Arrivederci a settembre con i Viaggiatori del passato in Istria e in Dalmazia

Torniamo a sfogliare la Rivista «Pagine Istriane», lo storico periodico capodistriano rinato a Trieste nel 1950, dopo l’esodo, e definitivamente cessato nel 1985, dal quale abbiamo già tratto interessanti interventi di storia ed arte.  Nel numero 10 dell’Ottobre 1980 del periodico, organo dell’Associazione Istriana di Studi e Storia Patria in Trieste, era pubblicato un interessante e lungo articolo a cura di Laura Gorlato, Viaggiatori del passato in Istria e in Dalmazia, dal quale citeremo una prima significativa parte, cui seguirà prossimamente una seconda.

Pagine_1

Sulle orme dei viaggiatori e dei missionari si posero ben presto i mercanti e, grazie all’energia e all’iniziativa delle repubbliche [marinare] intensissimi rapporti commerciali legarono l’Italia a tutti gli scali del Mediterraneo. Stabilito il primato marittimo e la potenza navale, le repubbliche italiane allacciarono relazioni commerciali con il vicino Oriente e mercanti, avventurieri, uomini d’arme italiani si trasferirono in Grecia, Siria, Palestina, Egitto, Barberia e Marocco, dove istituirono «fondachi»[1], che vennero rispettati anche dagli Arabi, dai Turchi e dai Bizantini.

Lo sviluppo della nautica e il perfezionamento della bussola e dell’astrolabio, nonché l’introduzione di carte nautiche e di portolani, contribuirono alla espansione della mercatura per cui i Veneziani strinsero relazioni con i paesi del Mediterraneo. Le galee veneziane, dirette verso i mari del vicino Oriente, facevano scalo e soste più o meno lunghe sia nei sicuri porti della Penisola istriana sia in quelli non meno importanti della costa dalmata. Purtroppo non tutti i viaggiatori documentarono le loro tappe; soltanto alcuni, che sostarono più a lungo in queste terre, lasciarono utili ed importanti notizie relative alle condizioni civili ed economiche dei luoghi visitati.

PAGINE_2

Parte di un portolano del Golfo di Venetia, XVI secolo

Ma non solo i mercanti e i religiosi, anche alcuni ambasciatori della Repubblica di Venezia documentarono i loro viaggi con delle relazioni sulle terre visitate come ricorda Pietro Gradenigo di Jacopo nella sua raccolta di Memorie storicocronologiche. Dei viaggiatori italiani, poco noti, che sostarono in Istria e in Dalmazia ricorderemo Ciriaco Pizzicolli, di Ancona, detto Anconitano (1391-1450), che, preso da un grande amore per l’antichità e per gli studi classici, intraprese dei lunghi viaggi. Nel 1419, dopo aver sostato a Pola, dove trascrisse e commentò delle epigrafi romane, si recò in Dalmazia, in Grecia e in Egitto.

Pagine_3

Pola, l’Arco dei Sergi in una tempera  su carta di Charles Louis Clérisseau (National Gallery of Canada)

 Fra i missionari che lasciarono ricordi delle loro peregrinazioni lungo le coste adriatiche e mediterranee, ricorderemo Michele di Rubatto, padovano, e Morando di Porcia e Brugnara, che nel 1396 si mossero da Padova per raggiungere Gerusalemme. Si imbarcarono a Venezia e dopo aver sostato a Pola, a Lissa, Ragusa, Cattaro, Durazzo, Valona, Corfù, Stampalia, Rodi, Beirut, raggiunsero il Santo Sepolcro. Di questo lungo viaggio rimaneva ancora una descrizione conservata fino al 1929 a Venezia presso il Libraioantiquario [sic] Cassini (S. Marco – Calle Larga XXII).

PAGINE_4

Mappa di Cattaro, Perasto e e Ragusa – autore Josef von Reilly, 1789

Anche il frate francescano Gerolamo de Castilione da Milano nel 1486 si recò in recò in Palestina e al suo ritorno iniziò a descrivere il suo viaggio, che finì di dettare nel 1491. Durante il tragitto verso la Terra Santa potè visitare l’Istria, la Dalmazia, la Schiavonia, l’Albania, la Morea, la Grecia e le isole di Candia, di Rodi e di Cipro. Purtroppo di tutti di questi paesi egli ci lasciò scarse notizie: si soffermò soltanto sulle pie credenze e sulle devozioni che allora venivano praticate dai pellegrini.

Dopo Fra Gerolamo de Castilione assume particolare interesse Marin Sanuto, [sic] il giovane (1466-1530), autore dei famosi Diari, il quale nel 1483 accompagnò il cugino Marco, uno dei tre sindaci di Terraferma, a visitare la costa adriatica. In tale occasione ebbe a sostare in diverse località istriane che ricorda nel suo Itinerario per la Terraferma Veneta. Di Pirano il Sanuto dice: «è de bele alcune muralije sopra el monte signorizza la terra, et al mezzo è un castello chiamata San Zorzi et è forte ma non è tregnudo con niuna diligentia… a’ tre porte da terra ferma: Marzana, S. Nicolò et Ponti; a’ tre altre principal a la marina, et ne son molte de private persone, le qual son ubligade nel tempo di guerra stroparle. A’ e muolo a la piaza… piccolo; lì sta barchesollamente; et a’ nell’intrar do torre, una contro l’altra… Le case xe de piere vive, et tuta è piena, fa fuogi 700, anime 7000… qui è ben e perfetto vivere. A’do marine, una di terra, l’altra di sabia, et è porto dove va galie et nave».

PAGINE_5

Una pagina dei Diari di Marin Sanudo, Cod. It. VII, 228 

Descrivendo la città di Pola dice: «Puola. Città antichissima, colonia de romani, de l’Histria e tuta Italia ultima città». Anche il Sanudo, come tanti altri scrittori del tempo, riconosceva Pola ultimo lembo di terra italiana al confine orientale.

Nel 1553 Giambattista Giustiniano, patrizio veneto, venne nominato dalla Serenissima sindaco [sic] in Istria, Dalmazia e Albania e nel suo Itinerario descrive le città dell’Istria e della Dalmazia spiegandone l’origine, indicando il numero degli abitanti e i loro particolari costumi nonché i prodotti di tutte le località visitate.

(Itinerario di Giambattista Giustiniano addì 8 maggio 1553, Museo Civico, Venezia (raccolta Cicogna, n. 1337).

PAGINE_6

Carta veneta delle Bocche di Cattaro

Anche (1520-1567) fu sindaco in Dalmazia e durante un suo viaggio da Venezia a Costantinopoli, fatto nel 1559 via mare, lungo le coste dell’Istria, della Dalmazia, Albania fino a Dulcigno, e poi via terra, scrisse una interessante Relazione della Dalmazia nella quale fa una particolareggiata descrizione di tutte le città ed isole, riassumendone non solo la storia ma dando una chiara idea del Governo e delle terre dipendenti.

(Relasion di ser Michiel Bon e di ser Gasparo Erizzo, Museo Correr, Venezia)

PAGINE_7

Nella sua Relazione presentata all’Eccellentissimo Collegio il 3 novembre 1588, il N. H. Ser Zuan de Antonio Bon descrive la popolazione di Capodistria. In quell’anno la città istriana contava 3935 abitanti, dei quali 966 erano calcolati uomini abili. Di questi 126 erano iscritti nella Scuola dei Bombardieri al comando di un Capo e un Sotto capo «forestieri» e venivano salariati da Venezia,

Nota il Bon che di 60 o 70 di questi uomini ci si potrebbe servire in qualsiasi occasione sia per terra sia che per mare e che potrebbero prestare ogni buon servizio. Questi uomini si esercitavano ogni mese al «tirar de Falconetti» e con altre armi, con le munizioni che erano conservate in un magazzino e in una sala posta vicino al Palazzo del Rettore, ma senza essere custodite né di giorno né di notte. Il Bon mette allora in guardia il Collegio riguardo ai danni che si avrebbero se, durante la notte, qualche mal intenzionato volesse scalar le mura di Capodistria e dal fuoco a queste munizioni e poi senza trovar ostacoli andarsene via, mandando così tutto in rovina. Per cui il Bon invita il Collegio a provvedere alla difesa di Capodistria

1 / segue

La Rassegna e il Calendario di Carta Adriatica riprenderanno naturalmente dal prossimo settembre.

 

[1] Si veda http://www.cartaadriatica.it/2018/10/20/fondaci-nelladriatico-quando-parole-e-costumi-viaggiano-per-mare/

 

http://www.cartaadriatica.it/2018/11/09/fondaci-nelladriatico-2-quando-parole-e-costumi-viaggiano-per-mare/

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *