Fiume–Rijeka città europea della Cultura 2020, ma la presenza italiana dov’è ? Dimenticata

«La Voce del Popolo», storico quotidiano italiano di Fiume, ha dato notizia lo scorso 21 novembre del rigetto, da parte dell’EPK, — l’ufficio croato preposto alla selezione dei progetti culturali da inserire tra gli eventi previsti nel corso delle manifestazioni   che avranno luogo sino al gennaio 2021 —, i tre programmi presentati dalla Comunità italofona in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume  e la  Società di Studi fiumani di Roma. La notizia ha suscitato sorpresa ed anzi grande sconcerto per la radicale e disinvolta smentita del carattere europeo di Fiume Cec 2020 che le stesse Autorità croate avevano con enfasi dichiarato sino all’altro ieri.

«Il 24 marzo 2016 a Fiume — si leggeva sul portale della Municipalità di Rijeka — è stato conferito l’ambito titolo di Capitale europea della cultura 2020, per il programma “Il porto della diversità” il cui obiettivo è quello di creare una città della cultura e della creatività per l’Europa e per il futuro […]. Gli obiettivi della candidatura della Città di Fiume a Capitale europea della cultura 2020 sono stati quelli di creare numerosi programmi culturali contraddistinti da un’alta qualità artistica, creare programmi culturali caratterizzati da una forte dimensione europea […]. Con questo progetto si vuole arricchire la diversità culturale europea, celebrare i rapporti culturali che uniscono gli europei, creare un luogo d’incontro per gli europei provenienti da diversi background, promuovere il loro multiculturalismo, il multilinguismo come pure la comprensione reciproca e incoraggiare il senso di cittadinanza europea».

Ma l’identità europea e multiculturale di Fiume, almeno per la comunità autoctona italiana, è dunque di colpo ridotta ad una riduttiva, quasi, offensiva comparsata nell’ambito del «Festival Porto Etno», una miscela di danze popolari, musiche nomadi, gastronomia, intrattenimenti circensi, e amenità antropologiche che evidentemente non hanno alcuna relazione con la plurisecolare presenza italiana nel Quarnero. «L’identità italiana dov è  ̶  si interroga infatti Melita Sciucca, presidente della Comunità italofona  — se nessuno dei tre progetti è stato approvato ?»

Forse il il «Masterclass Dino Ciani», dedicato al giovane e prestigioso pianista fiumano esibitosi in concerti con direttori quali Gianadrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Riccardo Muti, Claudio Abbado, o il Convegno sull’italiano parlato a Fiume e «L’italiano come lingua di comunicazione in Italia e all’estero. Il caso di Fiume», abbiamo preparato assieme al Dipartimento di Italianistica e alla Società di Studi fiumani e questo verrà probabilmente realizzato.

«L’identità italiana dov’è — si interroga Melita Sciucca, presidente della Comunità italofona — se nessuno dei tre progetti è stato approvato ? » se sarà inclusa, pare, solo nel «Festival Porto Etno», evento generalista di intrattenimento popolare che prevede musica nomade (!) gastronomia, danze popolari, circhi, intrattenimenti per bambini, al più interventi di minoranze che  ̶  si legge nel programma ufficiale  ̶   hanno trovato una nuova casa a Rijeka: dunque evidentemente non tratta della plurisecolare presenza italiana nel Quarnero.

Quale primo progetto era stato proposto il «Masterclass Dino Ciani», dedicato al giovane e prestigioso pianista fiumano esibitosi in concerti diretti da fuoriclasse quali Gianadrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Riccardo Muti, Claudio Abbado, ma prematuramente scomparso a Roma. A lui dal 2007 Cortina dedica il Festival al quale accorrono i più eccellenti interpreti della musica classica internazionale, tra i quali Martha Argerich, Gidon Kremer, e l’istriano violinista Uto Ughi. Forse questi nomi non sono ritenuti adeguati agli scopi di Fiume 2020?

La seconda iniziativa predisposta, informa Sciucca, il Convegno sull’italiano parlato a Fiume, verosimilmente non potrà realizzarsi senza un supporto dell’impresa «Rijeka 2020», mentre il convegno sul tema «L’italiano come lingua di comunicazione in Italia e all’estero. Il caso di Fiume», predisposto con il Dipartimento di Italianistica e la Società di Studi Fiumani, verrà probabilmente realizzato… in proprio. Se questa è la sbandierata dimensione europea conferita a Fiume 2020 allora — come rileva amaramente la presidente Sciucca — «non trovo l’identità della città e non trovo tanta diversità». L’Europa sembra dunque ancora lontana, benché Fiume le sia da sempre vicina.

Carta Adriatica

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *