I russi non hanno le Foibe per nascondere i massacri di civili

Ospitiamo le dichiarazioni di Marino Micich della Società di Studi Fiumani e direttore dell’Archivio-Museo storico di Fiume a Roma.

Assistiamo attoniti alle immagini delle fosse comuni di civili in Ucraina. I russi comunisti di oggi, rispetto agli jugoslavi di ieri, non hanno Foibe per occultare i misfatti e quindi da subito l’opinione pubblica internazionale può prendere coscienza di tanto orrore.

Quanti di noi studiano e denunciano i crimini delle Foibe, ancora oggi vengono considerati, in spregio del Giorno del Ricordo (ANPI ad esempio) visionari, fascisti e mentitori. Eppure queste stragi che operano oggi i comunisti russi, in stile KGB, sono del tutto simili alla tragedia delle Foibe. Stessa cieca logica, stessa cieca violenza, stesso orrore.

Migliaia sono i testimoni coraggiosi che fanno o hanno fatto onore al nostro Paese e a tutti coloro che si battono per una verità storica come le Foibe, riconosciute dalla Legge 92/2004 del Giorno del Ricordo.”

Pizzul e Capello alla commemorazione di Missoni

Lo stilista dalmata commemorato a Milano presso la show-room Missoni in via Solferino.

La presenza di Fabio Capello e Bruno Pizzul si collega al passato sportivo di Ottavio Missoni, il suo vero primo amore.

Nato a Ragusa di Dalmazia nel 1921, il giovane Ottavio divide il suo tempo tra lo studio e l’atletica leggera, gareggiando con la società Ginnastica Zara. Inizia l’attività agonistica dedicandosi alla specialità dei 400 metri piani, per poi passare negli anni successivi ai 400 metri ostacoli.

Nel 1937 veste per la prima volta la maglia azzurra. Nel 1938 partecipa ai Campionati europei sui 400 m nel 1939 diviene campione mondiale studentesco a Vienna. Dopo il secondo conflitto mondiale partecipa ai Giochi olimpici di Londra 1948, classificandosi al sesto posto nella finale dei 400 m ostacoli e correndo come secondo frazionista nelle batterie della staffetta 4×400 metri. In quell’occasione conosce la connazionale Rosita, che diventerà sua moglie.

Nel 1950 partecipa agli Europei di Bruxelles concludendo al 4º posto la gara dei 400 m ostacoli. In carriera ha conquistato sette titoli nazionali, di cui uno nei 400 m piani (1939), tre nei 400 m ostacoli (1941, 1947, 1948) e tre nella staffetta 4×400 metri (1950, 1951, 1952).

Verso i 50 anni ha ripreso l’attività agonistica partecipando a diverse gare federali e internazionali di atletica master, conquistando diversi titoli italiani e anche europei. (fonte Wikipedia)

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http://resegoneonline.it/articoli/ottavio-missoni-nella-memoria-di-milano-e-degli-esuli-20220331/

Celebrato lo Statuto Istriano della convivenza

A Parenzo ricordata l’approvazione dello Statuto Istriano, frutto di una travagliata vicenda tra gli anni ’90 e il 2001.

Anche la Comunità italiana fa la sua parte, per quanto molto lavoro ci sia ancora da fare per un’applicazione completa delle norme sull’autonomia.

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La contrada di Fiume chiamata Crimea…

Nel corso del tempo tornano a noi luoghi e figure che ritroviamo nelle silenziose pagine dei migliori scrittori -vere sentinelle delle grandi memorie e della autentica cultura-. Così  le opere di tanti letterati dell’Esodo conservano nel tempo l’ombra profonda della vita e le luci degli spazi amati che infine hanno attraversato per sempre.

Una sensibilità letteraria, memoriale e umana si deve -tra i molti altri autori dell’esilio- a Enrico Morovich, custode degli ambienti natali vissuti negli anni più cari, intorno ai noti paesaggi mai dimenticati. Scrittura rievocativa -la sua- di atmosfere e orizzonti, di incontri umani e gentili. Ne ritroviamo un esempio nel racconto Quattro ragazzi di fiume in Miracoli Quotidiani  – editore. Sellerio-Palermo.

Ambientato durante la Prima guerra mondiale, nell’estate del 1918, questo racconto richiama lontane presenze umane a noi ormai ignote, ma  ci è giunto sorprendente quanto l’autore riferiva allora di quella contrada di Fiume conosciuta a quel tempo come Crimea, laddove -dopo la fine delle ostilità belliche- vennero edificate “abitazioni civili”.

A cura di Patrizia C. Hansen