«Yoga», futuristi, scrittori e rivoluzionari a Fiume

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«L’atmosfera che si vive attualmente è decisamente futurista»: così Mario Carli – noto scrittore d’avanguardia, già ardito nella Grande Guerra, accorso il 13 settembre 1919 a Fiume al seguito della clamorosa iniziativa di d’Annunzio – definì il clima che andava rapidamente crescendo nella città con l’arrivo di una nutrita e rumorosa rappresentanza di futuristi, ai quali l’aria «rivoluzionaria» [così la definì Marinetti], dell’Impresa parve essere perfetta per creare, com’era nel proposito del Manifesto futurista, una nuova, moderna e libera cultura artistica ed una società che avrebbero dovuto forgiare spiriti liberi, istituzioni rinnovate, progetti audaci.

Nel clima di esaltante passione lo stesso Mario Carli, lo scrittore veneto Giovanni Comisso e lo stravagante aviatore Guido Keller fondarono un singolare movimento, «Yoga», e l’omonimo periodico, che in prima ipotesi si sarebbe dovuto denominare «Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione».

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Donne fiumane nei giorni dell’Impresa

Nel suo primo numero «Yoga» – che attrasse molte adesioni tra i legionari e gli uomini di lettere affluiti nella città in fermento – chiariva l’estraneità dell’iniziativa alle filosofie orientali e tanto più alla meditazione, ma auspicava piuttosto lo sviluppo di energie e prospettive intese a promuovere a Fiume, e da qui ad un più ampio conteso nazionale, programmi duraturi e originali volti a superare le inerzie storiche e morali della società del tempo.

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Guido Keller con d’Annunzio

La natura indipendente e rivoluzionaria dei contenuti di «Yoga» era confermata dai molti punti del programma divulgato: l’auspicio di istituire nelle città italiane accademie popolari e «case del popolo»; la condanna di ogni inibizione espressiva e moralistica nell’arte, quindi l’assoluta libertà creativa ed espressiva; l’istituzione di cenacoli intellettuali, il tutto nell’auspicio di riuscire nell’auspicata opera «di Bellezza e di Vita», come si lesse nel numero del 13 novembre 1920. «Per noi ogni rivoluzione ha suo scopo la realizzazione di un progresso sulle condizioni morali, intellettuali ed economiche della società. […] Noi siamo contro la forza d’inerzia del passato» veniva ribadito nel numero del 27 novembre.

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La locandina del concerto diretto da Toscanini nel Teatro Comunale il 20 novembre 1920

Dai riferimenti ideologici eterogenei e talvolta ingenuamente contrastanti, i fondatori di «Yoga» introdussero tuttavia nel “dibattito politico” generale intuizioni e proposizioni precoci per quei tempi come la parità di genere, e l’appello alle donne a partecipare attivamente alla vita sociale e politica pubblicato sul primo «Quaderno» della rivista oggi conservato nell’Archivio Storico di Fiume in Roma. Un vento di modernità che non rimase senza seguito, trovando nella Carta del Carnaro elaborata nel 1920 dal socialista e mazziniano Alcide De Ambris l’applicazione della Costituzione repubblicana di Fiume, che all’articolo 2 assicurava «i diritti comuni» a «tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione» e all’articolo 4 «l’esercizio delle fondamentali libertà di pensiero, di parola, di stampa, di riunione e di associazione».

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