Itinerario Adriatico. Piccolo romanzo di una vela

di Arturo Marpicati

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Parenzo,  23 luglio 1920

In mezzo a clivi di folti boschi, gentilmente disposta di fronte al mare, ecco Parenzo, col suo promontorio a due porti, e, all’ingresso della rada, come un enorme mastino  di guardia, l’isolotto di S. Niccolò, sul quale, oscura domina una rotonda torre medievale. Si discende a terra mentre Mister di Bronzo[1], ci prepara il più complesso dei brodetti con uno dei freschi dentali. […]

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La cittadina è piena di grazie: stradette anguste come calli, case e palazzi con puri balconcini veneziani, con antichi stemmi rilevati sulle facciate. Contempliamo sulla facciata di una casa il famoso leone murato che tiene alta la zampa destra sopra il libro aperto.

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(foto istra-culture.com)

Visitiamo la celebre Basilica Eufrasiana, gareggiante con le basiliche ravennati. […] Il pavimento delle navate è a mosaico, in parte ben conservato. Il pavimento, la cupola, le pareti dell’abside, festeggiano di somma gioia l’occhio di di guarda, con un suntuoso intreccio di marmi bianchi e verdi, di porfidi antichi, di madreperla  e di coralli e di serpentino: intorno e in alto scintillano, per il sole che li investe, meravigliosi mosaici di vetro con splendenti cieli d’oro. […]Usciamo con il giocondo orgoglio d’aver accostato un gioiello d’arte tra i più insigni di quanto ne vantino tutte le città dell’Adriatico.

Fortunale di Bora

Mister di Bronzo consiglia l’equipaggio di rimanere  tutta la giornata a Parenzo, perché gli pare infida la bavetta che va spirando, e sente nell’aria odor di neverino. […] Dopo una mezz’oretta di vento favorevole, ecco d’improvviso saltar su dal seno misterioso delle acque una prima ventata sardonica di bora. La manovra comincia a farsi difficile. Infatti il volto del mare, così splendido e raggiante un’ora prima, s’è ora tutto sconvolto ed oscurato. Come denti bianchi in una malvagia faccia brigantesca, appaiono e scompaiono, intorno intorno, scogli e punte perigliose. L’equipaggio è muto e attento. Si odono i comandi secchi  di Mister di Bronzo — Lasca scotta — Orzemo un poco ! — Tira ̶ molla! Il vento inclina spaventevolmente il cutter, ora sopra un fianco, ora sopra l’altro. […] Gli oggetti minuti, come i piatti, le spazzole, i coltelli, i  bicchieri e le provviste di frutta, di pomodoro, di pane, camminano, passeggiano, rotolano, tintinnano, saltellano, quasi fossero animati da invisibili volontà spiritiche.

La bora imperversa adesso, distesamente spiegando tutte le sue indomabili forze. Il navicello ballonzola, precipita in una votagine nera, fila via d’un tratto con una velocità fantastica. Rimango in coperta. Il mare immenso rumoreggia estesamente. La sua voce irritata è senza echi: va per l’infinito. […] Penetra negli orecchi, acutamente, il fischio assiduo della bora rapinosa; s’alza lo strido solitario di qualche invisibile alcione randagio; e una lamentosa  musica di sartie scricchianti si mesce all’agitazione penosa delle vele ridotte, che fremono col rumore di ruvide tonache sbattute. […]

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Occorre avere lunga dimestichezza coi venti, sentirli, vederli di lontano, fiutarli per tempo. Mister di Bronzo fa osservare che se ci si spezza l’albero, se cedono le sartie, che già hanno alquanto mollato, la miglior sorte  che può toccarci è quella di sbattere contro uno scoglio — E attenti creature, che questi i xe paraggi anca de pescecani. Enena e Scoiattolo[2] sono del parere di Mister di Bronzo, e si punta su Pola, biancheggiante, in vista, tra le nuvole nere e basse e il mare infuriato.

2 / segue

 

[1] Appellativo attribuito da Marpicati al nocchiero

[2] Altri appellativi dei marinai ingaggiati

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