofici ricuperano la salute e si fanno floridi anche senza l’uso del bagno.L’aria marina già da per sè sola può avere importanti azioni terapeutiche, è potente sollecitatrice delle metamorfosi assimiliative, avviva il processo nutritivo e sprona tutta quanta la forza vitale».

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Vele nel Quarnero

2/ fine

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